Intervista a Max Deste: “Scrivere e fare musica per restare umani”

Quando il cielo collassa: scrivere e fare musica per restare umani nell’era dell’intelligenza artificiale

Con Quando il cielo collassa si conclude la trilogia Il diario come rimedio al disagio. Che libro è?

Quando il cielo collassa è probabilmente il mio romanzo più ambizioso, perché cerca di tenere insieme molte cose: la distopia (genere che caratterizza i miei primi due romanzi, “Show Surprise” (2013) e “Segui il tuo respiro” (2017), il romanzo storico, la metanarrazione, la meccanica quantistica, l’intelligenza artificiale e soprattutto una riflessione sulla scrittura. Ci sono due grandi piani narrativi, separati da circa un secolo. Nel futuro, nel 2039, alcuni sopravvissuti riemergono da un bunker dopo anni di isolamento e trovano un mondo che non riconoscono più. L’altro piano ci riporta invece alla prima metà del Novecento, tra Italia, Ticino e Parigi, seguendo un giovane scrittore ossessionato dall’idea di riuscire a scrivere il romanzo perfetto. A unire questi mondi c’è un manoscritto, ma soprattutto una domanda: che cosa resta dell’essere umano quando tutto ciò che considerava stabile comincia a crollare?

Il titolo, Quando il cielo collassa, richiama inevitabilmente l’apocalisse. Ma il “collasso” ha anche un altro significato.

Sì. Il riferimento è anche alla meccanica quantistica e, in particolare, all’idea del collasso della funzione d’onda associato alla misurazione. Nel romanzo utilizzo liberamente alcuni concetti della fisica quantistica come strumenti narrativi: la sovrapposizione degli stati, l’entanglement, le possibilità che convivono fino al momento in cui una di esse diventa realtà. Non volevo scrivere un trattato scientifico, naturalmente. Mi interessava trasformare queste suggestioni in letteratura. Anche una storia, prima di essere scritta, contiene virtualmente moltissime storie possibili. Lo scrittore, scegliendo, ne fa esistere una e abbandona tutte le altre.

Nel romanzo ritorna continuamente il tema della scrittura. Perché oggi è così importante continuare a scrivere?

Perché scrivere è un gesto profondamente umano. Significa scegliere una parola, sbagliare, cancellarla, ricordare qualcosa in maniera imperfetta, trasformarlo, attribuirgli un significato. In un momento storico in cui possiamo delegare sempre più attività alle macchine, credo sia importante domandarci quali azioni vogliamo continuare a compiere noi. Non si tratta di combattere l’intelligenza artificiale. Sarebbe ingenuo. L’IA farà sempre più parte delle nostre vite e probabilmente cambierà radicalmente il mondo del lavoro, la creatività e il nostro rapporto con la conoscenza. La questione interessante, per me, è un’altra: che cosa non vogliamo delegare?

E la tua risposta è la scrittura?

La scrittura, la musica, la memoria, il racconto. Tutto ciò che ci obbliga a confrontarci con noi stessi. Nel piano futuro di Quando il cielo collassa questo aspetto diventa molto concreto. I pochi esseri umani rimasti cercano di conservare la propria umanità attraverso i libri, la lettura e infine l’oralità. Quando una civiltà perde progressivamente i propri strumenti, rimane qualcosa di antichissimo: una persona che racconta e un’altra che ascolta. Siamo tornati attorno al fuoco, in un certo senso.

Quindi leggere diventa una forma di resistenza?

Assolutamente. Non una resistenza nostalgica contro la tecnologia, ma una resistenza all’omologazione e alla perdita della memoria. Leggere significa entrare nella coscienza di qualcun altro. Significa esercitare empatia, immaginazione, capacità critica. Nel romanzo, quando il mondo materiale è ormai compromesso, le storie acquistano un valore quasi biologico: servono a ricordare ai personaggi chi erano e, soprattutto, che cosa significa essere umani.

Nel libro, però, il rapporto tra uomo e macchina non viene rappresentato semplicemente come uno scontro.

No, perché credo che sarebbe troppo facile. Mi interessa molto di più l’ibridazione. Siamo già esseri profondamente tecnologici: affidiamo ai dispositivi la memoria, l’orientamento, le relazioni, parte delle decisioni quotidiane. L’arrivo dell’intelligenza artificiale accelera enormemente questo processo. Molti protagonisti del settore tecnologico immaginano nei prossimi anni trasformazioni radicali del lavoro e della società. Alcuni scenari sono straordinariamente positivi, altri molto più inquietanti. Quando il cielo collassa si colloca proprio dentro questa incertezza. Non dice “succederà questo”. Dice: se stiamo andando in questa direzione, che cosa vogliamo portarci dietro dell’Homo sapiens?

In questo senso il romanzo è anche un libro sul futuro dell’uomo?

Sì, e forse soprattutto sul suo “stato intermedio”. È anche il titolo di un brano della colonna sonora. I protagonisti del futuro si trovano sospesi tra ciò che l’essere umano è stato per migliaia di anni e qualcosa che ancora non sappiamo definire. Potrebbe essere un’evoluzione, un’ibridazione, oppure una perdita. Non sappiamo nemmeno se ciò che verrà dopo potrà ancora essere definito pienamente umano È una delle domande che più mi interessano: siamo alla fine di qualcosa oppure all’inizio di qualcos’altro?

Accanto alla scrittura c’è da sempre la musica. Anche questa trilogia possiede una vera e propria colonna sonora, Omaggio al poeta.

