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Intervista a Occhi

Benvenuto su system failure. Come è nata in te la passione per la musica?

Grazie per il benvenuto! La passione l’ho avuta sin da bambino ed è rimasta mentre giocavo ad Othello e leggevo manga. Il boom c’è stato quando frequentavo degli amici che giocavano sempre a Magic e D&D. Io non riuscendo a stare fermo per troppo tempo mi mettevo a suonare gli strumenti che trovavo in giro.

Occhi è un personaggio paradossale e comico, un progetto introspettivo che nasce a Milano. Parole tratte dal comunicato stampa giunto in redazione. Puoi commentarle? Perché paradossale?

Paradossale perché vorrebbe far notare le “esagerazioni” della comunicazione da social media usando un linguaggio a sua volta esagerato, posso farti alcuni esempi come: scrivere solo in stampatello (anche se andava più qualche anno fa), le emoji, il riprendere qualsiasi cosa, i tiktok. Comico perché vuole far notare l’ironia di cosa si fa per promuoversi.

Tra i tanti generi musicali perché la musica urban? Già che ci sono sottolineo che in Italia non molti la fanno….

Ho sempre avuto passione per il ritmo ed il futurismo della musica black: il cercare di prendere dal passato e dal presente e di farci continuamente cose nuove.

Possiedi una capacità di scrittura del testo e della canzone invidiabili. Cosa puoi dirmi a riguardo? Come le hai affinate?

Grazie! Vedo le canzoni come dei piccoli film che devono essere fedeli a sé stessi e i testi come delle sceneggiature, a cui sto molto attento perché non succeda qualcosa che porti il significato fuori dai binari.

Occhiononsonountrapper. Così ti chiami su instagram. Forse hai qualcosa da dire riguardo la musica trap?

E’ un’ironia sul fatto che non sono effettivamente un trapper perché faccio canzoni e sul fatto che sono usciti tanti personaggi cloni dei cloni che la gente si è abituata a vedere. Niente di male dall’imparare dagli altri, però se senti una copia ad un certo punto vai a risentirti l’originale.

“Piove”. Abbiamo recensito questo singolo. Ci puoi parlare della sua genesi? Di cosa parla?

Piove parla di un momento di ricostruzione personale: ma lo fa allontanandosi da situazioni idealizzate, parla in caotiche piovose serate milanesi con la sincerità del quarto gin tonic. Racconta di come ripartendo da zero si passa da gente che si usa a vicenda (dall’othello ho giocato anche a dama cinese), si passa dalla vita notturna (triste e allegra nello stesso tempo) e nonostante tutto qualche persona che ti possa aiutare o incoraggiare esiste. La cornice rock viene dal fatto che da dritti e da storti ci passiamo le musiche più diverse.

Di cosa parlano in generale i tuoi testi, per esempio quelli contenuti in “Trittico 1”?

Ero un giocatore molto appassionato di Othello su internet (una sorta di dama giapponese, brevettata da Goro Hasegawa nel 1971) ma ad un certo punto senza saperne il motivo venni ghostato dal gruppo di persone con cui giocavo. Ho vissuto dei momenti bui di depressione e ne parlo in “Trittico1”. Da “Piove” in poi invece voglio parlare situazioni personali di rinascita, non voglio mostrarlo come un percorso facile perché comunque si passerà per forza dai propri demoni. Dicevano non avrei più avuto il coraggio di mostrare la mia faccia!

Cosa accomuna le tue canzoni? Come nascono?

Le mie canzoni nascono da idee fulminee, dai sogni, dagli incubi, da situazioni umane che mi stimolano. Anche di altri eh. Ci sono certamente argomenti che stimolano più di altri.

Quali sono gli aspetti della tua musica che curi di più?

L’esperienza complessiva ed i significati, cerco sempre di dare il massimo. Mi piace la qualità, penso che l’elemento più importante però sia sempre l’ispirazione: mi vengono in mente molti artisti che sono migliorati col tempo ma che vengono ricordati quando han fatto qualcosa di fresco.

Al giorno d’oggi la musica si ascolti sempre meno con l’udito e sempre più attraverso la comunicazione che le gravita attorno”. Insomma il marketing e lo storytelling che hanno invaso anche il mondo della musica. Cosa puoi dire di questa mia frase….

Si, è per questo che ho scelto il nome Occhi. Per certi contesti penso sia naturale, ad esempio si ascolterà diversamente un live che un brano registrato: il volume più alto ma paradossalmente l’audio si sente di meno e ciò che succede sul palco acquista una certa priorità. Rispetto alla comunicazione penso che il marketing sia troppo apprezzato anche da gente che dovrebbe aver le competenze di sentire se un prodotto sia comunque forte.

Quali sono gli artisti che ascolti di più? Puoi nominare qualche album che ti ha segnato tanto?

Allora di Joji Ballads 1 mi ha influenzato molto, dei Verdena “Requiem” e “Wow”. Altre influenze sono state Bruno Martino, Franco Califano grande penna. Unknown Memory di Yung Lean è stato l’eroe sconosciuto degli anni 20. Ascolto anche musica di tutti i periodi storici, sono un fan del ritmo a 360°.

Siamo in un mondo in emergenza sanitaria, economica e climatica. Quale è il ruolo della musica in questo mondo?

E’ una domanda interessante che potrebbe avere tante risposte, la mia è che penso non dovrebbe sparire: è un lavoro legato all’intrattenimento e prima o poi il bisogno arriva. Non ho capito perché i musicisti debbano avere diritti del lavoro ottocenteschi, penso ci sarebbe più spazio per molta più rabbia verso le istituzioni di quella che viene mostrata.

Per finire, saluta i nostri lettori e se puoi dai qualche anticipazione sui tuoi progetti futuri….

Ciao System Failure e Occhietti! Il nuovo EP è quasi pronto e avrà novità croccanti. Risponderò a tutti…