Un velo – Maria Angeli e l’elettronica sussurrata

Maria Angeli ha sempre manifestato un rapporto simbiotico con l’arte: studente di canto e flauto alla Filarmonica Romana in tenera età, ha poi vissuto a Londra 20 anni dove ha studiato recitazione per poi tornare alla musica. Lì ha scoperto la house, ha cantato in giro per i clubs , fino al trasferimento a Berlino, dove ha approfondito il jazz. Insomma, basterebbero questi elementi a capire che l’esperienza ha avuto un ruolo determinante nella formazione dell’artista romana, ma non possiamo non dire che Maria Angeli è la figlia di Franco Angeli, scomparso a 53 anni, pittore di genere astratto-materico e membro della Scuola di Piazza del Popolo. Proprio lui le faceva sentire, in auto, le canzoni di De Gregori e di Dalla, che, unite alle tracce dei vinili della madre (Rolling Stones, Patti Smith e tanti gruppi rock 60/70) formavano una splendida combinazione.

Dal 9 novembre è disponibile online il videoclip di Un velo, singolo tratto dall’album Anyhow, unica traccia del full lenght cantata in italiano. Nel disco, il secondo da lei realizzato, questa artista propone un pop melodico che si unisce all’elettronica, ai synth e agli archi, e tra le tracce c’è anche Bette Davis, inserita nella colonna sonora della serie Netflix dal titolo “Baby“.

Un velo è il secondo singolo estratto, dopo Caught up in a Rush , con il video ambientato in una casa romana, impreziosito con abiti raffinati e monili epici. Nel nuovo singolo l’atmosfera si fa più sbiadita, e Maria Angeli si immerge nella memoria: nel video è inserito un esclusivo documento d’archivio, una ripresa in Super8 realizzata dal padre, Franco Angeli, a Selinunte quando Maria aveva 8 anni. La vediamo in pantaloncini e maglietta bianca, sullo sfondo c’è il tempio, e su questi ricordi aleggia la presenza del padre, colto, nel video, nel momento in cui dipinge. L’elettronica è soffusa, lascia emergere gli archi, il piano, il synth, la voce è evocativa, e le sensazioni evocate sono assolutamente mentali ed introspettive. Ricordare il padre vuol dire tornare all’infanzia, quando giocava ad arrampicarsi sulle rovine greche, oppure con i pupi siciliani. I tempi andati sono espressi perfettamente da questa musica che più che comunicare sembra sussurrare, ed il titolo coglie perfettamente l’essenza e la leggerezza della composizione.

Questo brano, prodotto ed arrangiato da Andrea Filippucci, suonato da Alessandro Omiciuolo (pianoforte) e mixato da Eugenio Vatta, rivela la notevole capacità di Maria Angeli di evocare sensazioni complesse attraverso una grande musica, e sicuramente questa artista avrà, in futuro, altre emozioni incredibili da esprimere, in modo “accennato”, così poeticamente….

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