Intervista a FRED GETS LOST
Fred Gets Lost è un progetto elettronico originario della Lunigiana, guidato dal duo composto da Francesco Mazzali e Diego Bergantini. Il loro debutto discografico, “E. Please Buy Your Seat”, segna l’inizio di un percorso sonoro e narrativo che si muove tra sperimentazione, tensione cinematografica e scrittura fuori dagli schemi. Il brano, primo capitolo di un album in arrivo nel 2026, introduce un universo in cui sound design e racconto si intrecciano in modo stratificato e imprevedibile.
Li abbiamo intervistati per approfondire meglio la loro visione dietro questo primo passo.
“E. Please Buy Your Seat” sembra più uno scontro che un debutto: è un momento preciso che avete vissuto o un punto simbolico da cui far partire tutto il progetto?
Entrambe le cose. Pensiamo che tutta l’arte prenda ispirazione da qualcosa di reale, e spesso di vissuto, e il nostro brano non fa differenza. Anzi, gran parte del lavoro è proprio riuscire a “inscatolare” tutto questo in qualcosa come una canzone. Nella nostra storia “E. Please Buy Your Seat” non è l’inizio del viaggio, ma un punto di svolta, un nuovo inizio, ed è anche per questo che l’abbiamo scelta come primo singolo.
Nel brano le voci esterne diventano quasi interne, come se il giudizio degli altri si fosse installato dentro: quanto è difficile distinguere tra ciò che siete e ciò che vi è stato detto di essere?
Il brano parla proprio del momento in cui le voci interiori smettono di essere un vincolo. C’è come un rigetto verso qualsiasi cosa che imponga un controllo, nonostante molte di queste cose vengano dall’interno. Possiamo dire che ora, con l’esperienza in un certo senso terapeutica della scrittura del brano, è diventato più facile distinguere le due cose.
Il vostro suono ha una forte componente cinematografica: quando lavorate a un pezzo, partite più da immagini e narrazione o dal suono puro?
Di solito scarichiamo un nuovo plugin e ci facciamo ispirare dal suono. Qui buttiamo giù le idee. Poi c’è anche una parte più cervellotica, in cui cerchiamo di fare ordine fra le varie idee per dare loro una forma. Ci piace usare grafici e disegni per visualizzare l’andamento emotivo e musicale di un pezzo, per essere sicuri di riuscire a trasmettere quello che vogliamo.
Avete influenze molto ampie, dalla musica classica all’hip hop: c’è qualcosa che invece rifiutate deliberatamente, un confine che non volete attraversare?
L’unica vera barriera è andare verso qualcosa di troppo concettuale, che non è più comprensibile senza una spiegazione. Al di là di questo, ci piace rubare da ogni genere, cercando di dare un contesto che renda fruibili anche le cose più sperimentali. Ascolterete presto a cosa ci stiamo riferendo.
Che tipo di evoluzione o rottura dobbiamo aspettarci andando avanti?
Ci piace pensare che le prime cose che sentirete siano scorci di una storia più ampia, una lunga evoluzione, che poi è quello che sarà l’argomento centrale del nostro lavoro. Più che una linea stilistica chiara, la nostra musica vuole essere una storia, un viaggio. Questo singolo è come il trailer di un film, ma del film non vogliamo fare spoiler.
Portare un progetto così costruito e stratificato dallo studio al live è sempre un rischio: cosa succede ai vostri brani quando salgono sul palco? Restano fedeli o cambiano forma?
I pezzi restano fedeli come struttura. La versione in studio del progetto è molto elettronica, ma nei live, la scelta di usare strumenti più “tradizionali” porta a una sonorità diversa. Potremmo proporre i brani live mantenendo esattamente lo stesso suono delle versioni in studio, ma riteniamo fondamentale l’esperienza della musica fruita veramente dal vivo. Per noi anche questo adattamento è sperimentazione, in cui siamo aiutati dai nostri incredibili musicisti (anzi, dovremmo dire i musicisti di Fred) che sono Fabio Mano, Luigi Olivato, Francesco Masetti e Nicola D’Auria.
Instagram: https://www.instagram.com/fred.getslost