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Intervista a Raffaella Piccirillo

1)Ciao Raffaella. Benvenuta su System failure. Ci racconti il tuo percorso artistico fino a qui?

Ciao! Tutto è iniziato a 7 anni quando andavo alle elementari frequentando l’attività extra-scolastica di recitazione. Da bimba introversa e timida quale ero, con gran sorpresa, una volta entrata nella parte e salita sul palco interpretando i vari ruoli che l’insegnante all’epoca mi assegnava, zittivo tutti con le mie esibizioni. Crescendo poi, tra corsi di danza, canto e vari laboratori teatrali, ho sentito sempre più l’esigenza di dover esprimere questo mio modo di essere, fino alla realizzazione e concretizzazione di vari progetti musicali arrivando al mio recente disco acustico Virtual Puzzle.

2)Come è nata in te la passione per la musica?

E’ stato un susseguirsi di passioni. Ho iniziato a studiare musica e percussioni a livello didattico. Poi è arrivato il canto e da lì non ho più smesso, sperimentando diversi metodi volendo perfezionare sempre di più la mia voce.

3)Che musica ascolti? Ci parli del tuo background musicale?

Occupandomi di radio e musica indipendente ho dovuto fin da subito avere un interesse a 360° … è un buon modo per approfondire e crearsi un buon bagaglio culturale ed avere inevitabilmente una visione globale della musica. Se poi parliamo di gusti personali ascolto molto volentieri il metal sinfonico, il progressive, il jazz, il Rithm’n Blues … invece per quanto riguarda la musica che propongo spazio dal pop-rock, alternative-rock e folk-country.

4)Ho letto che sei cantautrice, conduttrice, redattrice, produttrice e speaker radiofonico. Insomma una persona con mille risorse. Riesci a bilanciare la tua carriera artistica con la tua vita lavorativa?

Sicuramente non è facile, come tutti ho dovuto affrontare e affronto tutt’ora tante difficoltà, quando ti occupi di musica indipendente e anche di auto-produzione nessuno ti regala nulla… ma alla fine la musica è parte di me ed è diventata nel corso degli anni la mia costante di vita, fa parte ormai della mia quotidianità.

5)Il 21 Luglio 2017 esce il tuo nuovo album acustico con il titolo “Virtual Puzzle”. Come è nato questo progetto musicale? Dove è stato registrato? Difficoltà nella registrazione? Qualche aneddoto particolare a riguardo?

Nel corso degli anni, confrontandomi con tanti artisti e sperimentando più generi, sono arrivata a collezionare tante composizioni e potenziali canzoni. Alcune erano solo bozze, altre erano canzoni già presenti in precedenti pubblicazioni ed altre ancora canzoni già pronte ma totalmente inedite. Ho deciso di raggrupparle e di ri-arrangiare il tutto proponendole in chiave acustica e dando spazio a chi ha voluto sostenere questo progetto. Nasce così, tassello dopo tassello, Virtual Puzzle (puzzle virtuale) avvalendomi dell’esperienza e dell’aiuto concreto di musicisti e tecnici del suono che hanno portato alla realizzazione concreta di questo disco, che ha avuto inevitabilmente tante fasi di registrazione. Il mixaggio e il mastering finale è stato fatto ai GoPla SoundLab studios (USA e Messico) scoprendo, per caso e a grande sorpresa, che il tecnico del suono che ha curato il tutto nella fase finale ha nostre origini italiane, è nato a Firenze.

6)Ho letto anche tali parole riguardo il tuo nuovo album: “Ho sempre considerato la tecnica vocale un elemento indispensabile nella realizzazione delle canzoni, questa volta ho voluto concentrarmi di più sulle emozioni e sull’intimità dei testi, c’è una componente velatamente erotica in tutto questo… un rapporto a tu per tu con la musica”. Componente velatamente erotica? Ci puoi spiegare il senso di queste parole? O meglio, puoi dirci qualcosa anche sulle tue emozioni e sull’intimità dei testi?

Quando sei abituata a cantare con la costante ricerca della tecnica vocale, curando in modo minuzioso la qualità del suono, è inevitabile che l’interpretazione ne risenta un po’ o comunque tenda a passare in secondo piano. Con Virtual Puzzle ho voluto fare il procedimento inverso. Visto che proponevo mie composizioni e volevo lanciare un chiaro messaggio di cosa rappresentasse realmente per me la musica, ovvero, uno stato d’animo, il doversi guardare nel profondo e nella propria anima, il trasmettere le proprie emozioni senza riserve buttando via tutte le maschere che la società ci impone…ecco spiegato le mie parole. E’ un po’ come quando si fa l’Amore, lasciarsi andare e concedersi totalmente senza inibizioni. Non a caso l’album è stato realizzato in chiave acustica, proprio per esaltarne il suo aspetto confidenziale ed intimo.

7)C’è una canzone del tuo album alla quale sei particolarmente legata dal punto di vista affettivo ed emozionale?

