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MAURIZIO DE PAOLA ci parla di “Ombre metalliche” e di tanto altro…

Come nasce la tua passione per la scrittura?

Discorso complesso, che per me non riguarda solo la scrittura ma anche la musica. Ti premetto che qualsiasi cosa scriva, dopo dieci minuti già non mi appartiene più. La leggo come se l’avesse scritta un’altra persona. Per me scrivere un racconto o il testo di una canzone è un processo che avviene quasi in stato di trance, dopo averlo maturato per molto tempo, come se fosse composto da tasselli di un mosaico che si aggregano spontaneamente tra loro attratti da una forza misteriosa. Prima lentamente, poi sempre più velocemente fino a saldarsi all’istante. Quando tutto è finito mi sembra un qualcosa di estraneo, che neanche ho fatto io. Credo fermamente che l’immaginazione sia soprattutto una porta, uno squarcio che si apre all’improvviso su altre dimensioni e di cui non siamo i creatori (o lo siamo solo in minima parte), ma i messaggeri. La passione per la scrittura – come per qualsiasi tipo di arte – per me è soprattutto la voglia di tenere aperti questi ingressi e non chiuderli per paura di guardarci dentro.

Come è nato il progetto “Ombre metalliche”. Spiegaci tutto…

“Ombre Metalliche” è la raccolta dei racconti pubblicati su Rock Hard dal 2014 al 2017. Ebbi l’idea di questa rubrica da un bellissimo libro di Valerio Evangelisti, “Metallo Urlante”, contenente quattro racconti intitolati ognuno come quattro band metal: “Venom”, “Pantera”, “Metallica” e “Sepultura”. Non avevano riferimenti diretti alle band (se non minimi), ma il loro stile e la trama erano trasposizioni delle sensazioni e delle visioni che la musica delle suddette band aveva dato all’autore. Una cosa che, a ben pensarci, avviene sempre quando ascoltiamo un brano musicale, ma non ci soffermiamo su di essa. Io lo chiamo “ponte narrativo”, che è il contrario di “colonna sonora”. La colonna sonora è la musica aggiunta su delle immagini e si di una storia, mentre il ponte narrativo sono le immagini e la storia che nascono dalla musica. Ovviamente l’heavy metal, musica di sensazioni forti per eccellenza, è anche il tipo di suono capace di ingenerare grandi visioni di questo genere e spalancare le finestre dell’immaginazione.

Quali sono le differenze tra “Ombre Metalliche” e le tue opere precedenti?

Tutti i miei romanzi sono collegati tra di loro e dai prossimi quest’aspetto sarà molto evidente e dichiarato sin dal principio. I tre pubblicati finora sono una sorta di “base” che si evolverà e si intreccerà. Un racconto di “Ombre Metalliche” è il prequel de “La Teoria Del Complotto” e tutti avranno un seguito.

Quale racconto preferisci tra i vari che ci sono in questa sorta di raccolta “tra l’oscuro e l’enigmatico” come abbiamo scritto nella recensione?

Anche se può sembrare strano, tutti i miei racconti o romanzi nascono da eventi reali, situazioni e personaggi realmente esistiti o viventi. Di alcune di queste situazioni sono stato testimone diretto e non perché abbia una vita particolarmente bizzarra. Semplicemente le cose straordinarie, inspiegabili, inquietanti, apparentemente illogiche accadono tutti i giorni davanti ai nostri occhi, ma spesso non ce ne accorgiamo perché pieghiamo la realtà ai nostri schemi mentali, alle nostre convinzioni. Così, per esempio, se abbiamo deciso che il treno non esiste, non lo vediamo neanche quando ci sta per travolgere. E se anche tutti quelli che ci circondano pensano che il treno non esista, la morte di chi ne è stato travolto apparirà semplicemente un mistero, anche se l’evento è accaduto davanti a tutti. Gli squarci sulle altre dimensioni di cui parlavo prima si aprono di continuo e ci forniscono la chiave per interpretare gli eventi attorno a noi, se abbiamo voglia di farlo. Degli undici i racconti di “Ombre Metalliche” quelli in cui ho inventato meno, limitandomi quasi solo ad incastrare tra loro i pezzi di realtà in un quadro coerente sono “Dormi, Dormi Ancora” e “Cantiere Aperto”.

Tra i vari racconti mi è piaciuto parecchio “Molto Al Sud Del Paradiso”. Secondo te è adatto per una trasposizione cinematografica? E, dato che ci siamo, ti hanno mai chiesto di scrivere una sceneggiatura?

