Mission Jupiter – Architecture

Artyom Gulyakevich(basso), Vladimir Shvakel(chitarra), Shevtsova Nastya(voce), Eugenue Zuev(batteria) e Dmitri Soldatenko(sassofono) sono i Mission Jupiter da Minsk(Bielorussia). Loro ci offrono un alternative dream pop che tende a fondere ambient, alternative rock, trip hop ed electro pop in un mix tanto eclettico e raffinato. Qui parliamo del loro disco Architecture. Abbiamo avuto il piacere di ascoltare questo disco su Spotify e quelle che seguono sono le nostre considerazioni a riguardo.

Subito salta agli occhi la voce stupenda della lead vocalist Shevtsova Nastya che incanta grazie alle altezze siderali che riesce a raggiungere. Nel dire questo pensiamo, per esempio, all’ottima The sea of hopes(part1). In questa canzone troviamo anche un assolo notevole dopo la metà che ci fa pensare a qualcosa dei Pink Floyd. Altre band che ci vengono in mente ascoltando i nostri sono i Ladytron, HIM, i Massive Attack, i Portishead e qualcosa di Halsey.

Ascoltando I have to know vediamo che esce fuori sia l’anima electro pop della band che quella alternative rock in un mix davvero inebriante per le nostre orecchie con riff graffianti ed un altro solo notevole. Invece, i tappeti sonori di Either dream or not sono tanto dark e penetranti e mandano i nostri pensieri anche ai Depeche Mode. Anche la part 2 di The sea of hopes è oscura ed è da affiancare ad Either dream or not.

In Will you be loved possiamo ascoltare l’ottimo sax di Dmitri Soldatenko accompagnato da altre impressionanti dimostrazioni di bravura canora da parte di Shevtsova Nastya. Anche Joy of life ci fa pensare ai Pink Floyd per alcuni tratti. La malinconica I will survive ci rapisce il cuore, letteralmente: è uno dei migliori pezzi del disco a nostro giudizio. Ascoltando questa band viene da pensare anche ai Marva von theo, band che abbiamo recensito su System failure. Pensiamo anche alla Free Dominguez di Indigo Blue.

Nonostante i tanti nomi che abbiamo citato il sound di Mission Jupiter è estremamente unico e speciale, un qualcosa che non abbiamo mai ascoltato prima. Le loro suggestioni sonore ammaliano come un fiore maledetto che esala profumi che stordiscono i nostri sensi. I tappeti sonori electro, poi, ci portano spesso nello spazio profondo o su pianeti lontani: rispecchiano fedelmente il nome che la band si è data. Nell’usare queste parole pensiamo soprattutto a Interlude, un’altra perla di questo disco.

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