Sono legata in modo particolare a tutte le mie canzoni, in ognuna di esse è presente una parte di me che vuole creare una sorta di legame con chi ascolta. C’è ironia (Ragazzi), il dolore di aver perso una persona cara (Roxy), la rabbia per una delusione d’amore (Everyday), l’amore ritrovato (Lost), la speranza della fine di tutte le guerre (When A Man …), la paura di essere dimenticati (Help Me), l’amore con la A maiuscola (Give Me Kisses) … per citarne alcune, insomma tutte emozioni e situazioni nelle quali chiunque può rispecchiarsi e riconoscersi.

8)Se la tua musica fosse una città a quale assomiglierebbe? E se fosse un quadro?

La musica che creo ha molte sfaccettature e spesso lascia alla libera interpretazione e fantasia di chi la ascolta. Più che ad una singola città assomiglierebbe ad una lunga strada che ne collega diverse. Per dare un’immagine un po’ più chiara potremmo immaginarci i molteplici paesaggi che la storica Route 66 ha regalato durante la sua esistenza, partendo da una città affascinante e ricca di storia come Chicago, attraversando le vallate selvagge del Grand Canyon, fino ad arrivare a Los Angeles città sicuramente più caotica e capitale dell’industria cinematografica. Se fosse un’opera pittorica invece sarebbe il Bacio di Gustav Klimt per la sua particolarità dove sensibilità, romanticismo, intimità ed erotismo si intersecano perfettamente tra di loro come in un puzzle, regalandoci un’immagine non eccessiva ma ben equilibrata.

9)Siamo nella società dell’immagine e dell’apparire, da tempo. Per te quanto è importante usare l’immagine per portare avanti il proprio progetto musicale? La musica al tempo d’oggi che rapporto ha secondo te con il marketing? E’ forse un caso che tante band promuovano la loro musica con poster e manifesti senza dubbio tanto attraenti per l’occhio umano?

Sicuramente l’immagine è un buon biglietto da visita che serve per catturare l’attenzione ma a tal proposito ti rispondo con una celebre frase che rispecchia perfettamente il mio modo di vivere la musica. “La musica non è questione di stile, ma di sincerità” cit. Bjork. Puoi essere “figo” quanto vuoi, avere lo stile “più di tendenza” del momento, ma alla fine se non arriva la tua essenza, il tuo spessore e chi sei davvero, il pubblico se ne accorge e sei destinato a diventare la classica meteora. Fare davvero musica non significa avere popolarità od apparire come una celebrità in televisione. Molto meglio a volte rimanere dietro le quinte ed avere un lungo percorso da seguire piuttosto che essere al centro dell’attenzione ma con un percorso di breve durata. L’esperienza mi ha insegnato che le strade facili non hanno mai portato a nulla di concreto.

10)Nel corso degli anni hai sperimentato diversi generi e stili musicali grazie alla tua voce versatile. Hai collaborato con tantissimi artisti indipendenti di tutto il mondo. Ci racconti qualcosa di tutto ciò?

Come ho già accennato, nel corso degli anni mi sono avvicinata alla produzione musicale. Il passo successivo ed inevitabile è stato quello di appassionarmi all’ingegneria del suono, sfruttando le competenze ed attitudini che possiedo nel campo dell’informatica. Di conseguenza sono andata alla ricerca di musicisti e compositori che facessero altrettanto, al di là dei miei gusti musicali, anche per avere un maggior confronto e una maggiore crescita artistica e tecnica. Questo mi ha dato la possibilità di poter lavorare in tempi abbastanza brevi sulle varie composizioni, idee o progetti che man mano si presentavano, fornendo in modo tempestivo anteprime di potenziali lavori da sviluppare eventualmente in studio. Grazie, appunto, alla mia voce versatile, mi si chiedeva poi o di reinterpretare una canzone già esistente o di scrivere e cantare un testo completamente nuovo. E’ così che il mio nome figura in varie pubblicazioni come cantautrice, autrice di testi o semplicemente come esecutrice per aver prestato la mia voce.

11)Su quale palco sogni di suonare? Come è il tuo concerto perfetto?

Se avessi la possibilità organizzerei un mega concerto dove inviterei tutti gli artisti che nel corso degli anni mi hanno dato qualcosa a livello emozionale e crescita interiore. Sarebbe molto bello poter proporre live tutte le collaborazioni da studio fatte fin d’ora ma logisticamente sarebbe davvero difficile…Dovrei richiamare alle armi musicisti e compositori dal Giappone, Malesia, Russia, Londra, Brasile e Argentina per citarne alcuni … un po’ complicato da realizzare, ma se parliamo di sogni… mai dire mai!

12)Hai qualche ambizione particolare per il tuo futuro di cantante?

Sicuramente continuare il mio percorso di cantautrice e soprattutto continuare a sperimentare la mia voce nei vari generi musicali che fin ora mi sono stati proposti e perché no anche qualcosa di nuovo e completamente diverso. La musica sarà sempre una componente dominante nella mia vita e ci sono ancora molti progetti sui quali lavorare e proporre al pubblico.

13)Per finire questa chiacchierata, lascia un messaggio ai lettori di System failure…

Viviamo in una società che ci obbliga quasi sempre a reprimere quello che in realtà siamo.
Le emozioni sono la cosa più vera che ci restano, vivetele senza remore e buona musica a tutti! Ringrazio Sistem Failure Webzine per avermi ospitato e saluto tutti i suoi lettori.

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