Intervista a Quietflow

Benvenuti su system failure. Perché questo nome?

Grazie, è un piacere! Il nome è nato in modo molto naturale, perché in realtà non fa altro che identificare il nostro mood compositivo: le idee semplicemente scorrono tranquille dalle nostre menti verso l’esterno, trasformandosi nelle nostre canzoni.

Come vi siete conosciuti? Come è nata in voi la passione per la musica?

Siamo amici da moltissimi anni, appassionati di musica da sempre e musicisti. Abbiamo condiviso tante cose insieme, non solo musicali. Poi nella vita a volte ci si perde per un po’, ognuno fa i propri percorsi di vita. Ma poi ci si ritrova. Per noi è stato un po’ così: ci siamo ritrovati dopo un periodo di tempo con molte cose da dirci…così è nato il progetto Quietflow!

Avete suonato in passato anche in altre band…Cosa ricordate particolarmente di quelle esperienze?

Robi: Io ho sempre militato nelle band come cantante. Ho cantato in molti gruppi underground locali, fin dal lontano 1991. Ho iniziato con il Thrash Metal, nei Distorted Violence, la mia primissima band, poi ho militato in un paio di cover-band e in altre band con pezzi originali (Stopgap, Greentrip le principali). Sono sempre stato abbastanza aperto alla sperimentazione. Nonostante io sia comunque legato al rock e al metal più estremo nei miei ascolti, quando faccio musica cerco di esplorare altre dimensioni. Attualmente, oltre a Quietflow, ho un altro progetto che condivido con altri tre amici: i This Age Hated.

Ciars: Anch’io ho suonato per molti anni in band locali come batterista. Inizialmente in cover-band e poi in band che facevano pezzi propri (Piercing Cries, Quinto Livello, ACD). Il genere preferito è sempre stato il rock. A differenza delle precedenti esperienze, nelle quali partecipavo alla creazione dei pezzi scrivendo soprattutto le parti di batteria, in Quietflow sento finalmente realizzarsi la mia vena creativa: oltre alle parti di batteria, mi sperimento anche nelle linee melodiche dei sinth e della voce.

Avete pubblicato il vostro album “A new wave”. Ci parlate della genesi di questo progetto artistico?

Robi : Guarda, durante il lockdown mi sono ritrovato ad avere una considerevole quantità di materiale composto nel mio studio casalingo. Alcune cose le avevo composte per l’altra mia band, ma non tutto era utilizzabile con loro. Così un giorno Carlo mi dice “Passami alcune tracce, le lavoro e te le rimando”…beh, il risultato embrionale non è paragonabile alle nostre ultime cose, ma lì è cominciata la nostra collaborazione musicale. Immediatamente dopo il lavoro sui primi pezzi ci siamo subito messi a comporre cose nuove …e l’alchimia è nata!!

Di cosa parlano le canzoni?

Nelle nostre canzoni parliamo principalmente di tutto ciò che è umano. Stati d’animo, emozioni, sensazioni che viviamo tutti i giorni e nelle quali probabilmente molte persone potrebbero ritrovarsi. Sono testi intimisti, che parlano da dentro a fuori. A volte sono elucubrazioni, sogni, fantasie, paure, vergogne… tutti sentimenti che secondo noi vale la pena di esplorare!

Come nasce un vostro pezzo? Parlate del processo creativo alla base…

Robi: Come già accennato nella presentazione dell’album, nasce tutto dal basso …inteso come strumento 🙂 . Registro delle linee ritmiche che mi frullano per la testa, poi ci metto delle sovra-incisioni, sempre di basso. Ricerco i suoni per dare al pezzo il mood che avevo in testa, strutturo in modo elementare la canzone e poi passo tutto a Ciars, che fa il resto!

Ciars: Le tracce mi arrivano grezze, spontanee. Inizio un lavoro di strutturazione del pezzo aggiungendo la parte e già cercando i suoni che ne rispettino il mood. Scrivo i synth e gli arrangiamenti …e ci lavoro finché tutto mi sembra al posto giusto!

Quale è il pezzo dell’album che preferite e perché?

Robi: Il mio pezzo preferito è “Faceless Man”, perché sento che mi tocca qualcosa nel profondo. E’ una canzone che mi emoziona molto …è come se fosse composta da qualcun altro che mi conosce bene bene!

Ciars: Il mio è “Rocket”. Nel pezzo, nel testo e nel video che lo accompagna sento che siamo riusciti a condensare uno dei nostri viaggi interiori.

Come è collaborare con DELTA Records & Promotion?

Beh, che dire!! Abbiamo grandissima stima di Fabio! Crediamo che sia stato molto coraggioso ad intraprendere questa avventura, fondando oggi un’etichetta indipendente e cercando con grande fatica di fare emergere la musica underground. Questo vuol dire avere tanta passione e voglia di fare …e noi adoriamo le persone che mettono passione in ciò che fanno! Delta Records & Promotion ci ha conosciuti, ha creduto e crede in noi e ci è costantemente vicina in tutto. Più di un’etichetta …una famiglia! E a questo proposito ci piace sempre ricordare come Delta Records & Promotion ci abbia anche permesso di lavorare ai video dei nostri 2 singoli (“Quiet emotion” e “Rocket”) con ZenBang Productions scoprendo, anche qui, il grande talento e la disponibilità dell’amico e video maker Cristian Bonmassar.

Basso, elettronica e voce. Per il futuro pensate di prendere un altro membro e altri strumenti?

Ad essere sinceri, il progetto è nato così e ad oggi crediamo che debba svilupparsi e continuare così, in due. Poi mai dire mai, non vogliamo porci limiti anche in questo senso! L’importante per noi è che tutto avvenga in modo naturale e senza forzature.

Cosa significa oggi essere una band indipendente?

Per noi significa avere tanta passione per la musica ed aver voglia/piacere a passare tanto del proprio tempo libero chiusi in saletta a comporre e provare le proprie canzoni. Significa essere felici e soddisfatti della propria musica, indipendentemente dalla sua popolarità. Significa ritrovare parte di te nelle canzoni che hai scritto, perché spesso lo scrivere musica è un’auto-terapia e uno sfogo!

Oltre la musica quali arti preferite?

Robi: Letteratura e cinema principalmente.

Ciars: Camminare nei boschi! …che non è una vera e propria arte, ma che probabilmente non si discosta molto, come emozioni, dallo scrivere un pezzo dei Quietflow 🙂

Se la vostra musica fosse un libro, un film o una città?

Robi: – IT di King, The Man Who Wasn’t There dei fratelli Coen, Le paludi del Mississipi.

Ciars: – Non buttiamoci giù di Hornby, The Lobster di Yorgos Lanthimos, Berlino.

Per finire, salutate i nostri lettori e parlate dei vostri progetti futuri….

Ciao e grazie a tutti quelli che leggeranno questa intervista e che vorranno ascoltare la nostra musica. Per il futuro vorremmo continuare a comporre così come facciamo ora, esplorando e sperimentando. Cerchiamo continuamente nuovi stimoli seguendo fermamente la nostra regola “tutto deve scorrere naturalmente…in un quieto fluire”.

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