Intervista a From the dust returned

1)Benvenuti su System failure. Come si è formata la vostra band? Suonavate in altre band prima? Insomma raccontateci tutto…

Ciao! La band si è formata alla fine del 2015. Alex aveva dei brani pronti ed ha cercato di creare una band che potesse esprimere al meglio le sue idee. Purtroppo ci sono stati molti cambi di formazione, dettati da impegni personali di ciascun membro, lavoro, famiglia, ma alla fine la formazione si è saldata durante le registrazioni del disco e da qualche mese con il rientro di Andrea alla batteria, membro con cui Alex ha fondato la band. Ognuno di noi proviene da altre band, con cui milita tuttora, Marco è il cantante dei Sumera, Andrea il batterista dei Southern Drinkstruction e dei Corpsefucking Art, Danilo il tastierista dei Graal, Miki ed Alex sono membri degli A.E.M.

2)Come è nato il nome della band?

Il nome della band nasce da un’idea di Marco, che volle ispirarsi ad una novella fantasy di Ray Bradbury “From the dust returned” (2001). Diversi furono i motivi che lo spinsero a proporre questo nome, che piacque particolarmente a tutti. Pensando al momento davvero difficile da cui stava uscendo Alex, pensando alla voglia di alcuni membri della band di rimettersi in discussione con questo nuovo progetto, così Marco trovò interessante questo nome.

3)E invece come nato “Homecoming”? Ci sono state difficoltà a registrarlo? C’è qualche particolare aneddoto da raccontare?

La difficoltà più grande incontrata nella registrazione di “Homecoming” fu il dover registrare nuovamente tutto l’album da capo, dopo che le registrazioni andarono completamente perse. Sconfortante. L’album nasce da alcune idee di Alex in cui voleva far confluire, in fase realizzativa, il background musicale di ciascun membro. Il nome dell’album, in linea con il nome della band, si rifà ad un capitolo dell’omonimo libro di Bradbury, Homecoming.

4)Ci parlate della cover di questo Ep?

Il fulcro della cover è l’albero, che rappresenta la psiche umana, il centro delle tematiche del disco. Ogni ramo è una sfaccettatura, un meandro, una sfumatura della psiche. In Homecoming affrontiamo alcuni problemi della psiche umana, quali la schizofrenia, la depressione, la clinofobia, lo sdoppiamento di personalità, la filofobia ed ognuno di questi disturbi è un ramo di quell’albero.

5)Quale è la traccia di Homecoming alla quale siete particolarmente legati?

Difficile dirlo, perché siamo legati ad ogni traccia per diversi motivi, ma forse “Wipe away the rain” è una di quelle a cui siamo più legati, perché è stato il primo brano che ha preso vita in questo progetto, è quello con cui abbiamo capito quale genere avremmo affrontato e con quali atmosfere. E’ stato un po’ l’apripista insieme ad “Harlequeen”.

Ho letto che Homecoming cerca di fondere la personalità musicale di ogni membro della band…Che mi dite a riguardo?

Ognuno di noi è nato con ascolti diversi che hanno segnato la propria crescita musicale e che ne hanno condizionato in qualche modo le scelte artistiche, portando ognuno di noi a misurarsi con diversi generi. Alex voleva che tutto questo si sentisse. Lo spirito, le scelte, le capacità di ognuno nel fare ciò che meglio conosce e ama. La cosa interessante è il tentativo di adattare il proprio modus ad un genere diverso da quello con cui solitamente ci si misura. Marco proviene dal Grind-hardcore, Andrea dal Death, Miki dal Black metal, Danilo è un amante del prog anni ’70, Alex un tenore. Riuscire ad immergere tutto questo nel progressive è decisamente stimolante e lascia ad ognuno lo spazio vitale per muoversi in ogni brano come meglio crede.

7)Di cosa parla Homecoming?

Come dicevamo prima, Homecoming parla di psiche o meglio di alcuni disturbi della psiche. La mente umana offre una quantità infinita di spunti ed è fonte inesauribile di interesse. Ciò che la mente può creare nel bene e nel male è qualcosa di straordinario. Siamo sempre stati affascinati dalla psiche, ma soprattutto dai suoi lati oscuri e la parte per noi ancor più interessante e stimolante sta nel tentare di creare le problematiche causate da questi disturbi attraverso la musica. Suggestionare l’ascoltatore. Non tutti comprendono in tempo reale il testo in inglese, quindi cerchiamo di usare la musica per trasmettere le emozioni e le sensazioni create da queste “malattie”. Questo a volte comporterà cambi repentini, altalenanti, improvvisi, soprattutto creerà un costante dualismo tra gli strumenti, tra le voci, tra le atmosfere, così come accade tra psiche e disturbo, tra persona e mente.

8)Chi si è occupato del songwriting?

I brani sono stati scritti tutti da Alex e sono stai arrangiati insieme a Danilo e Miki. Anche se le idee e le guide dei brani sono di Alex, ognuno di noi ha ampio margine di espressione.

9)In quale festival italiano o straniero sognate di suonare? Dove vi vedete fra 5 anni?

Parliamo ovviamente solo di sogni, ma Be Prog! My friend sarebbe una cosa meravigliosa vista la levature delle band che vi partecipano! Fra 5 anni? Non ne abbiamo idea, Alex è decisamente molto mutevole…

10)Quale è il messaggio o i messaggi che volete trasmettere al vostro pubblico?

La cosa che più ci preme è cercare di sensibilizzare il pubblico all’ascolto. Tornare ad ascoltare un disco per comprenderlo, per capirlo, per carpirne ogni sfaccettatura possibile, pensando che probabilmente in ogni scelta musicale ci sia un perché, una motivazione e sempre un messaggio da recepire.

11)Per concludere la nostra chiacchierata, spiegateci, con una sorta di appello, perché il pubblico dovrebbe ascoltare proprio la vostra musica?

Perché ha qualcosa da dire, magari non nel modo corretto, questo non possiamo saperlo, ma ha sicuramente molto da trasmettere. Cerchiamo di farlo a modo nostro, in maniera quasi teatrale, proprio per provare ad accompagnare” il pubblico all’ascolto, come fosse un racconto.

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