Intervista a JAKE X

Made of Dreams è il nuovo singolo di JAKE X, cantante, musicista, songwriter, produttore e vocal coach. L’abbiamo intervistato per saperne di più…

Ciao JAKE X, vuoi parlarci di “Made of Dreams”, il tuo nuovo singolo?

Made of Dreams è il secondo singolo pubblicato a fine Novembre 2020 e parla della constatazione che, alla fine, siamo tutti fatti di sogni. Ciò che veramente ci motiva, ci spinge ad affrontare le difficoltà sentendo che ne vale la pena, è appunto un’illusione, un’aspettativa, un desiderio. Per me la cosa è molto personale in quanto per molto tempo, ho annichilito i sogni dentro di me e disprezzato i sognatori. Rendermi conto di come avevo torto è stata una propulsione fenomenale nella mia vita ed un’ottima ispirazione da mettere in musica.

Per chi ti ascolta per la prima volta cosa trova nella tua musica?

L’intenzione è che trovi un aggancio emozionale, un qualcosa che richiama il moderno ma anche ciò che è stato, così come ciò che verrà. Spero che si percepisca la cura minuziosa che ho nei confronti della ricerca, dei suoni, della composizione e dell’idea, in quanto ritengo che faccia la differenza nel consegnare intensità ed autenticità. Inoltre, mi piace sperare che uno non si focalizzi su che genere musicale potrà mai essere, ma che semplicemente si lasci trasportare ciò che è: un tutto, un flusso, uno scenario dove non ci devono essere limiti.

Raccontaci qualcosa di te: chi è JAKE X?

Mi presento come cantante, musicista, songwriter, produttore e vocal coach. Nella musica ci sono da quando avevo 8 anni quindi mi sento di dire che agisco semplicemente secondo ciò che sono: una persona la cui visione dell’esistenza è di per se stessa artistica, spirituale e introspettiva. La musica è la forma d’arte che mi permette di vivere ed esprimere tutto questo.

Il tuo esordio discografico è avvenuto nel 2019 con il singolo “Ship Sailing Nowhere”. Come è nato? Quale ricerca musicale c’è stata per arrivare al brano che possiamo ascoltare su Spotify?

E’ nato una notte mentre ero su un aereo verso il Sud America. Dopo anni fatti ad elogiare la (mia) programmazione, pragmatismo e concretezza pratica, mi ero accorto di come non mi avevano portato verso un reale benessere e felicità ma che quest’ultime le avevo trovate invece nella sensazione del perdersi. Ti trovi a correre per anni desiderando quello che fanno altri e vivere/inseguire il riflesso delle vite degli altri. Perdermi e non avere una meta (e quindi di fatto rompere con quella frenesia dell’imitazione) è stata una benedizione. La ricerca musicale è durata veramente tanto (più di un anno); sapevo che sarebbe stato il mio primo singolo ma, come tutti i perfezionisti, non ero mai sicuro che il sound incarnasse tutto ciò che volevo dire di me, la prima volta mi fossi presentato al mondo. Ho ascoltato veramente di tutto e cercavo di prendere spunto da ogni cosa che ascoltassi.

Vuoi parlarci del tuo processo creativo? Come nascono i tuoi brani?

Mi piace sperimentare. Mi piace cambiare prospettiva e stimolare la mia creatività in svariate maniere. A volte è la scrittura di un testo attendendo il crepuscolo dentro una grotta, a volte tracciando una linea musicale che si agganci ad un’emozione che voglio trasporre in suono, a volte è un “flusso di coscienza” piano e voce. Sono quindi un “cane da tartufo” costantemente alla ricerca di ispirazione, soprattutto dalla vita reale, dalle persone, dalle conversazioni. L’essere umano è al centro delle mie tematiche, quindi lo è anche e soprattutto nelle fasi di creazione.

Quali difficoltà incontri quando vai a proporvi nei locali? Hai avuto esperienze di Live in Italia e all’estero? Quali le differenze gestionali?

La mia attività live è cominciata intorno al 2000/2001. Ho sempre suonato tanto nei locali e nella decade 20/30 ho fatto anche tour molto importanti (non come JaKe X) all’estero con artisti di spicco mondiale. Sicuramente proporre musica inedita nei locali in Italia è molto difficile. Mediamente siamo una nazione dove non c’è voglia di uscire di casa per andare ad ascoltare musica inedita, mentre la proposta della cover o del tributo fa numeri importanti. All’estero è molto diverso. In Sudamerica ho visto gente che viveva con 300 euro al mese spenderne 20 per entrare al mio concerto e spenderne altri 20 per il merchandise. E’ un fatto culturale. Ecco perché non ce l’ho neanche tanto coi gestori dei locali italiani. Il gestore è un imprenditore e come tale anche lui deve arrivare a fine mese: se comprasse una birra la quale non è molto conosciuta e poi alla fine i clienti vanno da un’altra parte, smetterà di offrire ciò che è nuovo in favore di ciò che è conosciuto. Il fruitore ha molto più potere di quanto creda (se lo volesse usare bene).

Per i prossimi mesi cosa hai in cantiere?

A metà 2020 ho in programma l’uscita del mio primo full length per il quale farò uscire almeno un singolo con videoclip. Potrei far uscire un altro singolo prima dell’album, non è ancora deciso. Sto poi passando all’organizzazione di un tour nella seconda parte dell’anno. Le premesse sono molto buone, vi dirò di più quando la cosa si concretizza.

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