Sonum X – Metamorpher

Otto tracce per i Sonum X. Metamorpher questo il titolo del disco del power trio mantovano. Il loro terzo disco, una prova difficile per ogni gruppo. Ma analizziamo le tracce. Partiamo dalla prima:

01 Intro version: Ha qualcosa di etereo. Sicuramente adatto a creare una suspense prima dell’inizio del concerto. Qualcosa che prelude alla calma prima della tempesta. Mi ricorda vagamente quegli episodi di “X Files” che vedevo da ragazzino e adesso sto cercando l’alieno che sono convinto si stia aggirando nel mio salotto per farmi un agguato.

02 – Metamorpher: Parte subito “a cannone” quella che è in realtà la prima traccia del loro ultimo lavoro e subito capisco che questo disco non mi deluderà. Metamorpher è una “schioppettata”! Ci sento la violenza dei Melvins e anche qualcosa dei primi Nirvana (quelli di Bleach per intenderci). Matt Saturn alla batteria picchia come un fabbro, e questo si deve fare in un disco “stoner”. Matt Saturn ed Andrea Bombaci alla voce ci ricordano che il rock in Italia è vivo e non ci sono solo i Maneskin, come invece continuano a farci credere. Qua parliamo di tutt’altro, di musica vera, di quella che mi farebbe muovere il culo dal divano ed andare in un club a pogare come si faceva negli anni 90’. Bello “storto” anche il suono della chitarra che in alcuni momenti ricorda quello dei primi Muse, quando erano “brutti e cattivi”, non certo quelli attuali. Il basso di Marco Zerbinati si amalgama molto bene, anche se per i miei gusti l’avrei tenuto un po’ più alto di volume.

03 – [email protected]@.X. : La partenza di questo brano mi ricorda subito Negative Creep dei Nirvana, anche se è un’impressione che dura pochi attimi, in quanto la ritmica della batteria dice ben altro. Il brano [email protected]@.X. è molto più metal che stoner, ed anche le voci di Matt Saturn ed Andrea Bombaci hanno dei colori molto diversi da Metamorpher. Bello il cambio di tempo a metà brano, ci sta alla grande. Peccato che poi termini molto presto, lasciandoti un po’ di amaro in bocca. Ma come ci ripetono i Sonum X, bisogna risvegliarsi dal “torpore” e spegnere la luce (Turn off the lights).

04 – Dust N’ Bones: Un brano che parte molto soft, ci porta per un attimo nella loro parte più “intima”, per poi accendersi come il motore di un potente camion “Scania”, con un bellissimo riff di chitarra. In Dust n’ bones ci sento qualche influenza di glam rock, quello più “sporco” del genere e anche qualcosa dei Cult, una band di cui i Sonum X avranno ascoltato più di un disco. Un finale che riprende l’atmosfera “intimista” della parte iniziale, con delle percussioni che sono la ciliegina sulla torta. Sicuramente una delle mie tracce preferite.

05 – Signals From The Future: I segnali dal futuro ci arrivano dal “suono” del vento e non sembrano darci buone notizie. Delle sonorità avveniristiche, oserei dire “Pinkfloydiane” ci dicono che nel futuro ci sia rimasto ben poco della civiltà che conosciamo. Non si sentono voci e nemmeno suoni di animali, ma solamente rumori inquietanti che ci lasciano capire che il mondo come lo conosciamo non esiste più.

06 – Lost In Space: La traccia inizia con i suoni empatici del brano precedente. Un inizio molto soft, per poi esplodere con tutta la sua potenza. Cambi di ritmica e di tempo. Continui rallentamenti con esplosioni sonore. Qua ragazzi, ci sento molto i Sonic Youth. Persi nello spazio, dopo che nella terra non c’è rimasto nulla? Io l’ho interpretata così questa sequenza di brani…

07 – 5th Avenue Lights: Con questo brano si torna a delle sonorità metal. E finalmente sento un bell’assolo di cui sentivo la mancanza. Anche se per i miei gusti un po’ troppo breve. I Sonum X sanno modulare molto bene parti violente e sonorità intimiste. Questa caratteristica mi piace molto. Perché credo che dal vivo questo mix dia una bella resa. Le luci della quinta Avenue sono filtrate, lievi, ma tutto ad un tratto ti accecano, disorientandoti!

08 – Outro.Solution: L’ultimo brano strumentale ci da un po’ di speranza. Mi sembra come se la vita non sia del tutto terminata, come se dopo i tristi presagi, qualcosa si sia salvato. Anche se all’improvviso il gioco finisce e la televisione si spegne, lasciandoci ascoltare quel rumore graffiante simile alla pioggia e vedere tutti quei pallini grigi sullo schermo, quelli che c’erano tanti anni fa nelle nostre televisioni quando finivano i programmi.

Metamorpher è un buon disco, mi è piaciuto ascoltarlo più volte. Immagino suonare i Sonum X in un club, con alle spalle un maxischermo che proietta delle immagini. Immagini di eternità, di morte, di ricerca dell’esistenza, di incontri con alieni e nuove forme di vita.

Non è un disco per tutti, non siamo più abituati ad ascoltare questo tipi di suono, internet e la tv ci stanno lobotomizzando il cervello, con trap e finto rock di cui andiamo tutti “fieri”. Tutti, ma sicuramente non io, che ancora riesco ad ascoltare per mia fortuna musica underground che ha delle potenzialità enormi come questo power trio!

A cura di Andrea.

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