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Intervista a Esperia

Potete presentare ai nostri lettori il vostro nuovo video “Nel fashion string quartet”?

Il video(che potete vedere sotto) ha avuto un lunghissimo parto. E proprio mentre stavamo organizzando il set per le riprese, arrivò il signor covid e ci rovinò i piani. Come molti gruppi, optammo per un video “fatto da casa”…

Ci parlate della sua genesi? Perché scegliere un quartetto d’archi?

Certo. Pochi giorni prima di un “contest” a Cervia, ci trovammo senza il nostro batterista, quindi decidemmo di andare lo stesso in acustico. Però per fare qualcosa di diverso, il nostro bassista si presentò con il violoncello. Arrangiare un pezzo rock con violoncello e chitarra, non è semplice, perché la ritmica della batteria in alcuni brani è difficile da rimpiazzare. Soprattutto “Nel fashion” era un casino. Ma la suonammo così ed il pubblico del locale, sembrò apprezzare. Allora ci venne l’idea… Ma se provassimo a farla con un quartetto d’archi ? L’idea comunque, ci rimase poco in testa, perché non avevamo soldi (tanto per cambiare…per realizzare il progetto)

Ho letto che avete pubblicato il vostro nuovo video “grazie al sostegno dei loro amici e fans ed alle loro donazioni, essi hanno potuto fare uscire questa piccola “perla””. Cosa si prova a pubblicare una canzone grazie ai propri amici e ai propri fans?

E’ stata una faticaccia, perché la gente non è incline a “donare”. Ci sono state troppe truffe e la gente si è stancata (me compreso). Però i nostri amici ci conoscono, sanno che persone siamo. Ci abbiamo messo due anni a farlo uscire, ma abbiamo mantenuto le promesse. Li ringrazio ad uno ad uno. Abbiamo avuto delle donazioni dalla Francia, dalla Svizzera, dalla Spagna, dalla Germania e questo ci ha dato grandi emozioni.

Come state vivendo l’emergenza Coronavirus? Secondo voi il prolungato periodo di quarantena ha portato persone a malattie mentali o cose simili? Che ne pensate a riguardo?

Credo proprio di si. Per quanto mi riguarda, non capivo un cavolo prima, ma ora sono anche peggio. Comunque non al punto di pensare che con la mascherina si prendano tumori. Grazie al cielo mi è rimasto un po’ di buonsenso.

Cosa vi manca di più dei concerti live?

Tutto, gli amici, le birre, scherzare, sentirsi vivi. Una cosa però non mi manca; scaricare e ricaricare l’impianto a fine serata. No, quello non mi manca…

In un mondo in crisi climatica, economica e ora anche sanitaria quale è il ruolo della musica?

Bella domanda. Io non sono così profondo da rispondere senza dirti qualche cazzata.. mi limiterò a dirti che la musica rende la nostra vita meno pesante. Già abbiamo problemi col denaro, col lavoro, i virus, le cavallette…mettiamoci anche la trap e il reaggeton ed il cerchio si chiude…

Quale verso delle vostre canzoni vi rappresenta di più?

“Io non cambio direzione, dammi tutto il tuo veleno, ne diverrò immune”. Mi posso abituare a tante cose, ma il rock, mi ha insegnato la strada e non voglio cambiarla. Come disse Mufasa a Simba “Ricorda chi sei tu”.

Che consiglio dareste ad una giovane band che vuole approcciarsi nel mondo della musica?

Avete mai considerato la possibilità di non fare mai “marchette”, di non partecipare a nessun talent (anche se ve lo hanno chiesto..) e di ritrovarvi dopo vent’anni semi-sconosciuti, ma con una grande passione ? Se si, bene, altrimenti interessatevi alla floricoltura.

La musica è un forte mezzo di comunicazione. Voi che messaggio volete trasmettere?

In molte miei testi, il messaggio è di non mollare, non arrendersi alle difficoltà della vita. Non bisogna mai mollare. Poi in alcuni testi ho scritto della strage del Bataclan, ho raccontato di Robert Johnson (il bluesman), di Sid Vicious e di altri personaggi che hanno avuto delle storie un po’ “difficili”, forse perché li sento vicini…

Se poteste definire la vostra musica in una parola, quale sarebbe?

Cazzuta.

Qual è il vostro mito musicale? Da chi traete ispirazione?

Tutti e quattro abbiamo un debole per i Nirvana. Poi i nostri ascolti sono molto diversi.

Quali arti preferite oltre la musica?

Le arti marziali. Penso che a tutti e quattro piaccia leggere, il cinema, la poesia ma anche l’arte visiva. Un musicista non può rimanere impassibile difronte alla bellezza. Vive di emozioni e il suo animo in genere è più sensibile alla bellezza e all’arte tutta.

Progetti futuri?

Ricominciare a suonare nella vita reale. Per me, farlo via web è una sofferenza enorme…

3 thoughts on “Intervista a Esperia

  1. Ho tralasciato “bravi” nel commento!!!
    Ma invito ad ascoltare il brano anche nella classica ed originale versione rock. Solo allora se ne comprenderanno le più diverse qualità del progetto Esperia!!!

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