Superportua – Resterai sempre uno

I SuperPortua escono dalle nebbie trevigiane nell’autunno 2011. Il loro progetto muove da derive post-rock sulle quali fermentano parole, immagini, divagazioni ed interferenze. I Superportua parlano della non-toccabilità dell’uomo, della difficoltà di stabilire un contatto significativo e del finale, inevitabile, incontro-scontro tra individui sigillati dentro i loro corpi senza futuro e senza fortuna. I Superportua vogliono essere una sincera manifestazione di questo nostro bel tempo scuro. Qui parliamo del loro album dal titolo Resterai sempre uno. System failure lo ha ascoltato e quelle che seguono sono le nostre considerazioni a riguardo.

Il disco in questione comincia con Corposcoglio con un basso duro e marcato e con sonorità tra dark wave e post punk che fanno pensare a certi CSI di Gianni Lindo Ferretti. Quanto è oscura questa canzone! Sia il cantato che alcuni passaggi sonori contribuiscono a rendere il tutto di grande effetto. Quasi verso la fine del pezzo la canzone rallenta con arpeggi di chitarra e un cantato tanto evocativo.

Poi arriva A-mantide. Qui abbiamo un beat al limite con il trip hop e ancora sonorità tanto dark che ci spingono a pensare a tanti nomi tra cui i The Cure. Anche qui il pensiero a tratti va ai CSI. Trame melodiche addolciscono il pezzo e lo rendono talvolta tanto ammaliante. Qui, come nel pezzo precedente, tante variazioni di ritmo che rendono la canzone tanto stimolante. Tra le influenze della band segnaliamo(come appreso da facebook) formazioni come HOPE YOU’RE FINE BLONDIE e I am titor.

Credervi santi è la traccia della quale abbiamo ospitato il singolo/video su System failure. In questa canzone si fanno avanti influenze gothic rock/post punk/new wave che fanno pensare a band come Joy Division, The Cure e The Sisters of Mercy. E’ questo il miglior pezzo dell’album, quello davvero intrigante dove musica e cantato sono in rapporto perfetto tra loro, quello in cui troviamo dei refrain che ti entrano nella mente e non escono più. Inoltre il pezzo offre un crescendo progressivo tanto esaltante.

Ecco allora Luce, canzone che comincia con una chitarra tanto post-rock. Anche qui tanto afflato darkeggiante. Molto poetica e romantica questa canzone. Una canzone che cede a tratti ad un certo cantautorato. Anche qui refrain che si stampano nella nostra mente come ricordi durevoli. Non solo la chitarra post-rock dell’inizio ma anche gran parte della canzone è post rock. Qui invece arrivano alla mente band del calibro di God is an astronaut.

Segue L’ultimo giorno – Di un’altra vita con il suo ritmo quasi tribale e con altre sferzate post-rock. Anche qui refrain di chitarra tanto azzeccati con altri di violino e diverse variazioni nell’incedere della canzone. Non mancano alcune parti di cantato “urlato”. Verso il finale la canzone diventa tanto mistica ed evocativa.

Permafrost è quella più enigmatica della serie con il suo violino iniziale. Anche questa canzone ci fa pensare a tratti ai CSI ma non solo. Qui come altrove l’influenza di un alternative rock all’italiana sembra di sicuro non sbiadita. Splendido l’assolo di violino di metà pezzo. Verso il finale c’è anche un assolo di sax a sigillare il pezzo in modo stupendo. Un’altra perla del disco Permafrost.

Con Secondo amore, poi, ci avviamo verso la fine del disco. Qui musica cantautorale si mischia con sonorità tra electro e dream pop, sonorità che offrono luci ed ombre. Poi c’è Non mi svegliare. In questo pezzo si comincia con un ritmo lievemente martellante e le sonorità sembrano andare nel solco della canzone precedente, una sorta di approfondimento del pezzo precedente con sonorità che questa volta sembrano meno darkeggianti. Un lirismo strabiliante attraversa questa canzone come la precedente, un lirismo che serpeggia per tutto il disco. Anche qui il violino recita una parte fondamentale. Sorprendente il climax verso il finale della canzone. Altra traccia davvero bella del disco in questione.

Si conclude il tutto con Il velo con il suo piano iniziale tanto austero. Piano che mano mano diventa più malinconico e sofferto. Poi entra il cantato e il mix piano-cantato trasmette ancora tanto lirismo. Entrano gli altri strumenti e il tutto diventa tanto toccante. Qui post-rock e musica cantautorale trovano il giusto equilibrio.

Cosa dire dopo aver ascoltato questo disco? I Superportua dimostrano tanto talento, ma davvero tanto e “Resterai sempre uno” è il loro fulgido manifesto. La loro è ricerca intellettuale sotto forma di musica. Essi riescono a fondere tante cose diverse fra loro, tante cose che non sono mai in contrasto ma in splendida armonia. Su System failure amiamo chi osa sperimentare e proporre un qualcosa di unico e speciale, un qualcosa che deve lasciare il segno. Ebbene, i Superportua con la loro musica lasciano un segno indelebile nella memoria dell’ascoltatore con impressioni sonore ottimamente congegnate e con tanta ricercatezza sonora che si unisce ad un infinito amore per le parole e per la poesia.

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