Intervista a Massimiliano Cremona

Benvenuto su system failure. Come è nata in te la passione per la musica?

Dunque, quando avevo 10 anni avevo studiato per un anno pianoforte, quindi un primo seme dev’essere stato messo lì. Poi, imitando un amico, a 18 anni ho cominciato a suonare la chitarra e ho capito molto presto che si trattava di uno straordinario strumento con cui esprimermi, ci passavo tante ore. Da allora ho cominciato subito a scrivere canzoni, mentre le lezioni di canto le ho prese in tarda età, quando ho deciso che avrei voluto cantare in prima persona i brani scritti da me.

Chi sono i tuoi miti musicali?

Per molti anni ho ascoltato prevalentemente hard rock anni settanta, Led Zeppelin e Black Sabbath su tutti. Sono poi passato al rock alternativo e ho amato molto gli Afterhours. Ora seguo maggiormente un certo tipo di cantautorato italiano: Cesare Basile, Paolo Benvegnù, Niccolò Fabi, Daniele Silvestri, per fare qualche nome.

Hai militato in tante band. Quale è la differenza tra suonare per se stessi e suonare in una band?

Un maggiore spazio per l’egocentrismo, forse…Scherzi a parte, in una band la cosa più importante è la band stessa. Se esci a nome tuo, invece, che ti piaccia o no devi un po’ metterti al primo posto. E non è detto che questo passaggio sia legato a una maggiore forma di narcisismo, ma – ed è questo il mio caso – deriva dalla necessità di esprimere sentimenti molto precisi e personali, a cui solo il dire “questo sono io” dà piena soddisfazione.

Come nasce una tua canzone? Parla del processo creativo alla base…

Nei miei dischi non ci sono canzoni scritte a tavolino.Per quanto mi riguarda, non c’è mai una decisione razionale del tipo “ora provo a scrivere una canzone su questo tema”, ma il tutto nasce sempre da un sentimento di inquietudine, come se ci fosse qualcosa che non è al suo posto. Allora prendo foglio, penna e chitarra e lascio che accordi, melodia e parole escano da soli… in genere la prima strofa e il primo ritornello escono così, di getto, e “il tema” della canzone si forma sotto ai miei occhi. A quel punto è tutto più chiaro, l’inquietudine è svanita e la strada è tracciata per proseguire in seguito a rifinire e completare il brano.

“ISOLANTE”. Ci puoi parlare della genesi di questo album?

Il titolo allude alla mia condizione di “abitante temporaneo di un’isola”, dell’Isola dei Pescatori (Lago Maggiore) per precisione, nella quale vivo 4 mesi all’anno per ragioni lavorative. In più l’album è stato registrato nel 2020 durante il primo anno di Covid, quando la condizione di isolamento restrittivo era pane quotidiano per tutti. E’ infatti un disco profondamente segnato dalla pandemia, in quanto è stato registrato a distanza (io a Perugia, il produttore Marco “Kiri” Chirichetti a Verbania) per l’impossibilità di viaggiare e incontrarsi di persona. Anzi, Kiri dice che in quei mesi di solitudine forzata lavorare a questo album lo ha salvato.

“ISOLANTE”: di cosa parlano le canzoni?

Di isolamento, creazione artistica, smarrimento, amore sentimentale e passionale, omicidio e suicidio, leggerezza, distacco, senso della vita, conforto. Ci sono quindi diversi temi scomodi o pesanti, ma si è scelto di presentarli puntando su melodie e arrangiamenti fruibili, anche per rendere il tutto più digeribile.

“ISOLANTE” è un album che offre eclettismo musicale senza dubbio: tanti gli strumenti messi in campo, diverse le influenze musicali. Puoi commentare le mie parole?

Molto di questo eclettismo è frutto degli straordinari arrangiamenti di Marco “Kiri” Chierichetti, che sanno guardare in molte direzioni. Lui sa leggere le potenzialità insite nelle mie canzoni ed amplificarle, facendo ricorso a una grande cultura musicale, il saper suonare molti strumenti e l’essere anche consapevole di cosa offre al momento il mercato musicale.

Marco “Kiriˮ Chierichetti. Come lo hai conosciuto?

Registrò il primo album a cui lavoravo quasi vent’anni fa, con la band in cui suonavo allora, i Semadama. Da allora le nostre strade musicali si sono incrociate e affiancate molte volte e in diversi contesti musicali, da Il Vile ai Los Borrachos, fino alla mia attuale produzione cantautorale.

Come è collaborare con DELTA Records & Promotion?

Fantastico. Siamo seguiti costantemente passo a passo, con una serietà e dedizione ammirevoli. Siamo piccoli, ma facciamo le cose da grandi.

Oltre la musica quali arti ti appassionano?

Beh, l’arte è il mio pane quotidiano. Sono laureato in Beni Culturali e lavoro nel settore museale e culturale ormai da vent’anni. Ciò che forse mi attrae di più è la pittura rinascimentale.

Se la tua musica fosse una città, un film, un quadro o un libro?

Caspita, domanda difficile! Una città? Orta San Giulio, piccola ma preziosa. Un film? Magari “Into the wild”, una fuga dalla società… Scegliere un quadro è ancora più arduo, ogni giorno darei una risposta diversa… oggi ti dico il “Ritratto di Père Tanguy” di Van Gogh. Un libro? Più facile: Herman Hesse. “Il lupo della steppa”.

Per finire, saluta i nostri lettori e dai qualche consiglio a chi sta muovendo i primi passi nel mondo della musica…..

Un caro saluto a chi sta leggendo! Un consiglio? Fate musica con il cuore, fatela perché fa stare bene voi e chi vi ascolta. Tutto il resto (soldi, “successo”, visibilità, ecc.) può arrivare (e se arriva, bene!) oppure no, l’importante è puntare sulla passione: quella, se coltivata, non si spegne mai.

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