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Emmeffe – Trust

I suoni mi attraversano, arrivano da fuori, dai tetti e dalle montagne che vedo dalla mia finestra, rimbalzano su di me e diventano musica. Sono a mia volta uno strumento musicale, un recettore di melodie e note. La notte, nel mio studio, è nato questo album che imprigiona e sprigiona emozioni e lo fa in modo schietto e diretto come sono io”. Così ci presenta il suo album Marco Fantin, in arte Emmeffe, un album elettronico strumentale auto-prodotto che porta il titolo “Trust”, nove tracce inedite che vogliono portare al pubblico una parte del suo mondo musicale.

Il titolo allude alla necessità di un rapporto di fiducia tra l’uomo e la natura nella quale è immerso. Dichiara Emmeffe:

Mentre scrivevo e registravo ho imparato a fidarmi, o ad affidarmi. Le note che cercavo erano già nella musica anche se io non le avevo ancora immaginate. La musica è come la natura, anzi, ne è parte come lo siamo tutti e tutti insieme condividiamo quel principio che si chiama vita. Nella musica quel principio è una vibrazione sottile che il musicista può percepire facendosene tramite attraverso una forma, un linguaggio, un suono, un’ emozione

System failure ha ascoltato Trust e quelle che seguono sono le nostre considerazioni a riguardo….

La title-track ed opener “Trust” offre sequenze/spirali sonore tanto accattivanti accompagnate talvolta da tappeti sonori ambient che mandano il pensiero a Boards of Canada. Il beat è abbastanza semplice e contiene un delay. È anche la traccia più lunga dell’album, una traccia tanto descrittiva e romantica. Si continua con “Fire” con il suo beat tumultuoso accompagnato da pads o da vari effetti sonori, un beat che fa da asse portante per tutto il pezzo. Qui sembra che siamo più o meno in un elettronica techno minimal alla tedesca alla Apparat/Moderat.

“Signals” ci porta in luoghi paradisiaci, tanto melodica e ritmata evoca miriadi di immagini nella nostra mente. Tanto indovinati i pattern e il loro incastro. “Void” è invece più sci-fi: ci porta su un pianeta alieno o nello spazio profondo. Molto adatta per la colonna sonora di un film di fantascienza. Da annotare che gran parte delle sonorità della canzone sono molto marcate ma non mancano delle epifanie sonore, dei bagliori.

Poi passiamo ad “Air”. Davvero intrigante come canzone tra piani, strings e synths: ci sorprende per tutta la sua durata. “Storm” è un altro pezzo cinematografico alla Vangelis che vedrei bene inserito anche questo nella colonna sonora di uno sci-fi movie. Il beat drum and bass conferisce tanto dinamismo al pezzo.

Poi arriviamo a “Seven” con il suo ritmo piuttosto dance. A tratti troviamo pure una cassa dritta. Questo pezzo, come altri, indica la ricchezza presente in questo album elettronico dalle tante sfumature. “Water” ricalca il suo titolo con le sue sonorità fluide, acquose ed è anche esso altra testimonianza del sound variegato di Emmeffe. Per finire c’è “Earth” con il suo sound tanto ampio e disteso e un beat che sembra provenire dal trip hop. Qui come altrove i loop sono ricamati con cura certosina e il tutto ci illumina e ci riempie l’anima.

In “Trust” appuriamo la presenza di un songwriting super curato, un appeal spesso ricercato e un eccellente produzione sonora: queste sono tra le migliori qualità di Emmeffe. Di certo c’è pure tanta inventiva e ricercatezza sonora. Emmeffe è un artista votato alla sperimentazione sonora e il suo disco arriva come “oro colato” per noi. Magistrali alcune variazioni o progressioni che riesce a creare questo artista. Come voto per questo album proponiamo 86/100 e come miglior pezzo scegliamo la title-track “Trust” che per noi è come un loop infinito difficile da smettere di ascoltare…

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