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>>#OccupyGezi – 12/06 un’impressionante normalità

Alle 9 del mattino Via Istiklal, l’arteria pulsante del Centro di Istanbul che porta a Piazza Taksim, si presenta come tutti i giorni a quell’ora: furgonicini e uomini della nettezza urbana municipale che puliscono, mezzi per lo scarico e il carico delle merci, i carretti che vendono Simit e Caldarroste,persone che l’attrversano dirette al lavoro, i primi turisti che passeggiano; un impressionante normalità. Delle proteste,delle cariche, della caccia all’uomo che si è protratta fino a poche ore prima non vi è traccia. Provo una stretta al cuore: tutto quello che vi si è svolto in quelle che sono state due settimane di mobilitazione straordinaria, è scomparso: spariti i concentramenti spontanei, i cortei improvvisati, i banchetti, le bandiere, i manifesti, gli speach corner, i venditori abusivi….tutto è stato portato via velocemente, come l’odore dei lacrimogeni dalla pioggia, che è tornata dopo giorni di assenza straordinaria e contribuisce ad aumentare il mio smarrimento: possibile che tutto torni come prima?

Anche da Taksim è stato rimosso il rimovibile e lo sforzo è quello di cominicare il più possibile normalità: poca polizia, pochi blindati, il centro culturale Ataturk libero da striscioni e bandiere; mentre i cumuli di macerie , i resti delle barricate e il cantiere a cielo aperto fanno ormai parte del panorama quotidiano.

Quello che ridà un po’ di speranza è Gezi Park: nonostante sia stato assediato e bombardato di lacrimogeni per tutta la notte, la sua comunità è ancora in piedi. Chi dorme, chi pulisce, chi rimette in piedi i Gazebo, chi fa colazione. Poca gente, ma presente, positiva e già in azione.

Sono sollevata, ma tutto ciò è surreale: dove sono finite le decine di migliaia di persone che erano per strada questa notte? Come tollerare le violenze, le scorrettezze, l’assenza di umanità a cui abbiamo assistito nuovamente ieri? Come andare avanti, da dove si ricomincia per continuare a sanare questa democrazia malata?

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