>>Medulla – Al di là del buio

Uscirà lunedì 28 Novembre 2016 su cd e su tutte le piattaforme digitali Al di là del buio, il nuovo album dei Medulla, band rock cantautorale di Milano formata da Michele Andrea Scalzo alla voce, Carlotta Ddivitini alle tastiere, Federico Calvara al basso e Giuseppe Brambilla alla batteria.

System failure ha ascoltato Al di là del buio e queste che seguono sono le nostre considerazioni. Dal primo pezzo dell’album, la title-track Al Di Là Del Buio, ascoltiamo una commistione fra sonorità elettroniche e un cantautorato classico italiano. Ascoltiamo sonorità sommesse e pulsanti allo stesso tempo. Un filo rosso di malinconia attraversa Al Di Là Del Buio, è innegabile.

Con Guarda In Alto Anna facciamo un salto in avanti e, a tratti, appuriamo la presenza di sonorità abbastanza arrembanti che si fondono alle invettive presenti in questo pezzo. Guarda In Alto Anna ha un ritmo abbastanza sostenuto e ascoltandolo si prova una certa tensione e la cosa non dispiace affatto. Ascoltando questo pezzo abbiamo pensato ad una band dreampop torinese dal nome Lo straniero.

Con Non È Colpa Mia l’elettronica prende il sopravvento e abbiamo un’atmosfera ampia e profonda. Finalmente arriva qualcosa degno veramente di nota in questo disco. Non È Colpa Mia ci assale con la sua tensione alquanto pesante e le sonorità elettroniche in questo pezzo sono davvero stupefacenti e messe al punto giusto. Anche le pause sonore funzionano a dovere in questa canzone oltremodo efficace. Qui ci viene da pensare ai CSI di Gianni Lindo Ferretti di alcune canzoni anche se l’intensità dei nostri non è paragonabile a quella strabordante dei CSI di alcuni loro pezzi emblematici.

Oltre L’orizzonte Degli Eventi continua con le posizioni assunte già nel pezzo precedente. Un ritmo tribale contraddistingue questa canzone e risulta molto interessante. MEDULLA ci offre musica ammiccante ma non colma di spessore. Anche se con il cantato ci sembra di intravederlo quello spessore e quella profondità che tanto amiamo su System failure.

You’re My Greatest Thing ci porta altre suggestioni gravi e questa la volta la musica sembra adottare la giusta profondità offrendo una dimensione di grande catarsi, una dimensione nella quale possiamo scendere e puntare alla rigenerazione. Anche qui l’elettronica fa il suo dovere e ci offre spirali sonore alquanto ammalianti. You’re My Greatest Thing è il miglior pezzo a nostro giudizio fino ad adesso, un pezzo dove il cantato febbrile di Michele Andrea Scalzo e l’elettronica raggiungono un ottimo equilibrio.

L’idea Che Ho Di Me comincia con spirali elettriche sorprendenti e ci arriva addosso come un’onda marina incontenibile. Qui abbiamo pensato vagamente ai Depeche Mode o ad altre band synthpop come Ladytron e Psy’Aviah. Anche questo pezzo come il precedente è un piccolo gioiello. Epilogo chiude le danze con la sua melodie sinistre e penetranti.

Non è un album da urlo Al di là del buio: allo stesso tempo cogliamo tanti spunti interessanti in questo disco. La band mostra attrattiva nelle suggestioni sonore più intense, profonde e malinconiche. Quando si punta a raggiungere la luce sembra calare l’attrattiva. Questo è un disco dove c’è tanta ricercatezza sonora e come non notarla. C’è da lavorare sull’ispirazione che talvolta cala ma talvolta compie anche dei passi da gigante. La direzione da seguire per questa band sembra quella adottata in You’re My Greatest Thing e in L’idea Che Ho Di Me. È seguendo quella direzione che questa band può ambire ad elevarsi su tante altre band.

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