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Killing Matthew – Addio nemico mio

Addio nemico mio” del duo Killing Matthew, con base a Grenoble, è il disco che non ti aspetti. Non stupisce invece che a produrlo sia l’etichetta algherese “La Stanza nascosta Records” del musicista cecinese Salvatore Papotto.

Non stupisce perché questa giovane etichetta sta lanciando produzioni di qualità altissima (a titolo di esempio ascoltate il raffinatissimo “Ego scribo tibi” di Lovain o il recentissimo, battistiano, “La vera storia du pigeon Boiteaux” della band aretina Cauteruccio), con il coraggio di puntare senza snobismi sulla musica bella, quella che emoziona, al di là di logiche di classifica.

Con “Addio Nemico mio”, album in prevalenza acustico ed improntato su chitarra e pianoforte (con incursioni di basso, contrabbasso, organi e archi suonati dal musicista e produttore del duo Salvatore Papotto), i Killing Matthew ci regalano un album che tutto sembra, per maturità artistica, impatto emotivo, ricercatezza sonora, fuorché un album di esordio.

I Killing Matthew ( nati nel 2016 dall’incontro artistico del marchigiano Jacopo D’Andreamatteo e del lombardo Luca Servodio ) riescono a creare un inter-play vocale sorprendente, che si adagia in maniera quasi alchemica su soluzioni sonore riuscitissime; riescono, il che è ancora più importante, a risultare credibilissimi (di più, autentici) nel raccontare storie in cui dolcezza e impeto, passato e presente si intersecano a disegnare un quadro a tratti vivido, a tratti sfumato, di nostalgie e proiezioni, idoli sporchi di un tempo andato e nevrosi quotidiane dell’uomo comune.

Gocce, Ottobre, Le donne che passavano, Mr. Ford, LaMotta’s blues, Lasciami lamentare, Mia lucciola smarrita o Naple’s jazz…ciascuno troverà la sua preferita tra le canzoni che compongono un album che sicuramente piacerebbe a Fabrizio de Andrè; il brano che farà vibrare con più intensità le corde dell’anima dell’ascoltatore.

Noi non possiamo che consigliare vivamente l’ascolto dell’intero lavoro, soprattutto a quanti, rinchiusi nella loro personale torre d’avorio, vomitano giudizi aprioristici sulla musica di oggi, storcendo il naso davanti ai, cosiddetti, emergenti.

Voto: 10/10