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>>Una “primavera europea” è auspicabile ?

Assistiamo ogni giorno come spettatori passivi ad una tragedia quotidiana: disoccupazione alle stelle, diritti da tempo conquistati che vengono revocati, lavoro precario in crescita, produzione industriale in calo, il numero dei cassintegrati che cresce sempre più etc.

Lo stato sociale attuale è messo in discussione in nome della crisi: a causa della crisi “vanno avanti” riforme impopolari e le ricchezze si concentrano sempre più nelle elite economiche che governano il mondo.

Eppure in pochi si ribellano e mostrano il loro dissenso a questa dittatura della finanza e dei mercati.

Mentre in Spagna molti scendono in strada per manifestare il loro malcontento e la loro disperazione per la situazione attuale moltissimi altri sono inerti e passivi verso questa situazione.

Un contesto come quello attuale avrebbe dovuto scatenare una stagione di lotte almeno paragonabile a quella del ’68: invece la “spinta propulsiva” è abbastanza minore.

Certamente il 2011 è stato un anno denso di proteste e il 2012 non sembra da meno: ma sono poca cosa rispetto ad altre stagioni di lotta.

Un giovane europeo su cinque è disoccupato come riportano molte fonti e in alcuni paesi come la Spagna uno su due.

Che succederà se l’Europa intera non si farà carico di questa situazione?

In futuro è prevedibile una nuova primavera europea come in passato?

Solo il futuro potrà rispondere a queste domande in modo esaustivo ma già possiamo osservare ciò che succede in Spagna e prendere indicazioni.