Ti ringrazio. Mi piacerebbe, ma purtroppo nessuno mi ha ancora chiesto di realizzare una sceneggiatura. Io sono uno dei “delusi dal cinema” degli ultimi venti anni. Un cinema diventato format ripetitivo e narrativamente poverissimo, dove la forma ha preso il sopravvento sulla sostanza e dove è stata bandita – tranne in rarissimi casi – sia l’introspezione psicologica sia la riflessione filosofica. Anche molta narrativa ha seguito questo andazzo. Il cinema copia la TV e la narrativa copia il cinema; tanta azione e personaggi stereotipati, squadrati con tornio e accetta, la cui personalità si riduce a un paio di caratteristiche salienti e ad un oceano di stupidità. Dopo aver visto “Lo Chiamavano Jeeg Robot”, avevo deciso di non andare mai più al cinema in vita mia, tanto ero rimasto scottato dalla sua insulsa banalità. Poi, ovviamente, al peggio non c’è mai limite… In fondo, non faccio altro che scrivere i racconti e i film che mi piacerebbe leggere o vedere: quelli dove i protagonisti fanno le cose che chiunque farebbe al posto loro e dove non ci sono “buoni” e “cattivi”, semplicemente perché il Bene e il Male sono esclusivamente un fatto di prospettiva. O anche perché i “buoni” si sono estinti per selezione naturale.

Nomina tre libri che hanno segnato la tua vita…

Se me lo consenti, te ne dico undici, come i racconti di “Ombre Metalliche”: “Gli Ultimi Giorni Dell’Umanità” di Karl Kraus, “La Divina Commedia (Inferno)” di Dante Alighieri, “Amleto” di William Shakespeare, “Ubik” di Philip Dick, “Quaderni di Serafino Gubbio, Operatore” di Luigi Pirandello, “1984” di George Orwell, la serie di saggi “Le Cronache Terrestri” di Zecharia Sitchin, e quella “… Non Autorizzato” di Marco Pizzuti, “Impronte Degli Dei” di Graham Hancock, “Il Dio Alieno della Bibbia” di Mauro Biglino, “Cuore Di Tenebra” di Josef Conrad e “Le Montagne Della Follia” di Howard P. Lovecraft.

Quale è la tua massima ambizione come scrittore? Dove ti vedi tra cinque anni?

La mia massima ambizione come scrittore è avere qualcuno con cui parlare di quello che scrivo. Quindi, direi che è già realizzata. Tra cinque anni? John Lennon diceva che la vita è quello che ti succede mentre stai facendo altri programmi, quindi mi ci vedo sicuramente in un posto dove non sarò.

Cosa bolle in pentola per Maurizio De Paola?

Per la fine del 2018 pubblicherò un romanzo noir e poi il prossimo anno un nuova raccolta di tre racconti, che saranno i sequel di “Memor-Ex”, “Suoni Dal Profondo” e “Dormi, Dormi Ancora”.

Per finire, un messaggio ai nostri lettori…

Quando guardate la TV – qualsiasi cosa state guardando, anche quella che considerate più “realistica” – ricordatevi che c’è qualcuno con una telecamera che sta riprendendo la scena e che non si vede. E che non vi fanno vedere mai.

MAURIZIO DE PAOLA
(Napoli, 1967) Direttore della rivista Rock Hard Italia, ha al suo attivo diversi saggi di critica musicale realizzati per Editori Riuniti tra cui: Iron Maiden (2003), Deep Purple (2004), La Storia del Rock – Vol. 8: Smoke On The Water (2005), Le Canzoni Dei Metallica (2006). Per Edizioni BMS ha pubblicato il saggio Il Lato Oscuro (2014), indagine giornalistica su argomenti “di frontiera”, tra cospirazioni, grandi enigmi e personaggi misteriosi del passato e del presente. Ha esordito nella narrativa con La Stirpe Del Sole Nero (2012), seguito da Il Morbo Della Strega (2015), La Teoria Del Complotto (2016) e Ombre Metalliche (2017). Chitarrista e compositore, ha militato in diversi gruppi rock e metal. Attualmente è nei Koza Noztra, con cui ha pubblicato i dischi Koza Noztra (2008), Tragedia Della Follia (2011), Cronaca Nera pt. 1 (2013), Cronaca Nera pt. 2 (2015) e Sancta Delicta Atto I (2016).