>>Intervista per DAVIDE IODICE

1)Benvenuto su System failure. Ci parli della tua storia fino ad adesso?

Ho seguito un percorso artistico frequentando un liceo d’arte e design. Le prospettive di lavoro in Italia non erano delle più promettenti e la delusione, forse pessimismo, mi spinse a cambiare ramo facendomi iscrivere presso la facoltà di Medicina e Chirurgia ( audiometria). Durante gli studi continuavo a sentire però una pulsione creativa che mi ha “obbligato” a ricredere nel potenziale della dottrina artistica. Durante gli studi, tra una pagina di anatomia e una di istologia ho riaperto il mio “cofanetto musicale”, riprendendo la ricerca di produzioni alternative che alleviassero la noia dei tomi di medicina! Circondato da artisti , amici musicisti e alcuni cantanti ho iniziato gli studi di tecnica di canto lirico per poi dedicarmi ad un repertorio più “leggero”. La lettura, la passione della musica e forse un po’ di congenita predisposizione sono stati gli ingredienti e le cause di una dedizione musicale che arricchisce la mia quotidianità.

2)Come è nata la tua passione per la musica elettronica?

Il primo disco fu registrato con l’ausilio di un orchestra sinfonica strumentale bulgara. Mi ritrovai felice di una esperienza impossibile da condividere durante i live per un semplice motivo economico. Cantare utilizzando una programmazione in base è sempre stato per me odioso, e la struttura melodica di alcuni brani emulati in unplugged non avrebbe riprodotto il gusto sperimentale che avevo in mente. Ascoltando artisti emergenti e produzioni straniere sentivo sempre più l’avvento di un sound elettronico che mi suggeriva più libertà creativa, melodica e se vogliamo anche una componente ludica che poi oggi viene chiamata “ sperimentazione” . Ho iniziato a giocare!

3)Ho ascoltato e recensito il tuo secondo lavoro, DAVIDE IODICE. Impressionante! Quali sono gli strumenti che hai usato per l’elettronica?

Cose……….

4)Come è stato lavorare con Sandra Balducci?

Una voce strabiliante, non immaginavo che due semplici “ tendini “ potessero formare un onda vocale così acuta. Aggiungici una buona estensione, un pò di note e passaggi armonici azzardati e viene fuori un disegno melodico degno di un arpeggiatore elettronico su 5 ottave! In fase di registrazione Sandra ha dato molto del suo aiutandomi a concretizzare idee assurde che solo una elasticità mentale e artistica come la sua hanno potuto concretizzare un canto “ del cigno impazzito”. Devo a lei molto, soprattutto le scuse per aver esagerato sul palco alcune volte. Non sono un buon allievo e molte volte mi riprendeva per correggere tecniche e vizi posturali che sono ancora oggi nemici della mia esperienza e voglia di crescere.

5) “utilizzare il codice dell’arte come unico rimedio ai “fastidi” della società”. Commenta questa espressione…

L’arte la considero come il risultato di un processo ludico che un artista poco professionale rovina nel momento in cui lo vive con troppa serietà e aspettative. Divertirsi e giocare in fase creativa sono gli unici modi per condividere e unire persone ad apprezzare o considerare una tua idea. Non importa che alla fine piaccia o meno, ciò che l’ artista vero apprezza e che tale prodotto, che sia un quadro, una foto o una canzone, alla fine crea un motivo di confronto. Un modus operandi che trasportato nella società potrebbe offrire possibilità maggiori di interazione tra le persone e quindi……forse più rispetto del prossimo con le relative conseguenze positive sociali.

6)Hai dato vita anche ad un progetto fotografico dal titolo “EXTRAVOLTI”…ce ne puoi parlare?

E’ nato per gioco, era un periodo in cui il governo italiano continuava a tagliare fondi alla cultura. Tra amici davanti ad una pizza, come in un film di Bertolucci, discutevamo del fenomeno e a me venne l’ idea di contattare personaggi famosi chiedendo loro di farsi fotografare con il loro viso appoggiato e deformato su un vetro, come metafora della distorsione dell’arte contemporanea che rischiava di essere deformata da decisione politiche errate. Lo scetticismo di alcuni miei amici ha dato il LA per iniziare a contattare , con successo, personaggi del calibro di Morgan, Dalla, Fracci, Hack, Albanese e molti per ogni forma d’ arte e cultura . Alla fine ho fotografati ben 76 volti tra i piu celebri italiani , e qualche straniero tra cui Brian Eno. Il progetto è finito sul New York Times, è stato recensito 876 volte, ha avuto 23 esposizioni in Italia in due anni e ne ho creato un catalogo fotografico di cui tutti i proventi da devolvere ad Emergency. Recentemente per un nuovo progetto ho fotografato membri della famiglia Kennedy, personaggi d’ Hollywood , politici internazionali e altri…Con quegli amici ho perso i contatti per ora, ma spero di trovarne altri che mi dicano che nella musica non potrò mai fare qualcosa di buono !

7)Puoi parlarci anche del tuo progetto dal titolo “CONTINUUM”?

È una collezione di cover in carattere elettroniche di brani selezionati tra album di artisti che non ci sono più.

8)E ora cosa c’è nel futuro di DAVIDE IODICE?

Ho scritto un opera lirica in tre atti, ho due sceneggiature di lungometraggi. Il mio obiettivo è fare molto, guadagnare molto ed usarne tutti i soldi per realizzare le mie idee artistiche! Sto scrivendo un terzo album, andrà in registrazione a Maggio 2017.

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