>>The Love Thieves parla della sua musica

1)Benvenuti su System failure! Ci raccontate la vostra storia fino a qui?

Chiara: Ciao System failure! Dunque, il nostro percorso musicale è cominciato con le prime band nel tipico periodo adolescenziale. Ognuno ha avuto percorsi con gruppi di diverso genere fino al 2011, quando ci siamo conosciuti all’interno di una band punkwave italiano in stile CCCP. In seguito, nel 2013, io e Francesco abbiamo sciolto il gruppo in questione e fondato i The Love Thieves, buttandoci a capofitto in un progetto che non sapevamo bene neanche noi dove ci avrebbe portato. Nel 2014 abbiamo lanciato il primo Ep s/t completamente auto-prodotto che ci ha permesso di fare qualche data fuori città. A Marzo di quest’anno abbiamo vinto il bando di concorso di Toscana100band, che ci ha finanziato l’intera produzione e stampa di “Soft” e nel quale siamo stati affiancati da Glauco e Simone alla batteria e al basso.

2)Come è nata in voi la passione per la musica?

Francesco: la passione per la musica è nata principalmente dalle nostre rispettive famiglie, nelle quali ci sono diversi musicisti e che ci hanno sempre spinto e spronato a tirare fuori il nostro lato artistico!

3)Come prendono forma le vostre canzoni?

Francesco: Essendo un duo elettropop, anche se adesso siamo stati affiancati da basso e batteria, nascono con le basi elettroniche. Io sviluppo la struttura di base e gli arrangiamenti di chitarra, Chiara si occupa delle melodie, dei testi e degli arrangiamenti dei synth.

4)E i testi?

Chiara: I testi li scrivo esclusivamente io e di solito mi vengono di getto, in base a quello che la canzone mi trasmette in quel preciso momento… Di solito studio la melodia e ci ricamo sopra un testo che si adatti bene a livello di metrica e che trasmetta il giusto significato.

5)Quali sono le vostre influenze musicali?

C/F: Le nostre influenze principali sono rappresentate da tutti quei gruppi della scena New Wave anni ’80, come Depeche Mode, The Cure, Bauhaus, Joy Division ecc. Sicuramente però risentiamo molto anche di gruppi più indie quali Metric, The Kills, Yeah Yeah Yeahs e band più noise/shoegaze come A Place to Bury Strangers, Sonic Youth ecc.

6)Ora parlateci delle sonorità di Soft…

Francesco: Soft è un disco che unisce sonorità pop e new wave, ma con qualche sfumatura Alt-rock e punk. Le canzoni sono nate prima come pezzi puramente elettro-pop ed in seguito riarrangiati per essere suonate da una formazione canonica. Il disco è caratterizzato da un ampio utilizzo di riverberi, chorus e sovrapposizioni vocali che creano un’atmosfera eterea e sognante.

7)Quale canzone di questo album preferite particolarmente?

Chiara: La mia canzone preferita è senza dubbio “The Island” perché parla di una persona a me molto cara ed è quella che trasmette meglio una serie di emozioni come rabbia, tristezza, ma a tratti anche speranza che rappresentano un po’ le sensazioni che proviamo tutti nella vita.

Francesco: La mia preferita è “Letter to you” perché è allo stesso tempo il pezzo più semplice e più complesso di tutto il disco. Abbiamo fatto un lavoro in studio molto interessante che è riuscito a donare una tensione ben precisa alla canzone, che si regge solo su un paio di accordi e un intreccio di voci molto bello.

8)Nella recensione abbiamo scritto: “In questa band synthpop, wave e alternative rock si fondono creando un amalgama impressionante”. Provate a commentare…

C/F: Sì, è proprio vero. Soft è un po’ il riflesso di tutto quello che ascoltiamo e che ci ha influenzato da sempre.

9)Dove vi vedete fra 5 anni?

Chiara: Spero non in un ufficio dove ero oggi! 🙂 Scherzi a parte, ci auguriamo di calcare molti palchi e di riuscire a vivere di musica, benché in Italia sia un’impresa piuttosto complessa.

10)Ci sono nuovi progetti in cantiere?

C/F: Sì, stiamo già componendo pezzi nuovi, non ci fermiamo mai!

11)Perché il pubblico dovrebbe ascoltare The Love Thieves?

C/F: Perché la nostra musica è sia frutto di influenze musicali piuttosto di nicchia ma è anche pop e abbastanza accessibile per tutti i tipi di ascolti. E poi perché facciamo quello che ci piace e quello che ci viene naturale, senza pensare troppo a quello che va di moda in questo momento.

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