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>>Intervista per Death Town Dingo

1)Benvenuti su System failure. Ci raccontate come si è formata la vostra band?

Iniziamo a ringraziarvi per averci concesso questo spazio. Diciamo che la band all’inizio si è formata quasi per caso, io e Michele , il bassista, ci siamo conosciuti ad un concerto in un centro sociale alle porte di Milano fra il 2013 e il 2014, insieme con il primo batterista, che già conoscevo, e mi proposero di unirmi a loro dicendomi che avevano già un breve repertorio. In un momento di stallo con il mio gruppo storico (ONE FAMILY) decisi di assistere ad una loro prova. I pezzi e lo stile fra grunge e metal mi hanno folgorato subito e da lì abbiamo iniziato a sistemare i primi brani e a cercare un cantante che avesse personalità e che sapesse interpretare quello che avevamo fra le dita. Dopo pochi mesi si è unito a noi Matt, anzi si è imposto subito al gruppo, conosciuto anche lui quasi per caso rispondendo ad un annuncio musicale. E poi sono iniziati i problemi! In poco più di 8 mesi cambiamo batterista due volte pensando che forse era già arrivata la fine. Quasi subito contattiamo Sergio, che avevamo già visto e sentito suonare e in due mesi eravamo già pronti per tirar su il culo da terra e salire su un palco. Il resto è attualità.

2)Il vostro sound è davvero arrabbiato e dirompente. Cosa ci dite a riguardo?

L’intenzione è quella di scuotere la mente ottusa della gente comune e far divertire e sfogare gli amici e le persone che ci ascoltano, soprattutto nei live. Non vogliamo però essere solo rabbia e aggressività, cerchiamo senza pretese di essere una voce fra tante che cerca di far riflettere su temi anche molto attuali e forti come l’abuso di potere, per esempio.

3)E le vostre influenze musicali?

Mah, direi che per fortuna siamo solo in quattro nel gruppo! Ognuno di noi ha suonato in almeno tre gruppi prima di questo, di generi diversi e attitudini diverse. Abbiamo ascoltato e suonato tanta roba del tipo metalcore, crossover, grunge, stoner rock, punk, prog, hardcore … le influenze di tutti sono state fuse volutamente per creare i nostri brani e fin dall’inizio il gruppo ha avuto questa impronta ben precisa. Il risultato è il nostro primo disco.

4)Come prende forma la vostra musica? E i vostri testi?

Normalmente i brani nascono da momenti di follia in sala prove sempre più frequenti. Ciò che nasce istintivamente è quello che salviamo e portiamo avanti. Cerchiamo di non costruire a tavolino i pezzi, ed essere il più possibile spontanei. I testi sono opera di Matt, frutto di esperienze e riflessioni personali sulla realtà che ci circonda.

5)Parlateci un po del vostro album appena uscito a Settembre e che è stato già recensito su System failure. Come è nato?

In origine pensavamo di autoprodurre un EP per avere da subito un prodotto da diffondere per promuovere il gruppo. In seguito ai cambi di line-up il progetto ha subito quasi un anno di ritardo e per questo abbiamo deciso di riunire in un unico disco il materiale migliore che avevamo e portare alla luce la nostra creatura già affamata e incazzata.

6)Quale è la canzone di questo album di cui andate fieri?

E’ difficile, ogni canzone per noi è preziosa, anche se personalmente abbiamo delle preferite su altre. Credo che Surfing on my Soul , la prima traccia registrata, è quella che ci ha resi orgogliosi del nostro progetto, da dove abbiamo preso coscienza di noi stessi, un vero e proprio punto di svolta. Nel tempo poi sono arrivati altri brani diversi per struttura e influenze ma che alla base di tutto hanno sicuramente quel genere di sonorità.

7)Quanto è importante emozionare il proprio pubblico?

Per noi è fondamentale generare una reazione più che un’emozione, sopratutto ai concerti, rompere la diffidenza e l’indifferenza della gente soprattutto quelli che si trovano lì per caso o no per noi. Siamo votati completamente ai live ed è difficile credere che un musicista non ritenga importante indurre una qualche emozione o reazione nel pubblico altrimenti potrebbe suonare il proprio strumento solo a casa propria.

8)Ho letto che siete ispirati dalla rabbia e dal malessere nei confronti della decadenza del genere umano e della nostra società…

Certo, siamo sulla stessa barca, in questo paese , in questo mondo, no? Ma pur essendo persone semplici e solari, vediamo la gente che ci circonda, la povertà culturale dilagante, il sistema pubblico marcio e corrotto, l’ipocrisia, la perdita totale del senso del bene comune, la censura mediatica, i governi come burattinai a volto scoperto, possiamo andare avanti all’infinito… Ci piacerebbe scrivere canzoni allegre e felici ma non riusciamo a farlo, ogni giorno siamo bombardati da fatti ed eventi di questo genere, esprimiamo solo il nostro malessere.

9)Progetti per il futuro?

Beh sì, direi. Questo è solo il primo disco, noi ci siamo sempre definiti come un progetto. Abbiamo una storia breve, siamo all’inizio e contiamo di andare avanti, migliorarci continuamente e produrre ancora. Qualche brano nuovo è già in cantiere, per l’anno prossimo puntiamo ad incrementare l’attività live e fare diverse date fuori dai confini. Se avremo materiale sufficiente potrebbe arrivare un EP o un secondo disco, ma senza fretta.

10)Perchè ascoltare «Death Town Dingo»?

Perchè è il disco dell’anno … Ah ah ah ah