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Intervista a Mountain’s Foot

Benvenuti su system failure. Ci parlate del vostro percorso artistico?

Mauro: Ciao System Failure, grazie dell’ospitalità! Fabio, Simone e io ci conosciamo da tempo e abbiamo suonato insieme in altre band, ma anche con Teo siamo amici da anni. Abbiamo iniziato come Jolly Roger’s negli anni ’90, poi con Simo siamo stati compagni di palco con gli Electric 69 ed infine eccoci qua tutti riuniti in questa nuova avventura. Tutti amiamo il rock ma ognuno di noi con sfumature diverse, Simo è quello più duro, più hard, Teo quello più southern e soul, io forse sono un pò più aperto sui generi e Fabio.. no Fabio nessuno sa cosa gli piace, chiedete a lui.. se risponde…

Teo: personalmente ho suonato per 4 anni in una cover band acustica e il nostro incontro musicale è avvenuto per gioco. Io dei quattro ero quello con meno background ed è passato un pò di tempo prima di sentirmi a mio agio con musicisti rodati come loro.

Cosa potete dirci della musica che ascoltate? Nominate qualche album che vi ha segnato….

Simone: ascolto prevalentemente hard rock anni ‘70, non disdegnando anche proiezioni in generi più heavy. Sicuramente, un gruppo ed un disco che mi hanno segnato pesantemente sono i Led Zeppelin, soprattutto nel loro quarto LP.

Teo: la musica deve avere groove, farti oscillare con quella cadenza sempre un pò in anticipo o in ritardo; amo il R&B mischiato al rock/soul. Il “LIve at the Fillmore East” degli Allman Brothers Band è sicuramente l’album che mi fa emozionare tuttora. Tra i gruppi odierni sicuramente Blackberry Smoke e Marcus King Band.

Mauro: ho iniziato con i grandi classici di fine anni 60, Cream, Grand Funk Railroad, Ten Years After, Hendrix, Taste, Zeppelin, Free, Neil Young per citarne qualcuno poi Black Crowes, una capatina nel rock and roll svedese degli Hellacopters, Turbonegro e compagnia bella.. attualmente attendo ogni mossa di Jack White che trovo geniale. Come album segnante nomino E-Pluribus Funk dei Grand Funk, Led Zeppelin III, Fire and Water dei Free, Southern Harmony and Musical Companion dei Black Crowes e Consolers of the Lonely dei Raconteurs.

Fabio: su Zeppelin, Free e Southern Harmony sono concorde con i miei compagni ma per il resto i miei ascolti ed influenze sono molto diversi, stratificate e …“non conformi”. Sicuramente però Dark Side of the Moon fu una rivelazione.

Come prendono forma le vostre canzoni? Che ambiente create di solito intorno a voi?

Teo: le canzoni prendono forma partendo da riff che io e Mauro proponiamo, poi ci si lavora. Ma diciamo che alla sezione ritmica non c’è da dire molto..essendoci una buona alchimia non c’è bisogno di parlare molto.

Mauro: Si, io e Teo ci troviamo solitamente nella sua mansarda lavorando in acustico, poi si inizia ad aggiungere il testo (solitamente e fortunatamente qui Teo fa il grosso del lavoro). Infine ci riuniamo con il resto della band e si sperimentano arrangiamenti fino a trovare qualcosa che piace a tutti.

Fabio: solitamente Teo o Mauro arrivano in sala prove con delle birre (ed una bibita analcolica per… non si fanno nomi) e delle idee da loro sviluppate, In saletta si elettrificano e si jamma un pò sopra finchè non prendono forma. E’ una gestazione che può durare mesi finchè non ci si rende conto che l’idea è diventata una canzone.

Abbiamo recensito il vostro album omonimo. Ci parlate della genesi di questo album? Dove è stato registrato? Difficoltà nel processo di registrazione?

Simone: ci abbiamo lavorato per quasi tre anni, cercando di mettere insieme le idee di ognuno per tradurle in pezzi che potessero funzionare. L’album è stato registrato a Domodossola e prodotto da Marco Cassone, il quale ha fattivamente collaborato agli arrangiamenti e, soprattutto, a creare il sound che volevamo; sostanzialmente, tutto è andato nel migliore dei modi e ci siamo parecchio divertiti.

Fabio: avevo già registrato un demo con i My Silence da Marco e sono stato da subito felice della scelta perché conoscevo il suo modo di lavorare, la calma che infonde, come sa metterti a tuo agio e, non ultimo, l’orecchio musicale.

C’è una canzone dell’album che preferite? Perché?

Simone: personalmente amo moltissimo “Angry Bear” in quanto è un brano che si avvicina al sound che preferisco. Un altro brano che, a mio avviso, ci rappresenta molto è “On a Beat of a Gun” che adoro moltissimo sia per il testo che per la sua particolare struttura.

Teo: la canzone che più mi emoziona è “Admirable Vision”: la sua dinamica da rock/blues con note graffianti rientra nei miei canoni sonori, grazie anche al contributo di Michele Guaglio che con il suo piano elettrico ha creato un tappeto di suono che amalgama il tutto.

Fabio: concordo con Teo…il “blues”, quella che suoniamo meno dal vivo (sigh!) ma è quella che mi trasmette più vibrazioni.

