>>Intervista per la band TRE CHIODI

1)Benvenuti! E’ un piacere intervistarvi per System failure. Quali sono le vostre principali influenze musicali?

Grazie di questa opportunità. Le nostre influenze sono tutte quelle che si sentono nel disco e che non abbiamo saputo filtrare meglio: il lavoro che facciamo è proprio quello di evitare di suonare musiche che ci sembri di aver già sentite da qualche parte. Nel nostro piccolo cerchiamo di essere curiosi e di stupire prima di tutto noi stessi, quindi non abbiamo gruppi di riferimento ma gruppi e sonorità che amiamo da non imitare.

2)Come è nata in voi la passione per la musica?

Per tutti e tre vale l’aver iniziato ad ascoltare metal e derivati in adolescenza; chi più verso il prog, chi più verso il black o il doom, siamo partiti da lì anche con gli ascolti fino ad arrivare all’elettronica, all’ambient o al cantautorato. Ascoltare musica è stato ed è ancora per noi un modo per conoscere il mondo e scoprire l’alterità.

3)Potete raccontarci come nascono le vostre canzoni? E i testi?

Le canzoni nascono in due modi diversi: partiamo da un’improvvisazione oppure da una tematica, da un approccio, da un’intenzione. Come già detto scartiamo molti riff, ore e ore di improvvisazione che registriamo e riascoltiamo, per tenere solo quello che resta nel corso delle varie prove. Alcune volte sedimentano per settimane, altre volte la canzone esce urgente e piena di identità fin da subito. Il testo di solito nasce in un secondo momento, dopo vari passaggi di improvvisazione. Assieme alla musica improvvisiamo il testo in una sorta di bozza, di direzione; poi testo e musica si assestano assieme, si stiracchiano come le ossa e i muscoli si adattano alla crescita l’uno dell’altro. Per ultimo lavoriamo sulle dinamiche, sulla poeticità, sul respiro del pezzo, e se serve rifacciamo tutto da capo. In ogni caso alla fine il pezzo sarà l’insieme di una musica, di un testo e di un’intenzione ben chiari.

4)Quando avete deciso di fondare il gruppo? Come è nato?

Abbiamo formato il gruppo più di due anni fa; ci siamo trovati in sala con vari musicisti che andavano e venivano a seconda di quello che si aveva voglia di sperimentare. Suonando senza pregiudizi o aspettative se non quelle di ricercare un benessere sonoro, ci siamo trovati noi tre.

5)Parliamo del vostro nuovo album “Murmure”. Come è nato?

È nato quando ci siamo accorti che nei nostri primi pezzi assieme parlavamo di parti del corpo. Abbiamo approfittato di questa vena tematica e l’abbiamo approfondita sia con letture sia parlando con persone che col corpo ci lavorano, o con gli amici, che nel corpo ci vivono da decenni. Come voi che leggete. Ci è sembrato interessante partire da un tema “di base” come quello somatico, e ci siamo buttati a capofitto.

6)Quale è la canzone di questo album di cui andate fieri?

Andiamo fieri dell’intero album, perché è un concept che unisce tutti i personaggi delle canzoni in un’unica narrazione; andiamo fieri perché ci hanno partecipato artisti e musicisti che apprezziamo molto e a cui vogliamo bene, andiamo fieri perché un’etichetta come Overdub Recordings si è appassionata al nostro progetto e ha deciso di fare la strada assieme a noi.

7)Ci sono nuovi progetti in cantiere?

Siamo ripartiti con la ricerca musicale; abbiamo la consapevolezza di album alle spalle e possiamo iniziare qualcosa di nuovo che vada oltre. Per ora non precludiamo nessuna strada, quindi è prematuro parlare di qualcosa in particolare.

8)Come è il vostro concerto perfetto?

È quando le persone che sono venute magari per il gruppo di punta stanno lì ad ascoltarci, non ci conoscono ma vogliono sapere quali sono le storie che stiamo raccontando. Ti fissano, ascoltano. La loro attenzione si percepisce tra le nostre mani. Si crea una complicità forte, forse perché alla fine parliamo della materia di cui tutti siamo fatti. Ci riconosciamo. Finora siamo stati fortunati, perché è capitato.

9)Tra tutte le nazioni e i festival dove vi piacerebbe suonare un giorno?

Non abbiamo in mente un posto in particolare, anche perché diventerebbe il prossimo obiettivo e ci dedicheremmo a raggiungerlo fino a quando ce l’avremmo fatta. Ma il nostro obiettivo ora è trovare uno strato più profondo di sincerità da indagare con la musica e i testi. Sotto la pelle, dentro le ossa. O forse dentro al cervello, o tra i ventricoli del cuore? Ci basta trovare il modo di essere nuovamente e onestamente diretti al punto, e ovunque suoneremo sarà il posto giusto.

10)Per finire, la parola a voi…

Vi ringraziamo per il vostro spazio e le belle parole dedicateci nella recensione di Murmure; speriamo che i corpi che hanno letto vorranno stare vicino ai nostri che hanno scritto, così da ritrovarci in uno spazio condiviso di musica e parole di cui far parte insieme.

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