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The Dark – Live, Create, Destroy

The Dark è una rock band formatasi in origine a Los Angeles(USA). Guidata dal suo frontman Brandon Ashley questa band cerca di recuperare sonorità rock anni 90(e non solo) con chitarre estremamente distorte con un uso di effetti abbastanza preponderante. Qui parliamo del loro album di uscita imminente dal titolo Live, Create, Destroy. System failure ha avuto il privilegio di ascoltarlo e quelle che seguono sono le nostre considerazioni a riguardo.

Canzoni come Bad Gentleman e Dirty Girl fanno pensare a formazioni come Foo Fighters e Velvet Revolver: infatti in queste canzoni si fondono benissimo alternative rock, hard rock e alternative metal. Rispetto alle band appena citate di sicuro il sound è più duro e distorto ma l’attitudine della band rispecchia i generi su citati. Il cantato(e non solo) in alcuni tratti di Dirty Girl fa pensare anche a Marilyn Manson o a Rob Zombie. L’influenza di questi ultimi è molto più palese in Black Flag. Qui arrivano suggestioni gothic e il sound assume connotati più industrial e metallici. Il cantato più tormentato e sofferto. I riff sono proprio pazzeschi in questa canzone, cosa che possiamo dire anche per altri pezzi di questo album.

In Kids of broken Kingdom ci sembra di rasentare qualcosa anche dei Muse, anche se a tratti. Anche qui pensiamo fortemente a Marilyn Manson e Rob Zombie. Alcune “rasoiate” oltremodo taglienti di questa canzone ti lacerano proprio il petto. Last day we kissed è tanto dolce ed evocativa in alcune parti. Poi arriva altra durezza sonora: infatti, in questa canzone, una delle migliori dell’album a nostro giudizio, i muri sonori sono davvero impressionanti, un vero e proprio macigno da valicare. Non mancano anche qui suggestioni gothic.

Product, Bleeding black e Cannibal offrono un alternative rock dalle tinte sempre fosche e dalle distorsioni stupende, in linea con il resto dell’album. Halo è un altro super-pezzone con i suoi refrain davvero esaltanti e la sua attitudine tra alternative metal, industrial ed alternative rock. Come non pensare anche ai White Stripes ascoltando i The Dark. Infatti il sound della band spazia, spesso, anche nel fuzz rock e nello stoner rock. Un ciclone travolgente anche In the end che ci porta verso la fine dell’album. Qui ci hanno impressionato gli stacchi e le pause sonore tanto azzeccati. Poi arriva l’elettrizzante Lost at sea e qui stacchi memorabili e refrain che lo è ancora di più. Canzone davvero tanto allusiva dove il cantato di Brandon diventa terribilmente irresistibile. Migliore pezzo dell’album a nostro giudizio, quello superbamente interessante che esprime in pieno l’estro gothic/dark della band. Una canzone che smettere di ascoltarla è un’impresa.

The Dark con Live, Create, Destroy si è preso addosso un impegno davvero gravoso, ossia tentare di mescolare alternative rock, hard rock, alternative metal, industrial, stoner e fuzz rock, impresa non da poco come vedete. Un mix che dire interessante è davvero troppo riduttivo. The dark rispecchia in pieno il nome della band con il suo estro oscuro che è il denominatore comune per tutte le sue canzoni insieme al fatto che gli effetti e l’elettronica la fanno da padrone in questa band. Queste due peculiarità rendono le canzoni abbastanza simili e l’ascolto dell’album tanto scorrevole oltre che incredibilmente esaltante, da far sobbalzare anche i più distratti. L’uso dell’elettronica imperante, come già abbiamo accennato, rende il sound della band muscolare: per noi The Dark è una sorta di “muscle car” dell’alternative rock, una macchina sonora che non lascia scampo…