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SAINTAPOLLINAIRE: in uscita il 19 ottobre il nuovo disco “PRINCIPIANTE DELLA VITA”

Suona come un pomeriggio di fine estate, ha il sapore dolciastro della malinconia dei giorni passati e uno sguardo poetico rivolto verso un futuro fatto di puntini di sospensione Principiante della vita, il debutto solista di Saintapollinaire, al secolo Andrea D’Accico, chitarrista jazz brindisino autodidatta.

Il suo disco d’esordio è un viaggio lieve su note jazz tra ricordi, speranze e divagazioni intimiste che conducono sulle rive del lido di Santapollinare, la domenica al mare di tanti brindisini degli anni Sessanta e Settanta, un luogo simbolo di un passato sbiadito, ma ancora vivo nella memoria e località da cui prende il nome il progetto di D’Accico.

Lo sguardo del musicista in quest’album si rivolge a «un’epoca in cui non c’era gran che da fare, la gente viveva di poco e sapeva goderne, dove anni fa c’era quella spiaggia e si faceva il bagno, oggi c’è un’area industriale – spiega – la memoria si stratifica e il nome di quel luogo si intreccia con il titolo dell’album, “Principiante della vita”, un titolo che rimanda al sapersi accontentare, al sentirsi sempre principianti, vivendo senza grandi pretese, prendendo le cose come vengono, poi inaspettatamente da uno spunto, forse solo apparentemente casuale, qualcosa accade».

Racconta di poesia del quotidiano D’Accico, di parole dette a mezza voce, di un amore che sfugge, forse è già sfuggito e non si raggiungerà mai più, di silenzi e della noia in cui si scivola in certi pomeriggi pigri di una città sorniona. Il musicista strizza l’occhio alle chitarre Joe Pass e al cantautorato di nicchia di Joe Barbieri e Gian Maria Testa e racconta di sensazioni e sentimenti che sulle note di una chitarra jazz diventano universali, canzoni in cui c’è il riverbero delle atmosfere morbide di Fabio Concato e l’amore, tensione ideale che nelle pellicole di Won Kar-Wai, si fa sempre più struggente per poi rivelarsi illusorio, mentre le melodie hanno tutta la profondità delicata e la malinconia delle pagine di Haruki Murakami.

L’album si apre con un naufragio, quello della storia d’amore protagonista di Goodbye e prosegue con Bird, soprannome del grande Charlie Parker, che Saintapollinaire omaggia in questa traccia, prima di lasciare spazio a 98, una suite delicata dedicata alla nonna e Pelle scura, una canzone che è un miraggio d’amore ormai irraggiungibile, a cui segue Ho perso il gusto, dove la prospettiva di un futuro fa scivolare via la noia. Cuore dell’album è Lettera al signor Amore, dove la musica avvolge un testo che pare quasi una preghiera laica: Fammi evitare chi mente e ferisce/Rendimi immune alla sofferenza, una variazione su un tema – quello dell’amore – che attraversa l’intero album, da Pelle scura, al brano di chisura Saturno, la poesia: Esco dal buio rincorrendo i tuoi passi/senza paura io divento universo. Uno spazio sospeso prima di tornare alle relazioni con La Realtà e La città cambia come noi, un brano dove l’illusione ci accompagna già/verso la realtà, prima di avviarsi verso la title track Principiante della vita che chiude il disco.

L’album di Saintapollinaire è una piccola spirale liquida di saudade e contemplazione, che si apre con brani più semplici e orecchiabili, per proseguire in un crescendo di complessità compositiva e in una profondità autoriale, in cui i brani si fanno vini sempre più strutturati e sofisticati da degustare lentamente.

La cover dell’album Principiante della vita è pura suggestione emotiva, un quadro che Saintapollinaire immagina appeso nello spazio, raffigurante il musicista stesso che suona, davanti a un ragazza di schiena con le cuffie collegate alla chitarra.