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Intervista a Claudio Signorile

1)Benvenuto su System failure. Ci parli un pò di te, del tuo percorso artistico?

Sono un appassionato di musica da quando ero bambino. Ed è proprio questa passione che mi ha portato a desiderare di suonare uno strumento: ad un certo punto non mi è più bastato soltanto ascoltare, ma volevo essere io per primo a creare! Questo è stato il mio input. Ho iniziato come batterista per poi avvicinarmi al basso elettrico a 17 anni. La mia gavetta è stata, ed è ancora adesso, la più classica, cioè suonare con tanti gruppi di genere diverso, tanti concerti nei contesti più disparati. Ho però sempre avuto una passione per la musica strumentale e per i grandi musicisti solisti ai quali mi ispiro. Ho scritto due dischi come bassista solista. Ci sono arrivato dopo naturalmente. Ho sentito prima l’esigenza di imparare ed affinare un certo tipo di linguaggio e solo dopo essermi sentito pronto mi sono cimentato nei lavori più personali. Devo dire che senza nulla togliere alle mie esperienze con le band, alcune grosse soddisfazioni me le son tolte proprio come solista.

2)Come è nata in te la passione per la musica?

Da piccolo ascoltavo musica attraverso un mangiacassette di mio padre. Avevamo alcune cassette di generi diversi ma che mi piacevano. Durante gli anni del liceo, nel 1991, l’anno in cui morì Freddy Mercury, mi appassionai ai Queen ed in particolare a John Deacon. Per questo quando nella band di alcuni amici si liberò un posto da bassista, decisi di comprare il mio primo basso. Nel giro di tre settimane ero già in grado si suonare, se non altro in maniera molto basica.

3)Qualcosa sul tuo background musicale? Nomina pure 3 album che hanno segnato la tua vita…

Come ho suggerito sopra, ho sempre portato avanti parallelamente, nella mia formazione musicale, lo studio del basso all’ interno delle band di cui ho fatto e faccio parte, e lo studio del basso come mezzo per esprimermi come solista. Tutto il mio background, dal momento in cui ho cominciato a suonare, ruota attorno a questo. Mi piace ascoltare rock, metal, hard rock, funk e pop. Così come anche i dischi dei grandi solisti, non solo bassisti, che ho amato e mi hanno ispirato. Nominare 3 dischi è riduttivo, sono molti di più quelli che mi hanno segnato. Tuttavia direi : “Achtung Baby” degli U2, “A Physical presence” dei Level 42, “A show of hands” di Victor Wooten.

4)Il tuo ultimo album si chiama “Groove experience”. Come è nato come progetto musicale e dove è stato registrato?

“Groove Experience” nasce attorno alla voglia di scrivere musica mia e di farlo attraverso il mio strumento. Purtroppo è un disco la cui gestazione è stata molto lunga, quasi 4 anni. Questo perché non è possibile per ovvie ragioni di vita comune, occuparsi solo di quello che ci piace e che vorremmo fare h 24. Bisogna anche preoccuparsi di pagare le bollette! Nonostante alcuni momenti di sfiducia, specie nell’ultimo periodo, il risultato alla fine mi ha soddisfatto. Tutti gli strumenti, basso compreso, sono stati registrati nei vari home studio di tutti i musicisti ospiti nell’album, i quali hanno fatto tutti un gran lavoro. Le batterie sono state registrate presso il “Frumstudio recording” di Francesco Dettole, ad Andria (BAT), dove abbiamo fatto anche mix & mastering.

5)Quale è la tua canzone preferita di questo album e perché?

Tutte le 7 canzoni che compongono l’ Ep hanno caratteristiche che le rendono mie preferite, per una ragione o per un altra. Però posso dire che sicuramente la più rappresentativa è la quarta traccia, “Groove Experiment”. Essa infatti è emblematica del percorso di sperimentazione e ricerca che ho portato avanti durante la composizione dell’intero album. Mi riferisco in particolare al lavoro svolto sul mio strumento, sul suono, sull’effettistica, sulla tecnica. Ascoltando questa traccia, ma anche tutte le altre, si può capire facilmente cosa intendo: ho giocato molto con il suono, con gli effetti come harmonizer, chorus, delay, etc., per provare a creare atmosfere e suggestioni che fossero il più originali possibile. Provare a distinguermi insomma, è stato il mio obiettivo.

6)Cosa ha di diverso il tuo ultimo album rispetto a “A song 4 each day…”?

– “A song 4 each day…” (2011), era un Ep incentrato completamente sul mio strumento. L’arrangiamento e la costruzione dei brani, per quanto ancora oggi continui a piacermi, era un contorno, un pretesto per suonare temi, assoli, etc. “Groove Experience” invece, per quanto il basso conservi comunque un ruolo predominante, è decisamente più corale, con una partecipazione attiva di altri strumentisti, che con i loro momenti hanno caratterizzato non poco il mio lavoro. Anche lo sforzo produttivo è stato molto più importante e la differenza si sente eccome. In comune i due Ep hanno il fatto di essere entrambi molto melodici, accessibili, a mio avviso, anche ai non esperti di musica, pur trattandosi di lavori strumentali, per cui destinati ad un mercato di nicchia.

