Intervista a Flavio Zen

Benvenuto su system failure. Mai sentito di programmi per produrre sulla playstation…Ce ne puoi parlare?

In sintesi, avevo otto anni e mio fratello maggiore tornò una sera con questo nuovo gioco originale (specifico “originale” perché negli anni ‘90 piratavamo pure i muri). Disse che era come inserto in una delle tante riviste di PlayStation a cui lui era abbonato e me lo regalò. Si chiamava Music2000, di Codemasters, ed era praticamente il capostipite di tutti i software di producing che utilizziamo ora come ad esempio Logic o FL Studio. Ha rivoluzionato il mondo del gaming, non c’erano livelli da superare, non c’erano boss, non vincevi e non perdevi, c’era solo una dashboard vuota pronta ad accogliere nuova musica. Passano dieci anni e mi ritrovo a 18 anni ad essere un produttore invincibile (scherzo, ma comunque posso dire di aver iniziato davvero molto molto presto), con l’acquisto del primo PC sempre intorno ai 18 anni mi trasferisco su FL Studio (molto simile a Music2000 tra l’altro) e ci resto per altri dieci e passa anni.

Perchè il rap/trap tra tanti generi musicali?

Bella domanda, colpa del liceo artistico. Con Music2000, da ragazzino, producevo principalmente italo dance sotto l’influenza di mio fratello maggiore che allora faceva il dj, poi negli anni del liceo ho conosciuto la scena hip-hop brindisina, e mi sono innamorato del rap e della cultura Hip-Hop. Non c’è niente di più affascinante del rap quando sei un adolescente. Penso che il genere musicale che scegli a un certo punto diventi arbitrario, anzi, essere così tanto legato al rap per anni mi ha distolto dalla vastità della musica che c’era là fuori ghettizzandomi all’interno del genere, principalmente perché pensavo di non essere in grado di fare altro. Dopo aver studiato canto per un annetto ho deciso di evolvermi e provare a fare quello che davvero mi piaceva, anche se l’attitudine hip-hop non mi abbandonerà mai, è una questione di cultura. Perché il rap? Perché è una cultura a cui appartengo aldilà della musica.

Si lancia nel mondo della comunicazione artistica attraverso i suoni, le immagini e le parole, leggo dal comunicato stampa. Quanto è importante intrecciare suoni, immagini e parole secondo te?

Essenziale, almeno per me. Avere una visione d’insieme è l’unico modo per capire cosa stai facendo senza inciampare in qualcosa che non puoi controllare, seguo dalla A alla Z ogni mio lavoro curando tutto personalmente o affidandomi a collaboratori che conoscono la mia storia e la mia visione.

Willie Peyote, Bassi Maestro, questi i nomi di artisti conosciuti con i quali ti sei esibito. Quali emozioni hai provato?

Ce ne sarebbero tanti altri ma non sono qui per flexarmela. Ti dirò, all’inizio mi pareva un traguardo, ma è un’ottica da fanboy, non mi vedo più come un fan dei musicisti più conosciuti di me, ma come un collega un po’ più sfortunato, diciamo così. Vi racconto un aneddoto divertente, durante uno degli eventi targati Bolo By Night qui a Bolo siamo stati su un bus turistico in giro per la città assieme a Inoki, Lil Busso, Drefgold e Tredici Pietro che hanno fatto un live privato per noi e per tutti i passanti che trovavamo in giro per strada durante il tragitto (esperienza storica nonché epica). A un certo punto uno degli organizzatori, che lanciava giù ai passanti delle t-shirt con la foto di Inoki stampata gigante, ne lancia una a me su richiesta di Tredici Pietro (avevo raccontato una barzelletta stupida in un momento di vuoto e vollero premiarmi), siccome ero seduto vicino a Inoki la cosa era abbastanza grottesca alche gli faccio “Guarda Inoki, mi hanno regalato la maglia di Inoki!”, sorride e mi manda a cagare, lol. Questo per dire che dopo tanti anni che fai musica, stare a stretto contatto con quelli che ai tempi del liceo erano i miei idoli non è come lo immaginavo, da ragazzino pensavo che incontrare mostri sacri come Inoki mi avrebbe tolto l’uso della parola per l’emozione, ma da quando sono più consapevole dei miei obbiettivi musicali riesco a normalizzare questo genere di cose e scherzare tranquillamente come si fa tra colleghi.

Come nasce una tua canzone? Ci parli del processo creativo alla base?

