Intervista a Alma Fred
Dopo la pubblicazione di “SOS Cutro”, il nuovo singolo ispirato alla tragedia del naufragio avvenuto al largo delle coste calabresi nel febbraio 2023, abbiamo incontrato Alma Fred per approfondire la visione che accompagna il suo progetto artistico. Un’occasione per parlare non solo della canzone, ma anche del modo in cui nasce la sua musica, del rapporto con l’attualità e delle prospettive future.
“SOS Cutro” nasce da un fatto di cronaca, ma cerca anche di parlare a chi ascolta. Quanto è importante, per te, che una canzone continui a generare domande anche dopo la fine dell’ascolto?
In un mondo ideale sarebbe importante che una canzone raggiungesse il proprio scopo, più questo è elevato e autentico. E sappiamo bene che invece, di norma, lo scopo è generare ascolti e hype. Che tendenzialmente si raggiungono con canzoni orecchiabili e spensierate, proprio perché la musica è diventata sostanzialmente puro mezzo di svago e di alleggerimento emotivo e mentale. Quindi riuscire davvero a generare domande nell’ascoltatore è una missione tutt’altro che semplice. E poi, a queste domande bisogna anche saper rispondere, possibilmente nella maniera migliore. Altra dinamica per nulla scontata. Quindi sarebbe importantissimo, e chi può contare già su una fanbase solida e importante, potrebbe e forse dovrebbe approfittarne. Benché in realtà, anche gli artisti più affermati, temono di perdere seguito, causa soprattutto l’imprevedibilità del mondo dei social, dove tutto è esponenziale, nel bene e nel male.
Hai mai ricevuto un messaggio o un commento da parte di un ascoltatore che ti ha fatto capire che il brano aveva raggiunto il suo obiettivo? C’è una reazione che ti è rimasta particolarmente impressa?
Onestamente ho notato che, soprattutto sui social, argomenti come questo tendono a generare due reazioni opposte: o scatenano polemiche e scontri, oppure finiscono per disincentivare qualsiasi forma di confronto e interazione. Da parte degli ascoltatori sono arrivati solo pochi, ma graditi, commenti. Va detto anche che i miei principali canali social sono stati hackerati, e questo ha inevitabilmente limitato la diffusione del progetto. Il riscontro che mi ha gratificato di più è stato quello di un giornalista, perché dimostra che il messaggio del brano è stato colto nella sua intenzione. Nel complesso, almeno per quanto riguarda la mia esperienza, è un quadro piuttosto indicativo di quanto sia difficile far nascere un confronto su temi di questo tipo.
Pensi che un artista indipendente abbia oggi maggiore libertà nell’affrontare temi delicati rispetto a chi lavora all’interno dell’industria discografica, oppure incontri semplicemente difficoltà diverse?
Mi pare che un artista indipendente oggi abbia grande libertà di sparare a salve, gli unici proiettili che farebbero del bene. Chi ha le munizioni vere, invece, le usa, o è costretto ad usarle, sparando in aria come a Capodanno e sperperando l’arsenale per futili motivi. Migliaia di morti in mare o sotto le bombe, o il prezzo dei combustibili che sale non sono ancora sufficienti per ristabilire l’ordine di importanza delle cose, fra chi non rischia oggettivamente nulla. Mi verrebbe da dire che lo spartiacque venga determinato dal nostro istinto di sopravvivenza. Ci svegliamo dal torpore solo quando questo viene chiamato in causa. Cioè quando è sostanzialmente troppo tardi.
Nel realizzare un progetto come “SOS Cutro”, qual è stato l’aspetto più complesso da gestire: l’equilibrio artistico, il peso emotivo della vicenda o il timore di essere frainteso?
Il brano è volutamente molto esplicito. È stato proprio il peso emotivo della vicenda a renderlo tale, sia nello storytelling sia nell’intensità della sua componente drammatica. Il timore di essere frainteso si è presentato soprattutto in relazione ad alcuni passaggi, anche per via dell’energia musicale che caratterizza il brano, più che nel suo significato complessivo. Credo però che un ascolto attento permetta di coglierne con chiarezza l’intenzione e il messaggio.
Viviamo in un’epoca in cui tutto sembra consumarsi molto in fretta. Ti piacerebbe che “SOS Cutro” venisse ascoltata come una fotografia di un momento storico o come un brano capace di mantenere il proprio significato anche negli anni?
La fotografia di un determinato momento o avvenimento storico, se sufficientemente efficace a livello rappresentativo, va inevitabilmente a integrarsi nel mosaico temporale del contesto a cui si riferisce. Mi pare piuttosto fisiologico. La connotazione peculiare del brano è evidente, ma i presupposti, le motivazioni e le problematiche sono allo stesso tempo riconducibili ad un periodo storico decisamente ampio e dilatato nel tempo. In sostanza, le due dimensioni convivono: non avrebbe senso separarle, così come non avrebbe senso riconoscerne soltanto una.
Se potessi riassumere in una sola frase ciò che speri rimanga a chi ascolta “SOS Cutro”, quale sarebbe?
Chi ha il privilegio di spostarsi in totale libertà, magari anche solo per svago, non può, in coscienza, schierarsi contro chi invece è costretto a farlo in qualunque modo e a qualunque rischio, semplicemente per necessità o per sopravvivere.
Prossimi progetti?
In contesto musicale, altri brani incentrati su temi sensibili, ed eventualmente anche interconnessi. “Grand Hotel Gaza” sarà il prossimo singolo, anche se ovunque ci si volti, è sempre più difficile scegliere dove posare lo sguardo.