7)Ho letto riguardo te che “da Novembre 2011 è insegnante di Basso elettrico presso la scuola “Music Academy” di Bari”. Ci racconti qualcosa di questa esperienza?

In realtà è da un anno che non faccio più parte dell’organico della Music Academy, che ora si chiama MAST (Music academy studios). Però posso dire che è stata una bellissima esperienza, ho conosciuto tantissime persone e soprattutto per 4 anni, dal 2012 al 2015, sono stato promotore del Bari Bass Day, manifestazione con cadenza annuale, che si teneva nell’ auditorium della scuola. Abbiamo ospitato numerosi bassisti di fama sia nazionale che internazionale, che hanno tenuto nel corso delle 4 edizioni, concerti, masterclass e demo, ed è stata una grande soddisfazione, un bellissimo percorso, con tantissimo pubblico che veniva ad assistere e ancora ci chiede quando ci sarà la quinta edizione !

8)Nel Novembre 2011 hai vinto il concorso “Tour Music Fest” classificandoti come miglior bassista nella categoria musicisti. Come è stato vincere questo concorso? Che emozioni hai provato?

E’ stata una bella soddisfazione. Sono arrivato a suonare alla fase finale, che si è tenuta nello storico Piper Club di Roma, dopo 3 fasi di selezione, tenutesi due volte a Bari ed una a Roma. Dopo averle vinte tutte, ricevetti comunicazione che mi sarei esibito nel Piper, ed è stato molto emozionante calcare quel palco come solista, davanti ad una notevole presenza di pubblico che affollava il locale.

9)Ancora una domanda emozionale… Come ti senti quando suoni?

Bene… anzi benissimo. Ci sono amici che mi conoscono da anni, che sostengono di vedermi sorridere in modo naturale e spontaneo soltanto quando suono. Probabilmente è vero.

10)Con quale artista o band indipendente vorresti collaborare?

Mi piacerebbe moltissimo poter collaborare con Gavin Harrison, batterista dei Porcupine Tree, attualmente nei King Krimson. Mi piace molto il suono modo di suonare, la sua incredibile sensibilità ed il suo suono. Magari per il mio prossimo disco provo a chiedergli se vuole registrare la batteria! Sarebbe un piccolo sogno..

11)C’è un palco dove sogni di suonare?

Mi piacciono molto le fiere come il Namm, che si tiene a Los Angeles, come anche il MusikMesse che si tiene a Francoforte. Sono eventi molto belli dove purtroppo non sono mai stato, ma che dalle tantissime foto pubblicate dagli amici che vi partecipano, si capisce che sono posti dove si respira aria di musica, di festa. Essendo le più grosse fiere di settore, ed essendo appuntamenti dalla cadenza annuale, numerosissimi sono gli ospiti che si possono trovare passeggiando per padiglioni, ed è facile incontrare i propri musicisti preferiti, i propri miti! In questi posti vengono allestiti numerosi palchi e sarebbe bellissimo un giorno potervi suonare !

12)Un ricordo appartenente alla tua attività live, un ricordo indimenticabile…

Sicuramente la mia partecipazione come finalista all’Euro Bass Day, manifestazione che si è tenuta a Verona per una decina di anni nel palazzo della Gran Guardia, proprio di fronte l’ Arena. Ho partecipato alle sesta edizione, nel 2009 durante il concorso per bassisti emergenti che si teneva alla fine dell’ evento, che durava due giorni. Mi sono esibito portando due brani di mia composizione, in seguito poi pubblicati sul mio primo Ep. L’emozione (e la paura) subito precedente la mia salita sul palco non le dimenticherò facilmente. Auditorium pieno e molti nomi internazionali del basso elettrico in giuria !

13)Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Al momento continuerò a promuovere online Groove Experience, preparandomi anche per suonarne dal vivo i brani. Trattandosi di un lavoro sul quale ho provato a sperimentare, specie in termini di suono ed effetti sul basso, sto lavorando per ricreare le stesse sonorità e poterle utilizzare agevolmente in sede live.

14)Quali le tue massime ambizioni come artista?

Mi piacerebbe diffondere e suonare la mia musica quanto più possibile, mi piacerebbe fosse ascoltata e spero apprezzata, non solo dagli addetti ai lavori ma anche da persone non strettamente legate a quel mondo. Mi rendo conto perfettamente che più che un ambizione questa è un utopia dato il genere che suono, ma ho risposto a questa tua domanda con la massima sincerità.

15)Per finire, un consiglio a coloro che stanno imparando a suonare quel magnifico strumento che è il basso…

Personalmente la cosa che più di tutte sento di consigliare, al di là naturalmente dello studio costante, dell’ascolto di tanta musica di ogni genere e del mantenere ottimi rapporti con i colleghi, è questa: cercate una vostra voce, un vostro suono ed una maniera di suonare che vi renda unici. Siate creativi, sperimentate, abbiate sempre coerenza. Non abbiate paura di osare e non lasciatevi influenzare da chi ha una visione dello strumento tradizionalista. E’ un processo che può durare anni, molto difficile e dall’esito incerto, ma alla fine la soddisfazione sarà enorme.