>>Babel Fish: poesia e profondità con sonorità postrock alquanto magnetiche

I Babel Fish nascono nel novembre del 2015 in una sala prove a Magreta (MO), ad opera di un gruppo di amici legati sin dall’adolescenza dalla stessa passione per la musica. Dopo aver suonato assieme per anni in diverse formazioni che proponevano repertori composti esclusivamente da cover, il primo nucleo della band decide di portare la propria produzione ad un livello più alto, iniziando a comporre brani inediti che sono sviluppati prevalentemente tramite l’improvvisazione in sala prove. La composizione dei brani prende subito una direzione stilistica molto influenzata dal post-rock.

La formazione comprende quattro elementi: Gabriele Manzini (voce, chitarra), Edoardo Zagni (chitarra), Matteo Vezzelli (basso) e Giordano Calvanese (batteria). Nell’autunno del 2016, i quattro registrano live presso il Nuovo Cinema Teatro Italia di Soliera il loro primo EP/demo omonimo. Tale disco è presente sulla loro pagina Bandcamp in streaming ed è stato rilasciato il 24 febbraio 2017. Lo stile della band è fortemente influenzato da nomi alternative rock come i Radiohead e da realtà post-rock come God is an Astronaut e Tides From Nebula. System failure ha ascoltato il loro EP e quelle che seguono sono le nostre considerazioni a riguardo.

L’EP parte con un Intro oltremodo evocativo che sembra puntare al nostro io più profondo. Qui le sonorità sono stupende e prettamente postrock. Spirali sonore ammalianti sfociano in muri sonori di grande spessore ed ampiezza e la mente va a Radiohead, God is an Astronaut e Mogwai. Poi arriva Caught in a Web e qui l’inizio è proprio in stile Radiohead: profondo, ipnotico, penetrante. Anche il cantato fa pensare a diverse canzoni dei Radiohead.

Babel Fish propone un sound di respiro internazionale. Le loro bordate sonore sono studiate, meditate, prodotte con grande maestria. Il cantato di Gabriele Manzini è proprio suggestivo in Caught in a Web e ci attira in un mondo immaginifico.

Clear and Wide continua nel solco della precedente e sembra voler approfondire il “discorso”. Altre sonorità postrock arricchiscono questo EP e ci impressionano tanto portando la nostra mente in luoghi “lontani” da noi. Qui come altrove ci sono anche sonorità indie rock ed alternative rock. Leggerezza ed incanto sono alcune cose alla quali la band sicuramente punta.

The Cliffs of Moher è il penultimo brano dell’EP e propone suggestioni sonore splendenti sotto forma di spirali sonore roteanti. Life Beyond the White Dwarf conclude il tutto con i suoi sette minuti e mezzo di malinconia di rara bellezza.

La luce e la leggiadria, oltre alla profondità, sembrano essere i temi dominanti in Babel Fish, un ep di grande poesia…Babel Fish sa come stupire i suoi ascoltatori con “giochi sonori” sorprendenti. C’è tanto talento in questa band che saprà come conquistare, nel prossimo futuro, il suo posto nell’Olimpo delle migliori band italiane underground…

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