>>Someday – This Doesn’t Exist

Oggi parliamo di una band che viene da Torino e che porta il nome Someday. La band è formata da Daniele Bianco, Michele Fierro e Fabio Digitali. Qui parliamo del loro album di debutto dal titolo This Doesn’t Exist. Tra le influenze della band, come leggiamo dalla loro pagina facebook, ci sono artisti come Sparklehorse, The Smiths, Joy Division, Placebo, Sonic Youth, The Cure, Paolo Conte e La Crus. Dalla loro pagina facebook leggiamo anche che i testi di This Doesn’t Exist

raccontano di piccoli e (forse) banali episodi di vite comuni, avvolti da una musica che – pur essendo scarna e inquietante, malinconica e notturna – non dimentica mai le scariche elettriche del rock e la melodia scintillante del pop.

System failure ha ascoltato This Doesn’t Exist con attenzione e quelle che seguono sono le nostre considerazioni a riguardo.

In Clean Counch avvertiamo la presenza di sonorità che ci fanno pensare ad alcune canzoni dei Placebo. C’è malinconia in questa canzone, c’è un’atmosfera grigia attraversata da lievi luci che sono come gocce che scendono dal cielo e illuminano una notte apatica. Segue Forgotten e anche qui l’alternative rock/britpop/pop punk in stile Placebo continua a farci compagnia. In Forgotten si fanno avanti, però, anche suggestioni sonore noise rock che portano la mente a Sonic Youth. Queste parole appena pronunciate si possono usare anche per Jokes.

Poi arriva Last lesson, primo singolo dell’album in questione. Questa canzone ci offre impressioni sonore stupende e toccanti. Someday ci porta, con la sua musica, a fare un viaggio ipnotico dai colori sempre cangianti. Il loro sound è elettrizzante, è appassionante: ascoltarli è come fare l’amore con una condizione di tristezza/felicità e tale pensiero non può che portare alla mente le sensazioni che scatena un ascolto di alcune canzoni di The Cure. Shelters sembra continuare la canzone precedente, sembra volerla arricchire ed approfondire.

C’è melodia, c’è grigiore ansimante nella musica di questa band. Inoltre, si respira un terribile senso di alienazione ascoltando i Someday. Allo stesso tempo i nostri sembrano indicare la strada per liberarsi da quella alienazione con uno slancio nervoso ed audace e Waitings sembra chiarire queste nostre parole.

C’è anche gothic rock e Little choices ce lo ricorda. Ci sono esplosioni sonore come possiamo ascoltare in Maurizio(Little Star). Ci sono sonorità stridenti che non fanno male al sound complessivo della band. Ogni tanto, qua e là, spuntano striature new wave e postpunk. Infatti, la musica di Someday si presenta come eccezionalmente ricercata oltre che spregiudicata, a tratti.

Picture ci porta chiaramente a pensare ai Joy Division. Come non accorgersi che l’alternative rock che presenta Someday è proprio ammaliante, profondo ed intenso allo stesso momento. È un cocktail di sapori arrabbiati, incalzanti e poetici, sapori che possiamo gustare poco alla volta, gradualmente, nell’incedere delle varie tracce di questo album. Gliding chiude il tutto con tanta profondità e spessore. E’ come un sigillo di chiusura a questo splendido album dalle tante sfaccettature. Last lesson è di sicuro il miglior pezzo di questo album, a nostro giudizio.

I Someday non desiderano le masse. La loro musica vuole catturare i cuori di pochi ascoltatori con sonorità piene di passione e di intensità, sonorità che puntano diritto al nostro petto come alabarde lanciate da lontano. I Someday puntano ad un’eccentricità di una bellezza rara e sublime, un’eccentricità sofferente, tragica ma anche incredibilmente emozionante.

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