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Matteo Liberati – Luci gialle di città

Matteo Liberati si appassiona alla musica intorno ai 16 anni iniziando a suonare la chitarra e ad utilizzare software per creare musica, spostando poi la sua passione anche sul canto. Nel 2016 forma gli Height & Light, band nella quale si ritrova in posizione di frontman a comporre e registrare l’album “Loser” che verrà pubblicato l’anno successivo. Dall’album viene estratto il singolo “My universe” che guadagna diversi passaggi radio e interviste per la band. Poco dopo Matteo decide di intraprendere una strada solista sfruttando il suo lato compositivo e le sue capacità con l’idea di uscire da un genere predefinito e creare qualcosa di più innovativo in lingua italiana. Nel 2018 firma con la Exabyte Records lanciando l’Ep “Luci gialle di città”, da cui viene poi rilasciato il video ufficiale del brano “I tetti di Parigi”.

System failure ha ascoltato “Luci gialle di città” e quelle che seguono sono le nostre considerazioni a riguardo.

Colpisce tanto la sezione strumentale, in particolare le parti di chitarra nell’opener “Chi credi di essere”: c’è una chitarra ruggente su tappeti sonori tanto atmosferici. Il mix, completato da un cantato deciso e carismatico e da soli apocalittici, è davvero notevole.

Poi segue “I tetti di Parigi” in linea con la precedente con un esordio tanto atmosferico e leggiadro e come non dirlo, quanto meno toccante. La produzione del suono è incredibile come pure l’uso virtuoso della chitarra. Il ritornello esalta tanto il pezzo, cosa che possiamo dire pure per i vari climax sonori dove Matteo Liberati cambia registro e raggiunge altezze siderali.

“L’uomo che guarda le stelle” continua sempre con lo stesso appeal melodico, con note leggiadre e vellutate, con un cantato che sfiora il rap. Qui arrivano inserti electro ripetitivi che conferiscono sostanza al pezzo, al sound in generale. L’amalgama fra i suoni in questo pezzo, come altrove, è una delle migliori qualità del disco in questione.

“Un po più in là” conclude il tutto con le solite esplosioni sonore e con i chorus che rapiscono sempre tanta attenzione dell’ascoltatore. Bello lo stacco dopo un minuto e mezzo e anche come si lega in modo soffice ma anche progressivo al successivo climax sonoro.

Matteo Liberati dimostra in tutti i pezzi del disco in questione di saper creare dei climax sonori incredibili, entusiasmanti. La sua abilità nel songwriting è ineccepibile. Inoltre, Matteo Liberati si è occupato di tutto in “Luci gialle di città”: scrittura, arrangiamenti e suonato gli strumenti. Considerato che produzione e mixing sono molto buoni possiamo ben dire che è stato fatto un lavorone. Un plauso per questo artista indipendente, veramente indipendente e non a parole come tanti altri…Tanti artisti li notiamo e basta. Matteo Liberati invece ci sconvolge e vogliamo ascoltarlo tante volte per riuscire a percepire tutta l’energia che riesce a trasmettere con la sua musica semplice, d’impatto, senza tanti fronzoli. Un’ultima considerazione: anche i testi sono davvero niente male. Per noi il voto è 85/100.

N.B. Indipendente non a livello discografico: l’artista ha pubblicato il disco in questione con Exabyte Records.

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