Eschimo – Elvis ha Lasciato l’Edificio

Un neolaureato in ingegneria, un driver di ambulanze, un operaio in un’azienda di pellame esotico. Presentato così sembra tutto davvero poco rock’n’roll, ma questi tre giovanissimi ragazzi della provincia pistoiese vi stupiranno. Figli degli anni 90, ma con influenze decisamente vintage, la loro musica è estemporanea e mai fuori moda, proprio come un Eschimo. “Elvis Ha Lasciato L’Edifico” è il loro esordio, prodotto da Nicola Baronti ed in uscita il prossimo 20 Aprile per Phonarchia Dischi/The Orchard. Il titolo si rifà ad una frase usata negli anni ’60 quando Elvis, alla fine dei suoi concerti, usciva dal palazzetto dove si era appena esibito, gettando così “sconforto” tra i suoi fans. Questa frase rappresenta però anche una sorta di “manifesto” generazionale dei giovani d’oggi, dove i sogni e la frivola spensieratezza di certi momenti lasciano spazio ad infelicità e perdita di speranza per un futuro precario ed incerto. E se vogliamo, la stessa frase è anche uno specchio del musicista emergente contemporaneo. System failure ha ascoltato “Elvis Ha Lasciato L’Edifico” e quelle che seguono sono le nostre considerazioni a riguardo.

Inutile, opener del disco, ci presenta un sound composito con riff ruggenti che si alternano con un cantato tanto pulito e melodie dolci e sognanti. Stacchi azzeccati e refrain ammalianti contraddistinguono il pezzo.

Segue Lettera d’amore e arrivano altre bordate sonore sferzanti accompagnate da un cantato quasi in parlato. Alcune parti della canzone sembrano sberleffi. L’elaborazione con effetti e la produzione musicale sono davvero tanto curate in questa seconda canzone, come in altre, dove arrivano anche sonorità abbastanza marcate.

Poi arriva Numeri e chiavi inglesi, un breve intermezzo electro con ancora sonorità di grande consistenza e durezza. Questa canzone fa pensare ad una certa indietronica in stile Radiohead tanto per far un nome.

Distante comincia con muri sonori pesanti come macigni, muri sonori davvero difficili da valicare, muri sonori che sembrano violentare le nostre orecchie. Qui l’alternative rock/fuzz rock che fa pensare a band come White Stripes si fa avanti prepotente. Alcune “variazioni” in coda sono proprio inaspettate e sorprendenti, variazioni in stile vagamente progressive. Il miglior pezzo del disco a nostro giudizio.

Con Reset si chiude il tutto. Qui si comincia con un drumming potente accompagnato prima da un riff e poi da un cantato evocativo. Drumming potente che percorre tutto il pezzo con suggestioni progressive rock che fanno pensare a certi Emerson Lake and Palmer, suggestioni progressive rock che impreziosiscono il pezzo. Anche qui variazioni in coda ti lasciano più che allibito.

Insomma effettistica e produzione al di sopra di tutto in Eschimo, come già accennato sopra. Ma gli Eschimo non sono solo questo. I nostri rappresentano la “spregiudicatezza” in forma di onde sonore, onde sonore che arrivano, a tratti, come torrenti in piena oltremodo impetuosi. Usiamo la parola “spregiudicatezza” perché gli Eschimo non si fanno tanti scrupoli a mischiare cose che sembrano tanto lontane fra loro come il progressive e il fuzz rock/alternative rock. Per apprezzare in pieno Elvis ha Lasciato l’Edificio c’è bisogno di molti ascolti perché questo disco è ricco di sfumature a nostro giudizio. Un disco senza dubbio stimolante che sembra spazzar via la solita “solfa” che ascoltiamo tutti i giorni…

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