>>Into My Plastic Bones – A Symbolic Tennis Pot

Stamattina abbiamo l’onore di farvi conoscere una band di Torino che porta il nome Into My Plastic Bones. Qui vi parliamo del loro disco A Symbolic Tennis Pot. I nostri sono un trio a cui piace molto la scena Touch & Go anni ’90 e i tempi dispari. Le influenze che li accomunano sono Shellac, Fugazi, Uzeda…Il disco è uscito per Scatti Vorticosi Records e Vollmer Industries ed è il loro quinto lavoro.

In questo lavoro di questa band torinese ci sono sferzate sonore spesso ripetitive come possiamo ascoltare in Sumizome / 666, canzone che ci introduce al sound tagliente e ruvido di questa band che presenta suggestioni sia noise che mathrock nella sua musica. Nonostante tali influenze l’essenza della band trasuda punk rock da tutti i pori.

Parole simili a quelle usate per il pezzo precedente possono essere usate anche per Overstepping bounds dove le evoluzioni sonore si fanno più articolate e rombanti. Qui il punk rock esce in tutta la sua potenza in questa band dal sound vissuto e consumato e tanto pieno di esperienza, il sound di un band che ha già da tanto tempo messo tenda tra le “foreste profane dell’underground”.

In Cheap canvas le sonorità si fanno talvolta più cupe e aggiungono tanto spessore a questo disco. È proprio qui che che il sound della band sembra farsi estremamente interessante: infatti scorgiamo lievi striature grunge in questo pezzo. Sawn segue semplicemente il solco lasciato dalle altre anche se verso la metà presenta una sorta di atmosfera sonora fosca e ammaliante.

This endless conversation sembra volerti inghiottire e trascinare giù nel suo gorgo sonoro di grande effetto. Qui troviamo quelle onde sonore di grande cupezza già ascoltate in Cheap canvas. Vi sono anche scariche discretamente metalliche in questo pezzo.

Supermarket macarena è ansiosa e forsennata: chitarre e batteria sono davvero le protagoniste in questo pezzo, protagoniste che sono accompagnate dan un cantato lievemente urlato e straziante. Flyby ci porta verso la fine del disco con le sferzate sonore già ascoltate nelle prime due canzoni citate. Ngunza chiude il tutto con le sonorità dirt già ascoltate in varie parti di questo disco. Qui si crea come una sorta di aria pesante ma anche tanto affascinante. Anche qui spunta fuori il grunge. Qua e là appuriamo anche la presenza di tratti alternative metal.

Allora siamo giunti alla fine di A Symbolic Tennis Pot. È un disco che desta di sicuro tanto interesse, soprattutto per gli amanti di un certo alternative rock che non è facile da catalogare, un alternative rock che sembra sfuggire e voler scappare tra le foreste profane dell’underground più scalcinato e molesto.

Cheap canvas, This endless conversation e Ngunza sono le canzoni che più ci hanno colpito per il loro sapore dirt, per uno sporco che a noi di System failure piace proprio tanto. Su questa webzine, chissà se facciamo bene o no, a volte offriamo apologie dello sporco e del grezzo. Questo è uno di quei casi…Into My Plastic Bones bisogna celebrarlo perché ci porta in una “camera verde” unta, sporca e cattiva, quella camera verde dove si possono provare emozioni intense e corroboranti, quella camera verde dove è tanto affascinante perdersi e gustare una trepidante dissoluzione.

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