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I Love Degrado – “L’inesorabile declino della civiltà occidentale – L’esotismo a buon mercato dei bazar”

I Love Degrado nasce a Bologna nell’estate 2013. L’idea è quella di vedere, e soprattutto sentire, cosa succede facendo incontrare e collidere due mondi e due percorsi musicali apparentemente distanti. Da un lato il jazz e l’improvvisazione, aspetti centrali nell’esperienza musicale di Riccardo Frisari (batteria, pianoforte, live looping e percussioni), dall’altro le infatuazioni noise-elettroniche e la Kosmische musik, terreno d’esplorazione per Andrea Guerrini (basso, sintetizzatori, rumori e campionamenti). Il risultato, attraverso anni di prove, cambi di set-up e rimaneggiamenti di brani e frammenti musicali, porta ad un sound concreto, a tratti minimale, in continua oscillazione fra la costruzione di paesaggi sonori e ambienti eterei e una solida pulsazione rock. Nell’aprile 2017 vede la luce il primo album della band, dal titolo “L’inesorabile declino della civiltà occidentale – L’esotismo a buon mercato dei bazar”. System failure ha ascoltato questo album e quelle che seguono sono le nostre considerazioni a riguardo.

Il disco parte con Pink dress myself e subito possiamo assaggiare degli accordi di pianoforte alquanto malinconici e cinematografici. Fine trauma ci porta impressioni synth rock dure e marcate che portano la mente sia ai Depeche Mode che ai Nine inch Nails. La ritmica è martellante, a tratti tribale. Verso la fine della canzone abbiamo pulsazioni sonore alla Vangelis ed una velocità indiavolata. Come detto nel comunicato arrivato in redazione NEU! è tra gli ascolti della band e si sente proprio.

Poi arriva Saturno Viola e qui l’elettronica al suo inizio diventa psicadelica e porta le nostre menti a qualche sperimentazione sia in stile Pink Floyd che Vangelis. Poi torna il piano questa volta non solo malinconico, questa volta anche grave, austero. Verso la fine della canzone il sound si fa più ampio e torna anche ad essere psichedelico ed electro. Ecco allora Metti un pomeriggio a Milano con il suo beat trasportante e altri suoni electro viaggianti. Non mancano incursioni dure e stridenti. Qui bastano basso, batteria e delay per emozionarci tanto.

Due terzi, invece, è tanto ipnotica e magnetica e, come le altre, dimostra la voglia di sperimentare di I Love Degrado. Anche qui tanta austerità sonora. Degrado alla seconda è il manifesto della band: troviamo nella canzone loop di percussioni, synth, un riff di basso nella parte centrale, il tutto con rumori, distorsioni, voci filtrate e ossessive. Sperimentazione pura che mira a portare la nostra mente lontano dalle quotidiane brutture.

Cosmonauti ci invita a perderci nello spazio profondo, nella sua immensa vacuità. Suoni stridenti, inquietanti contraddistinguono gran parte di quest’altra traccia di grande sperimentazione sonora. Anche qui pensiamo a tratti ai Pink Floyd. In Cursor si mischiano arpeggiatori e piano per creare atmosfere sonore curiose, ampie e rilassanti. XIII ci porta verso la fine del disco con le sue sonorità tanto distorte, tanto noise, un brano che è rappresentazione sia della morte che della rigenerazione. Eros chiude il tutto, brano articolato a livello ritmico, brano che è rappresentazione stavolta dell’amore nelle sue tante sfaccettature.

Un volo pindarico immenso “L’inesorabile declino della civiltà occidentale – L’esotismo a buon mercato dei bazar”, un disco per gli amanti della sperimentazione nell’elettronica, un disco per gli amanti di sonorità destabilizzanti. I Love Degrado ci ha stupito davvero tanto con l’odissea sonora rappresentata con L’inesorabile declino della civiltà occidentale – L’esotismo a buon mercato dei bazar”: con costoro annoiarsi è impossibile!