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Intervista a The Unfinished Music Research Programme

Benvenuto su system failure. Ci puoi parlare del tuo percorso artistico?

Il mio percorso artistico è iniziato con un insana ossessione feticistica per il pianoforte e in Beethoven in età pre-adolescenziale, cercando di scimmiottare composizioni classiche su una tastierina Bontempi o sul pianoforte di un mio compagno di scuola. Mia madre mi ha poi trasmesso la passione per la chitarra che ho iniziato a strimpellare da autodidatta. Poi ascoltando i dischi della psichedelia californiana che mio padre suonava in salotto, ho iniziato ad appassionarmi al rock psichedelico e ho formato le mie prime band. Dopo di che è iniziata la folgorazione/ ossessione di registrare e alterare suoni…mi sono appassionato di missaggio e tecniche di registrazione, con una particolare interesse per il sound design, in particolare quel tipo di sound design che si trova nei film di David Lynch e nel cinema di Jacques Tati.

Come è nata in te la passione per la musica?

La passione per la musica è iniziata in solitaria ascoltando montagne di dischi nell’impianto stereo di mio padre e si è poi sviluppata ed evoluta in un esperienza sociale, condividendo ascolti con amici e formando band e progetti musicali… La musica mi ha aiutato ad affrontare problemi e momenti difficili e tutt’ora mi permette di comunicare ed esprimermi al meglio…permette ad un introverso cronico come me di sfogare la mia creatività e di creare connessioni con gli ascoltatori.. che nella vita di tutti i giorni fatico a creare.

Come nasce una tua canzone? Ci puoi parlare del processo creativo alla base?

Per me il processo di composizione, registrazione e missaggio di una traccia si sovrappongono e si interlacciano. É un processo fluido fatto di preparazione e di affinamento principalmente della mia sensibilità di ascolto: è necessario per me lasciare decantare le idee che registro per poterle giudicare e far funzionare.

Ho imparato le basi del missaggio e della registrazione in Italia, con Claudio Rovagna”. Puoi approfondire queste parole?

Ho frequentato un corso di fonica e missaggio con il mitico Claudio Rovagna, fonico Rai, pianista e compositore: ho imparato con lui le basi di missaggio e tecniche di registrazione, ho poi approfondito le mie conoscenze frequentando Masterclass in Inghilterra e lavorando in vari studi di registrazione come assistente.

Che strumentazione usi per l’elettronica?

Faccio largo uso di soft synths, Teenage Engineering Pocket Operators, Korg Volca keys e vari samplers.

Abbiamo recensito “Engrams”. Ci parli della genesi di questo progetto?

Engrams è iniziato come un esperimento: dopo aver letto il libro “The Holographic Universe” di Michael Talbot e dopo aver scoperto la serie di dischi Environments di Irv Teibel ho deciso di cimentarmi in composizioni che aprissero mondi evocando immagini e sensazioni astratte.

Chi ha realizzato l’artwork dell’album?

Ho realizzato l’artwork dell’album e i tutti i teasers : sono appassionato di grafica e cinema e mi piace avere il totale controllo creativo dei miei progetti. Soltanto nel caso del singolo ‘De Palma’ tratto dal mio primo lavoro, ho affidato la grafica ad un artista di ‘glitch art’ di Manchester che si fa chiamare No no no no no, molto talentuoso il ragazzo.

C’è una canzone che preferisci di questo album?

Considero “Engrams” un concept album, ed è molto difficile per me avere preferenze quando si tratta del mio materiale…non so come spiegarlo… mi piace sorprendere per primo me stesso.. e cerco di gravitare verso scelte di suoni e combinazioni di frequenze che creino tensione e mistero.

Tu produci musica elettronica. Secondo te quali sono le frontiere di questo genere assolutamente da abbattere?

Ho sempre considerato la musica elettronica una sorta di laboratorio e cantiere a cielo aperto per innovazione e per abbattere barriere che altri generi musicali faticano ad abbattere perché chiusi in formule o limitati da soluzioni melodiche di genere…Nella musica elettronica non ci sono note sbagliate o errori, la musica elettronica è in continua mutazione.

Siamo in un mondo in crisi economica, climatica e sanitaria. Ebbene, in questo mondo, quale è il ruolo della musica?

Ti rispondo citando Frank Zappa:
Information is not knowledge.
Knowledge is not wisdom.
Wisdom is not truth.
Truth is not beauty.
Beauty is not love.
Love is not music.
Music is THE BEST.

Su quale palco o contesto sogni di suonare la tua musica?

Mi piacerebbe un sacco suonare un set in un contesto di meditazione di gruppo…me lo immagino in un planetario o in una località remota tra monoliti…un evento a metà strada tra il messianico, il New Age e un esperimento psico-acustico.

Ti hanno mai proposto una colonna sonora?

Per il momento no, e mi piacerebbe un sacco cimentarmi in un esperienza cinematografica o di video arte. Registi, fatevi avanti, sapete dove trovarmi!

Se la tua musica fosse una città, un quadro, un film o un libro?

Se fosse una città sarebbe la mia amata Londra: distopica, romantica, nostalgica e ipnotica. Se fosse un quadro sarebbe “L’impero delle luci” di Rene Magritte , se fosse un film sarebbe “Meshes of the afternoon” di Maya Deren e se fosse un libro sarebbe “Altered States” di Paddy Chayefski o “Ubik” di Philip K. Dick

Per finire, saluta i nostri lettori e dai qualche consiglio a chi sta cominciando a “smanettare” con synth e sequencer….

Non è mai troppo tardi per iniziare con synths e aggeggi elettronici: non esistono errori, solo barriere da abbattere e nuovi mondi da scoprire.

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