Intervista a Matla

1)Benvenuti su System failure. Ci parlate del vostro percorso artistico fino a qui?

Ciao System failure! I Matla nascono nel 2017, un progetto giovanissimo ma con l’idea sin da subito chiara: quello di scrivere musica propria. Prima ognuno di noi ha avuto modo di confrontarsi con realtà e progetti diversi.

Danilo: «Ho cominciato a scrivere testi e musiche mentre suonavo la batteria negli Stark Delicious, un gruppo inedito catanese, e col passare del tempo sentivo l’esigenza di esprimermi attraverso uno strumento diverso, quello con cui componevo, ovvero la chitarra. Per questo motivo ho deciso di fondare i Matla l’anno scorso.»

Il gruppo è basato principalmente sulla sperimentazione, non da intendersi solo ed esclusivamente come genere bensì come termine effettivo: cambio strumenti tra noi, testi e musiche scritti un po’ da tutti, collaborazioni esterne etc.
Ci piace inventare, “sperimentare” sempre cose nuove.

2)Ci parlate del vostro background musicale? Nominate anche 3 album che hanno segnato la vostra vita…

Danilo: «Caspita, che bella domanda. Come seconda non ce l’aspettavamo! Senza un ordine cronologico posso a pensare a tre album (anche se non basterebbero) che mi hanno segnato.»
1 – Jeff Buckley, Grace (1994)
2 – Verdena, WOW (2011)
3 – Foo Fighters, There is Nothing Left to Lose (1999)

Sergio:
1 – Muse, Origin of Symmetry (2001)
2 – Queens of Stone Age, Rated R (2000)
3 – Bauhaus, The Sky’s Gone Out (1982)
«La cosa che accomuna i tre album nonostante l’abissale differenza tra i generi è l’atmosfera di sospensione mista a cupezza e mistero.»

Giovanni:
1 – Deftones, White Pony
2 – Radiohead, In Rainbows
3 – Tool, 10,000 Days
«Ciò che caratterizza la loro importanza è che ognuno di questo album mi ha fatto entrare in un genere diverso.»

3)Come è nata in voi la passione per la musica?

Danilo: «Sono sempre stato appassionato all’arte in generale, partendo dalla ritrattistica alla storia dell’arte, ma quando ho scoperto la musica è cambiato qualcosa in me, mi sono sentito da subito a casa. Ho iniziato a suonare la batteria a 16 anni, mentre la chitarra a 19 anni.»

Sergio: «Sin da piccolo cantavo Lady Oscar, e da lì ho sempre avuto un legame stretto con la musica. Il primo legame con lo strumento lo ebbi a 4 anni con la tastiera, col basso a 18 anni.»

Giovanni: «Ho iniziato a suonare la tastiera a 12 anni, mentre la batteria a 16 anni.»

4)Come prendono forma le vostre canzoni? Parlate del processo creativo alla base…

Nella vita si può trarre ispirazione da ogni singola cosa. Quando sentiamo un tema o un argomento a noi particolarmente vicino e/o vissuto inizia il nostro processo creativo, mettiamo insieme idee ed esperienze e creiamo.

5)Per i testi delle canzoni quali sono le vostre fonti di ispirazione?

All’inizio non c’è differenza tra parte musicale e vocale. Tutto è intrecciato, si decide solo come raccontare una parte con la musica e l’altra tramite parole.

6)Abbiamo recensito il vostro Ep “Solitune”. Come è nato? Dove è stato registrato? Difficoltà nella
registrazione?

Solitune EP è la primissimissima esperienza dei Matla, una “prima riunione di idee e suoni” se così simpaticamente può dirsi. Surf in Piazza Teatro, Tatto e Come un’onda sono state scritte tra febbraio e maggio, mentre Nothing to Lose è nata ad agosto del 2016. L’Ep è stato registrato a Trecastagni, nella casa di Giovanni. Le tracce di batterie sono state registrate nel suo salone, è stata un’esperienza pazzesca. Volevamo un suono nostro e con questo esperimento lo abbiamo ottenuto. Dopo due giorni di registrazione immersi nella natura ci siamo spostati in pieno centro (che contrapposizione eh?) nella sala prove 5881 per i bassi e le chitarre. Lì dentro ci sentiamo a casa da più di un anno. Per le voci siamo ritornati a Trecastagni, mentre cori e ultimi dettagli sono stati fatti a casa di Danilo e Sergio. Insomma, non ci siamo fatti scappare nulla!

7)Su quale traccia di “Solitune” mi dovrei soffermare e perché?

Tutte le tracce sono importanti per comprendere Solitune, si intrecciano e completano il significato dell’EP.

8)Ci parlate della cover di questo Ep?

Un’immagine che descrive a pieno il nostro lavoro, senza ombra di dubbio. Il lavoro è stato fatto da Fabiana Scala, e quando l’abbiamo vista per la prima volta siamo impazziti. Si tratta di una sovrapposizione di due immagini.

9)Se la vostra musica fosse una città a quale assomiglierebbe? E se fosse un quadro?

Rappresenta esattamente la città in cui viviamo (Catania), in più c’è un richiamo a volerla rendere migliore. La prima traccia è già un indizio. Sergio aggiunge «Pepper land».

10)Come è il vostro live perfetto?

All’aperto al tramonto o in un bel palco! Anche le sale concerti ci piacciono molto. L’importante è essere ascoltati e raccontare con amore, energia e passione. Questo conta più di ogni luogo e di ogni tempo.

11)Con chi sognate di suonare?

Ragazzi vi prego, sarebbe una lista infinita… A parte gli scherzi, tutti e tre rispondiamo Radiohead!

12)Con quale artista o band indipendente vorreste collaborare?

Verdena, decisamente!

13)Per finire, un messaggio ai nostri lettori e grazie per la collaborazione…

E’ stata davvero divertente, non facevamo così bene il punto della situazione “Matloso” da…sempre. Grazie di cuore ai ragazzi di System failure, seguiteci e alla prossima!

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