Mauro: Simo, devi rassegnarti… è il pezzo che piace di più a tutti, ah ah. Voto anch’io per “Admirable vision”, mi trascina sia suonarla che ascoltarla.

Cosa rappresenta la cover?

Simone: l’idea della cover(in figura subito sotto) è nata casualmente in quanto l’immagine è stata scovata in rete; abbiamo contattato l’autore del tatuaggio e dello scatto (un tatuatore americano) il quale ci ha autorizzato ad utilizzarla come cover. Fondamentalmente, rappresenta il nome del gruppo e lo fa in modo particolare e divertente.

Fabio: non conosco ovviamente ciò che ha spinto la “tatuata” in questione alla scelta, ma mi piace l’idea del suo mondo ideale disegnato sul “mezzo di trasporto” essenziale che la può portare in quel luogo.

Mauro: non dimentichiamoci di tutto l’artwork del disco fisico fatto dal nostro caro amico Pado dei Los Fuocos!

Di cosa parlano i testi delle canzoni?

Teo: i testi nascono da emozioni forti: le canzoni sono state scritte in un periodo in cui mi sentivo molto sotto pressione. Sono caratterialmente molto impulsivo e alcune situazioni del mio passato mi hanno reso abbastanza cinico. Non sopporto ingiustizie e mancanza di quei principi morali che renderebbero la società migliore come, ad esempio, il rispetto per Madre Natura. La carta fà solo da sfogo…tutto qui.

Ho letto queste parole dal comunicato stampa: “in questo strepitoso album, la band sembra essersi impossessata del demone del rock’n’roll”. Secondo me la creazione è come un demone che si impossessa di noi. Potete commentare le vostre e le mie affermazioni?

Teo: il rock and roll nasce dal blues, genere che ha narrato e narra il dolore ma anche la passione e la semplicità della vita, tutto però accompagnato da una “presenza” guida…forse incontrata in un polveroso crossroad. Magari, per osmosi abbiamo qualche granello di quella polvere nei capelli….❨ridendo❩

Chi si occupa del songwriting?

Simone: i brani sotto tutti scritti da Mauro e Matteo; dopo di che, ognuno collabora alla fase di arrangiamento e rifinitura.

Fabio: io no… suono il basso ;-P

Come è collaborare con DELTA Promotion?

Simone: con DELTA Promotion ci stiamo trovando davvero alla grande! Fabio, il fondatore, oltre ad essere un grande amico di vecchia data, sta dimostrando una grandissima passione in ciò che fa, mettendoci davvero tantissima energia! Ne approfittiamo per ringraziarlo pubblicamente! Grande Pedo!

Quanto questo periodo di emergenza per il Coronavirus secondo voi danneggerà il mondo della musica emergente e non solo?

Simone: certamente, in questo momento dove tutto sembra cristallizzato ed immobile, per quanto riguarda noi e la musica in generale non è ovviamente positivo. La speranza è ovviamente quella che, passato questo periodo buio e difficile, ci possa essere un’esplosione di vita, di voglia di fare e di ripresa delle proprie passioni, tutto da vivere con ancora maggiore intensità.

Fabio: da anni (ho gestito una sala prove per parecchio tempo) noto un certo distacco dei più giovani dalla musica rock suonata. La speranza è che questo forzato periodo di clausura, riporti qualcuno a riscoprire la bellezza di esprimere le proprie sensazioni suonando, componendo e nel poterlo di nuovo fare insieme quando tutto questo sarà alle spalle.

In un mondo come il nostro con crisi climatica, economica ed ora anche sanitaria quale è il ruolo della musica?

Simone: la musica deve avere un ruolo di distensione, evasione e spensieratezza, anche e soprattutto nei momenti ed in situazioni difficili.

Teo: quello di messaggio o per lo meno di opinione personale su ciò che ci circonda e noi stessi. Il rispetto della natura è un tema che ci vede tutti in prima linea; sono un appassionato camminatore alpino e, vivendo nei pressi della Val Grande (area Wilderness più grande d’Italia❩, ho cercato di raccontare in una canzone la semplice bellezza di ammirare un bosco in tutte le sue stagioni.

Se la vostra musica fosse un quadro a quale assomiglierebbe? E se fosse un libro o un film?

Teo: io rispondo per il libro…“Strade Blu” di William Least Heat-Moon dove il protagonista decide di superare una forte crisi personale attraversando gli Stati Uniti utilizzando solo strade secondarie riscoprendo, attraverso piccole grandi storie, la ruralità e le piccole meraviglie della vita.

Mauro: quadro… ogni canzone è una cosa a sé, difficile etichettare la nostra musica in una singola opera… le quattro stagioni dell’Arcimboldo? O era una pizza?

Prima o poi tornerete a suonare dal vivo voi come altri. Per voi come è il concerto perfetto? Cosa non deve assolutamente mancare?

Simone: il concerto perfetto è fatto di divertimento, alchimia, adrenalina e sorrisi – ovvero – tutto ciò che non deve e non può assolutamente mancare.

Per finire, salutate i nostri lettori ed invogliateli ad ascoltare la vostra musica….

Mauro: Un saluto ai lettori di System Failure! Ascoltate la nostra musica perché è perfetta per un corretto apporto musicale giornaliero e contiene poche calorie!

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