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Nitritono – Eremo

“Re di pietra”, traccia di esordio del disco in questione, presenta una ritmica martellante che funziona da architrave per quintali di elettronica viaggiante e sonorità noise, il tutto dai connotati alieni ed ipnotici. Siamo mente-trasportati in un mondo sonoro lovecraftiano nel quale ci dobbiamo solo perdere ed inebriare grazie al sound onirico/surreale e tanto di impatto dei Nitritono.

“Samos” continua la serie con movimenti minimali di chitarra sempre tanto psych e magnetici, una canzone che rimanda a diverse cose sperimentali dei Pink Floyd mischiati con The Jesus and Mary Chain e Sonic Youth. La stra-bordante effettistica è ancora una costante insieme a climax sonori poderosi.

“Passo di terre nere” è una canzone malinconica che mostra, invece, una sorta di verve progressive rock psichedelica con impressioni post rock e noise, il tutto con pattern sempre tanto azzeccati. Come non pensare a God is an astronaut “sporcati” e resi più noise. Il songwriting ed il loudness sono davvero formidabili in questa band insieme alla ricercatezza sonora e all’esecuzione tanto ben calibrata. Nella canzone non mancano degli “scream” strozzati che contribuiscono a rendere il tutto ancora più suggestivo.

“Hospitales” è un intermezzo tribale che rompe il tema del disco e lo rende ancora più stimolante. Poi sopraggiunge “Bric costa rossa”. Anche qui il songwriting è congegnato ad arte per offrire all’ascoltatore un viaggio sonoro che sembra interminabile ed allusivo allo stesso tempo. Batteria e chitarra procedono paralleli come due amici che passeggiano in una radura. Poi ci sono le solite esplosioni sonore che piacciono tanto alla band, un duo di sperimentatori alquanto sfrontato e di “loquacità sonora noise” stupefacente. Come non notare qualche passaggio tetro che ci porta il pensiero a qualcosa di “arcaico” dei The Cure(Seventeen seconds) filtrato per la contemporaneità. Ancora screams a suggellare il senso di precarietà e il turbinio della musica. Molto spesso la band sembra, con il suo sound, sfociare anche in una sorta di doom metal, come succede a tratti in “Bric costa rossa”.

Termina il tutto “Costa da morte” con il featuring di Petrolio, “amico nella musica che conosciamo fin dai suoi primi esordi e che ci ha donato i suoi droni per l’ultimo pezzo”, come ci fa sapere la band. Nella sperimentazione dei Nitritono non può mancare anche una sorta di special guest per rendere il tutto ancora più magnificamente fragoroso e “magicamente ripetitivo”. Alcuni refrain, senza dubbio, ti penetrano nella testa come coltelli.

I quintali di noise dei Nitritono vanno solo amati da chi cerca un qualcosa di diverso nel panorama della musica indipendente italiana. Costoro intendono trasmetterci il loro “eremo interiore” ed un pezzo come “Costa da morte” sembra l’imprimatur giusto per sigillare un disco marziale come quello in questione. Ci sono dei limiti per la sperimentazione? Quale è il confine tra il suono e il rumore? Nitritono sembra dare risposte a questa come altre domande di noi che amiamo esagerare con gli ascolti, di noi che amiamo scavare, scavare e scavare ancora alla ricerca di piccole “pietre filosofali sonore”, pietre offerte da veri e propri alchimisti che da un medioevo metafisico giungono a noi come demiurghi creatori di materia sonora incandescente.