Per me musica e scrittura non sono mai state attività realmente separate. Omaggio al poeta è la colonna sonora dell’intera trilogia Il diario come rimedio al disagio, che si conclude proprio con Quando il cielo collassa. Le canzoni accompagnano questo percorso narrativo e ne riprendono alcuni temi: memoria, identità, perdita, trasformazione, necessità di lasciare andare. In questo periodo sto portando questi brani dal vivo in una nuova veste acustica insieme a Luca Paterlini, chitarrista jazz straordinario. Abbiamo scelto di spogliarli, di lasciare molto spazio alla voce, alla chitarra, all’improvvisazione. Ogni esecuzione può quindi cambiare. Gli assoli di Luca partono da una struttura e conduco il brano altrove. Mi piace moltissimo perché restituisce alla musica qualcosa che rischiamo di perdere nell’epoca della riproducibilità perfetta: l’irripetibilità.

Perché il titolo Omaggio al poeta?

Perché il poeta rappresenta simbolicamente chi continua a creare anche quando sembra non servire più. Non necessariamente il poeta in senso stretto, ma chi scrive, compone, racconta, dipinge, inventa. In una società che tende a misurare tutto attraverso velocità, produttività ed efficienza, il gesto artistico possiede qualcosa di meravigliosamente inutile. E proprio per questo, forse, indispensabile.

Musica e letteratura diventano allora due modi diversi per dire la stessa cosa?

Direi due modi per resistere alla stessa cosa: alla perdita di senso.
Una macchina potrà probabilmente produrre testi e musica tecnicamente impeccabili. La questione che mi interessa non è stabilire se saranno migliori o peggiori dei nostri. La domanda è: noi continueremo ad avere bisogno di scrivere una poesia, suonare una chitarra, raccontare una storia anche quando una macchina potrà farlo più velocemente? Io spero di sì. Anzi, credo che dovremo farlo ancora di più.

C’è quindi una posizione anti-IA dietro Quando il cielo collassa?

No. Sarebbe una lettura troppo semplice. L’intelligenza artificiale è uno degli strumenti più potenti che l’umanità abbia mai costruito e può aprire possibilità enormi. Proprio per questo non possiamo limitarci alla questione tecnica. Se costruiremo sistemi sempre più autonomi e intelligenti, dovremo preoccuparci anche di ciò che trasmettiamo loro: filosofia, etica, dubbi, contraddizioni, memoria storica. Non soltanto dati e capacità operative. Se le macchine impareranno da noi, allora diventa ancora più importante decidere quale parte di noi vogliamo insegnare loro.

Alla fine, dunque, qual è il vero filo che unisce Quando il cielo collassa e Omaggio al poeta?

La memoria. Nel romanzo qualcuno continua a leggere mentre il mondo crolla. Nella musica qualcuno continua a suonare. Nel passato qualcuno continua a scrivere. Sono gesti fragili, quasi insignificanti rispetto alla potenza della tecnologia, delle guerre, delle catastrofi o dei grandi cambiamenti della Storia. Eppure sono proprio quei gesti ad averci permesso di arrivare fin qui. Forse essere umani significa anche questo: continuare a raccontare mentre il cielo collassa.

Quando il cielo collassa, quinto romanzo di Max Deste e terzo capitolo della trilogia Il diario come rimedio al disagio, è dal primo maggio in tutte le librerie e negli store online.
Autore: Max Deste — Titolo: Quando il cielo collassa — Editore: Ikonos, Bergamo — Anno: 2026, pp. 224

Tutte le opere dell’autore sono disponibili in tutti portali, tra cui Amazon: https://www.amazon.com/author/maxdeste

A partire dal 6 maggio ha preso il via la prima parte del tour di presentazioni, che entro novembre toccherà venticinque città tra Ticino e Nord Italia, con incontri che uniranno letture sceniche, dialogo con il pubblico e momenti musicali.

Biografia

Massimiliano De Stefanis, in arte Max Deste, è poeta e romanziere, oltre che critico, traduttore, cantautore e docente. Laureato in Lettere, ha collaborato come assistente all’Università di Losanna e come ricercatore al FNS, occupandosi in particolare della forma romanzo tra Otto e Novecento. È ideatore e coordinatore di progetti educativi e culturali legati alla scrittura, al teatro, ai social, alle nuove tecnologie e alla meditazione; per sette anni è stato inoltre direttore di un centro di meditazione, proponendo corsi e percorsi formativi. Le sue opere letterarie e musicali esplorano il rapporto tra memoria, identità e linguaggio e sono state presentate in librerie, scuole ed eventi culturali tra Svizzera e Italia.

Nel 2006 ha pubblicato Chiarori in una notte senza stelle, vincitore del primo premio del concorso poetico promosso dal gruppo editoriale La Repubblica–L’Espresso. Ha inoltre tradotto la biografia di Madame de Staël (2007) e pubblicato i romanzi Show Surprise (2013), Segui il tuo respiro (2017), Il desiderio di cadere (2022) e Lasciare andare (2024), riscritto nel 2026 in inglese e in francese con i titoli What I Could Not Leave Behind e Ce qui reste. È autore della trilogia teatrale per ragazzi Le metamorfosi (2011), delle colonne sonore Rumore e Omaggio al poeta, e di diversi album musicali. Ha inoltre pubblicato il saggio letterario Una lettura di Fontamara (2004) e il saggio storico-pedagogico Introduzione ai giochi pubblici nella Roma antica (2007).

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