Guarda, non ho dei pattern fissi, a volte parto dal testo quando ho bisogno di esprimermi, a volte parto dal beat quando ho voglia di sfogarmi, in entrambi i casi il primo elemento a cui lavoro mi suggerisce il passo successivo.

“Kotodama”. Ci puoi parlare della genesi di questo singolo?

Questo brano mi ha fatto sudare parecchio, all’inizio il beat era un altro. Con il mio amico e chitarrista Fabrizio, successivamente, abbiamo provato a suonare in acustico delle linee di chitarra da sovrascrivere ai synth e man mano ho modificato tutto fino a renderlo un altro brano con un mood completamente diverso. Magari farò un sondaggio su Instagram per chiedere alla gente se vuole ascoltare la prima versione che, a detta di alcuni miei amici e colleghi, ci sta molto anche se non aveva il mood che volevo ricreare io. Riguardo l’intro invece, c’è un giochino che faccio sempre con il mio fonico Valerio in arte Memory. Prima di inviargli ogni brano da masterizzare gli faccio un mega audio Whatsapp dove spiego cosa mi piacerebbe e cosa no, nel caso di Kotodama ho voluto registrargli il messaggio direttamente col microfono dello studio incidendolo praticamente nel brano in modo che lui venisse a conoscenza delle mie richieste non appena avesse messo play. L’idea iniziale era di rimuovere quell’audio perché era una gag tra noi, ma lui ha deciso di lasciarla quindi boh, bella.

Scegliere con cura le parole da utilizzare è un’arma potentissima se si vuol raccontare qualcosa in maniera originale ed efficace. Puoi commentare queste parole?

Sto per laurearmi in comunicazione (in barba a tutti quelli che dicono che i rapper hanno la terza media, studiate capre! Non vabbè scherzo, fate come vi pare). Per me la comunicazione è di fondamentale importanza e penso che l’unico modo per emergere in questo mare di parole sia quello di fermarsi un attimo a capire bene chi siamo, dove stiamo andando e cosa realmente vogliamo dire, solo in questo modo riusciamo ad avere una comunicazione efficace che rispetta a pieno la nostra personalità, e l’essere originale va di pari passo con il semplice manifestarsi della propria identità. Per essere originali basta essere sé stessi. É un luogo comune? Si, ma si chiamano luoghi comuni perché bene o male ci passiamo tutti.

Io leggo tanti manga giapponesi e trovo il Giappone un mondo tanto affascinante. Cosa pensi di queste mie parole?

Visto che sei un appassionato di Giappone ti dico solo una cosa, penso che se dovessi fallire con la musica me ne andrei in una di quelle casette in campagna a 30 km da Tokyo regalate dal governo a lavorare nelle risaie, che pace…

Come è collaborare con Brainstorming music?

Ti dirò, ho fatto tanta gavetta lunga e lavorato con tante persone, preso tante fregature, buttato tanti soldi eccetera, ma questa volta sono sulla strada giusta. Brainstorming mi prende per mano e mi aiuta a diffondere la mia musica con una cura che raramente ho trovato in giro, questo dipende principalmente dal fatto che loro selezionano attentamente gli artisti che gli piacciono davvero lavorando con persone che stimano e la cosa non può che farmi felice.

Se la tua musica fosse un quadro, un libro o un film?

Così, de botto. Ok. Quadro: “Guernica” di Pablo Picasso (così cito la prima strofa di Kotodama e sto apposto) Libro: “L’insostenibile leggerezza dell’essere” Di Milan Kundera (libro che ha cancellato la mia adolescenza e catapultato nel mondo adulto) Film: “Italiano medio” di Maccio Capatonda (perché prendersi troppo sul serio non sempre è un bene, anzi mai)

Oltre la musica che arti preferisci?

A parte la musica sono un graphic designer e lavoro da anni nel settore pubblicitario, ho scritto sceneggiature teatrali e per cortometraggi, diretto video e disegnato gli storyboard. Amo fare tutto ciò che espressione del mio essere. Ah, non so ballare, da sobrio…

Per finire, saluta i nostri lettori e parlaci dei tuoi progetti futuri?

Un abbraccio grande grande a voi lettori di System Failure anche perché se siete arrivati fin qui significa che mi volete bene per cui ve ne voglio anch’io. Seguitemi sui social (Instagram e basta, dai diciamolo) per rimanere aggiornati sui miei prossimi lavori, ho in mente tante cose nuove e ho tanta carne al fuoco, non vi faccio annoiare, promesso.

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