>>Intervista per Chaos Being

1)Benvenuti su System failure. Ci raccontate come si è formata la vostra band?

Ciao a tutti, grazie dell’invito. I Chaos Being non sono, se non per il nome, un’entità del tutto “nuova”: infatti io (Riccardo, chitarra e voce), Marco (chitarra) e Alan (batteria) suoniamo insieme da più di 15 anni. Il nostro bassista, Filippo, è entrato in formazione (e nei nostri cuori) alla fine del 2013 e sono bastati pochi mesi per trovare un’intesa musicale e personale molto forte. Diciamo che la band è nata all’inizio del 2014, ma va formandosi da molto tempo e si sta ancora formando.

2)Come è nato il nome Chaos Being?

Il nome Chaos Being viene dall’omonima canzone che trovate nel nostro primo album, che è una delle prime scritte per questo lavoro. Il senso di questo nome è sia serio che faceto: è un gioco di parole che trasforma l’essere umano (Human Being) in un essere caotico, del caos; è una considerazione nei confronti dell’ordine e della razionalità che la vita sociale cerca di imporci, che è in realtà la punta di un iceberg, la cui base è il caos. Essere Chaos Being significa non temere il “disordine” e cercare di sfuggirne ma accettarlo, viverlo e amarlo.

3)Ci parlate un po’ del vostro background musicale?

La nostra band nasce come tentativo di mediazione tra tutte le nostre influenze musicali. Per quanto mi riguarda, io ho sempre amato il thrash metal (Slayer, Sepultura, Metallica, Nevermore) e il groove metal dei Pantera. Invecchiando mi sono avvicinato a sonorità più stoner rock e southern metal (anche grazie a Marco, che è ufficialmente lo StonerMan della band). Alan, il nostro batterista, è un amante del nu-metal in tutte le sue declinazioni (infatti ama alla follia i tappeti in doppio pedale) mentre Filippo ha una gusto musicale che spazia di più, dal funky allo ska, dall’epic metal alla frenchcore. Una band che ci unisce tutti sono sicuramente i System of a Down.

4)Chaos Being è davvero spettacolare. Ci parlate delle sue sonorità?

Grazie per lo “spettacolare”! Le sonorità di questo album sono “lunari”, a tratti oscure, a volte desertiche, sicuramente aggressive. Abbiamo lavorato molto sugli arrangiamenti, abbiamo dedicato davvero tanto tempo al lavoro “a tavolino” sui dettagli e sulla sistemazione del suono di ciascuno strumento, talvolta è sembrato addirittura a noi che stessimo esagerando. Invece, anche grazie al superbo lavoro di registrazione e missaggio di Alessandro Degiorgio e al mastering poderoso del “mostro sacro” James Plotkin, siamo riusciti ad ottenere quel muro di suono e quella profondità, quel tono caldo e pesante che, miracolosamente, ha accontentato le necessità musicali di tutti noi.

5)Quale è la canzone di questo album di cui siete proprio fieri?

La canzone di cui possiamo, a ragione, sentirci fieri è sicuramente “Listless”, non perchè abbia più importanza per il significato delle liriche, ma perché l’abbiamo temuta terribilmente e poi sconfitta. Durante le pre-produzioni, non riuscivamo a farla venire giusta, ma ci siamo impuntati e quando è stato il momento di registrarla, è stato quasi un “buona la prima” da quanto l’avevamo provata e riprovata.

6)E cosa potete dirci della cover dell’album?

La cover dell’album e tutte le grafiche che troverete sul digipack, in uscita a metà novembre circa, sono state elaborate da Viola Elli (che ringraziamo), che è riuscita, senza nostre particolari indicazioni, a mettere a fuoco un ambiente adatto alle atmosfere della musica che facciamo. Un universo roccioso, deserto, con una luna che lascia intravedere uno sfondo che sembra essere un ingresso verso un altro universo. Ne vedrete delle belle anche all’interno del digipack!

7)Ho letto che questo primo vostro lavoro sta riscontrando un buon apprezzamento anche oltre confine…

A giugno, quando abbiamo pubblicato il video di “Don’t Understand”, abbiamo chiesto a youtubers greci, tedeschi, francesi e americani di fare l’upload sui loro canali ed effettivamente abbiamo ricevuto dei feedback molto positivi. In Portogallo abbiamo avuto un passaggio in radio e molte persone di quella zona si sono poi iscritte ai nostri canali social. Per quanto riguarda l’album, riceviamo quasi quotidianamente dei commenti positivi, ma essendo uscito da poco è ancora presto per sbilanciarci. Sicuramente ci sentiamo onorati quando riusciamo ad arrivare a persone anche lontane, che vivono contesti diversi, perché significa che i nostri sforzi e le nostre idee possono piacere. E’ uno stimolo per continuare a impegnarci e fare del nostro meglio.

8)Il vostro sound è grezzo e verace. Cosa potete dirci a riguardo?

Siamo convinti che, in musica, è importante la “veracità”. Durante le registrazioni dell’album abbiamo deciso di non fare sovra-incisioni, di seguire la filosofia del “what you get is what you hear”, per dare all’ascoltatore un prodotto che rispecchi in tutto e per tutto quello che sentirà se vorrà farci l’onore di venire a un nostro concerto. Il suono è grezzo ma ricercato, nel senso che la componente aggressiva e pesante non è puramente istintiva, ma è il frutto di una ricerca abbastanza minuziosa sui dettagli e gli arrangiamenti.

9)La vostra musica trasmette tanta energia. Quanto è importante trasmettere energia al proprio pubblico?

Per noi è importantissimo. Non perché non siamo in grado di apprezzare generi musicali più soft, ma diciamo che è quel che ci viene naturale fare. Non dimentichiamoci che, in primo luogo, è qualcosa di cui abbiamo bisogno in prima persona: quando suoniamo l’energia sprigionata è quella che le nostre orecchie ci chiedono. Il fatto che poi si trasmetta a chi ascolta è una conseguenza quasi necessaria.

10)La vostra musica parla di Milano? Se si, di quale Milano?

Sinceramente.. no. Di sicuro la musica che scrivi e suoni è frutto del contesto e del vissuto, quindi anche influenzata dal luogo in cui vivi, ma direttamente, a livello di liriche soprattutto, non ci sono riferimenti a Milano. Le nostre canzoni non sono impegnate politicamente, anche se non è una scelta dettata da una noncuranza: preferiamo trattare argomenti che riguardano la visione delle cose, prospettive sui problemi umani in modo evocativo e aperto all’interpretazione che chi ascolta deve sentirsi libero di esercitare.

10)Cosa c’è nel futuro di Chaos Being?

Speriamo, in futuro, di suonare molto in giro, fare esperienze artistiche di crescita e di migliorare e arricchire il nostro sound con elementi sempre originali e che piacciano ad altri. Speriamo che, a livello personale, tra di noi, vada sempre tutto bene di modo da poter continuare a divertirci insieme e cercare di fare buona musica. E ovviamente, la fama mondiale!

11)E infine, perché ascoltare Chaos Being?

Questa è difficile.. diciamo che in generale, bisognerebbe sempre dare una possibilità alla musica, ascoltando bene, ascoltando a fondo e poi soffermarsi oppure passare oltre. Se siamo nelle vostre corde, seguiteci e cercheremo di non deludervi, se il vostro gusto richiede altro, vi ringraziamo per averci dato una chance!

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