>>MoloChora – L’uomo sul ghiaccio

“Era il 19/04/2015 quando due filosofi-musicisti contemporanei, ovviamente sconosciuti e insignificanti, si incontrarono in una povera casa piena di disperazione, vino e sigarette. Dopo i primi due litri di vino versati cominciarono a suonare, gridare e percuotere tutto quello che avevano intorno. Dopo tre ore di delirio si accorsero che nella registrazione erano presenti sei “canzoni” che potevano essere dei buoni componimenti da perfezionare e pubblicare. Nel successivo anno i due continuarono ad incontrarsi , suonare e scrivere una storia, ovviamente triste, che sarebbe diventata l’oggetto dei loro testi. Quando le traccie presero una forma definitiva, i due cominciarono ad incontrarsi con un musicista elettronico contemporaneo che li aiutò nell’arrangiamento e nella registrazione di questo loro primo progetto”.

Ecco le parole che troviamo sulla pagina Bandcamp del nuovo disco dei Molochora, ossia L’uomo sul ghiaccio. MoloChora è un gruppo musicale che rientra nel filone del post-cantautorato come anche del post-rock.  System failure ha ascoltato il loro disco e queste che seguono sono le nostre impressioni.

Con Preludio, una sorta di intro, i nostri ci introducono ad atmosfere ghiacciate, atmosfere nelle quali l’individuo è smarrito: l’individuo è perso nelle lande desolate della disperazione, dell’angoscia, del tormento interiore.

Poi arriva La tua morte è commerciale ed entra anche una chitarra sommessa. Con questa come con la canzone precedente è chiaro che i Molochora puntano diritto al nostro io, alla nostra anima con la loro musica che è come un dardo infuocato dai colori oscuri, tenebrosi. La loro musica trasmette esistenzialismo, trasmette una malinconia infinita…trasmette anche tanta luce, la luce che arriva dal profondo…La tua morte è commerciale, come altre parti di questo disco, fa pensare ai CSI di Gianni Lindo Ferretti. E’ di sicuro la migliore canzone di L’uomo sul ghiaccio, la canzone dove si mostrano tutte le qualità di questa band.

Altro pezzo da citare assolutamente è Chora, pezzo con il quale si chiude il disco. Anche qui ci perdiamo in una bufera che ci sovrasta, la bufera della tristezza insanabile di chi vive ascoltando il proprio spirito. Qui si lanciano moniti sferzanti che sembrano arrivare da un mondo arcano ed ancestrale: è il mondo sonoro primordiale, primitivo, primigenio dei Molochora.

Il ghiaccio su cui ci portano i Molochora con la loro musica è il ghiaccio di un mondo contemporaneo nel quale il contatto e il calore umano vengono sempre più a mancare. Nella frenesia e nello spasmo della società dell’immagine e dei consumi, società nella quale il nostro spirito è calpestato e bistrattato, tutto diventa freddo ed asettico, come in un film di fantascienza alquanto sinistro ed inquietante…

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