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>>Le ambiguità della politica estera promossa dal presidente Erdogan

A pochi giorni dall’abbattimento del caccia russo Su-24 da parte della Turchia, i contorni dell’episodio sembrano sempre più confermare i sospetti iniziali di una provocazione progettata a tavolino dal governo di Ankara nel disperato tentativo di fermare le operazioni militari di Mosca in Siria contro i terroristi che combattono il regime di Assad. La decisione presa ad altissimo livello dal governo turco ha riportato nel dibattito sulla crisi siriana tutte le ambiguità della politica estera promossa dal presidente Erdogan e i legami a dir poco sospetti della sua cerchia di potere con i gruppi fondamentalisti sunniti che operano a sud del confine, incluso lo stesso Stato Islamico (ISIS/Daesh).

I sospetti sui fatti di martedì sono stati ampiamente confermati non solo dalle dichiarazioni dei vertici politici e militari russi, ma anche dalla stessa contraddittoria versione fornita dalla Turchia. Il pilota russo sopravvissuto ha affermato che le autorità turche non avevano lanciato nessun avvertimento al velivolo prima dell’abbattimento. Ankara, da parte sua, giovedì ha diffuso dubbie registrazioni degli avvertimenti che sarebbero stati indirizzati ai due piloti russi. Nel materiale audio pubblicato dalla Associated Press non vi è inoltre traccia della risposta di questi ultimi.

Com’è stato ampiamente riportato dalla stampa occidentale “mainstream”, secondo i tracciati radar forniti da Ankara, se anche il jet russo avesse violato lo spazio aereo turco, sarebbe rimasto all’interno di esso per non più di 17 secondi, rendendo alquanto improbabile il fatto che la Turchia avesse potuto lanciare dieci avvertimenti ai piloti in cinque minuti. Anzi, ciò rivela semmai come siano stati gli F-16 turchi a violare lo spazio aereo siriano, nel quale hanno abbattuto il Su-24 russo, precipitato infatti ben all’interno del territorio della Siria.

Vista la situazione, appare chiaro che l’aereo da guerra russo non rappresentava alcuna minaccia alla sicurezza della Turchia. Nei casi poi di sconfinamenti che non indicano minacce, la pratica comune suggerisce iniziative ben diverse per risolvere un episodio di questo genere, a cominciare dall’invio di caccia del paese “invaso” per cercare di accompagnare al di fuori del proprio spazio aereo il velivolo “invasore”. Tanto più che, com’è stato fatto notare da Mosca, la Russia ha siglato un accordo con gli Stati Uniti per evitare incidenti durante le operazioni in Siria e tale accordo sembrava dover riguardare anche gli alleati di Washington che fanno parte della coalizione impegnata ufficialmente contro l’ISIS/Daesh.

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