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Vanterrania – Electrowave

“Datawave”, apripista del disco, ci porta dei flanger assurdi che sono uno dei tratti distintivi della musica di Vanterrania. Sonorità new wave/dark gothic contraddistinguono questo pezzo come tanta musica di questo artista siciliano. Con “Elektro” siamo più in territorio alieno/sci fi con sonorità ambient che affiorano insieme a sperimentazione di indietronica. Alcuni refrain sono proprio niente male in questa canzone che spinge la nostra mente a viaggiare. “Cube” è proprio oscura, notturna con le sue sequenze ripetitive ed ipnotiche. Sembra voler dettare il ritmo al battito del nostro cuore.

“Guardrail” sembra un electro funk mixato con qualcosa di minimal psych electro. Un pezzo che secondo noi “gasa” tanto e ci spinge senza dubbio a ballare ma ci graffia pure con alcune sue sonorità marziali. Ascoltando Vanterrania oltre che pensare ad altri suoi dischi precedenti pensiamo pure ad Apparat o Ellen Allien o ancora ad Aphex twin di alcuni suoi lavori super viaggianti.

“The metal industry” è a dir poco stupefacente: una sorta di droga per chi ama sonorità industrial tanto ferrose. Inoltre la sua velocità ci spiazza dopo quello che abbiamo ascoltato prima. Non manca una certa ispirazione noise ed un qualcosina che manda la testa ai mitici Nine Inch Nails. Inquietante come canzone, davvero, per alcuni suoi tratti dissonanti. Un martello pneumatico… “Power plant” ci offre altri refrain ipnotici e marziali: molto pungente come canzone. Sembra un arricchimento o divagazione della canzone precedente. Anche qui come non pensare ai Nine Inch Nails. Poi alcuni tratti della canzone ci lasciano proprio esterrefatti.

Con “Temptation” si torna a viaggiare con la testa con kick leggero e refrain “ossessivi” tipici della produzione di Vanterrania. Anche qui molto da colonna sonora di film di fantascienza. “The gold factory” è un altro colpo nello stomaco super indovinato: uno dei migliori pezzi insieme a “The metal industry”. Quando Vanterrania decide di essere “veramente industrial” ci scaraventa al muro! Sorprendenti i bagliori sonori che arrivano ogni tanto. Questa canzone fa pensare a qualche scena della trilogia della celeberrima saga di Matrix.

Con “Fortuity” tornano i flanger “massivi” ed un’atmosfera ancora inquietante. “The pine” ci spinge ancora a ballare e a sbatterci: una song proprio da club anche se arrivano delle sonorità lynchyane andando avanti nella canzone. La title-track “Electrowave” ci porta delle sonorità stridenti e altri flanger sferzanti che disintegrano tutte le nostre “certezze”. “The rip off” sembra stato estratto dalla colonna di “Blade Runner 2049”. Tanto notturna anche questa come pure “esistenziale”. Infine c’è “Parkland” che sembra complementare alla precedente, una sorta di approfondimento.

Vanterrania con “Electrowave” ci offre la sua metropoli sonora postmoderna di stampo tecnologico e psichedelico. Ascoltando questo disco viaggiamo nella realtà virtuale di un’ipotetico videogame di totale immersione. Non ci sono “punti di riferimento” in questo disco: va ascoltato tutto di un fiato. Dobbiamo solo perderci nell’universo sonoro magnifico e cangiante di Vanterrania e trovare chi è simile a noi, le poche anime elette che rigettano il mondo fangoso e materiale alla ricerca della verità e della sublimazione spirituale…