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Intervista a Time Haven Club

Benvenuti su system failure. Come è nata la vostra band e quali sono le vostre origini?

Abbiamo mosso i primi passi agli inizi degli anni novanta, ma il progetto odierno rispecchia in pieno la nostra vera anima, dopo tante inevitabili evoluzioni personali e di gruppo siamo arrivati ai giorni nostri con la stessa passione e grinta che ci ha sempre contraddistinto dall’inizio di questa fantastica avventura. Siamo prima di ogni cosa amici veri di vecchia data… e questo accompagnato da un nostro vivere il tempo che passa, come entità profonda e mistica sui nostri destini ha determinato e rappresentato la nostra tenacia a non abbandonare mai i nostri sogni diventati oggi i nostri progetti.

Come è nato il nome della band?

Time Haven Club era il nome di un vecchio e fatiscente rifugio, protagonista e soggetto principale di un affascinante e mistico libro psyco/fantasy scritto molti anni addietro a quattro mani da Enzo e Marcello e rimasto incompiuto. E’ letteralmente la bettola dove il Tempo, come entità fatta persona rappresentata da un uomo vecchio e con un bizzarro grande cappello in testa, stanco del suo continuo camminare lungo il tragitto dell’esistenza, incontra l’unico posto dove può trovare sollievo. Fermandosi magari davanti ad una birra, può concedersi un attimo infinito di riposo contemplando tutte le storie che ha visto e che porta con se , un po’ come un caleidoscopio pieno di colori lui porta con se un carico di emozioni alcune gioiose, alcune tristi ma tutte essenziali per il suo cammino.

Ci sono delle tematiche particolari che trattate nei vostri testi?

Visioni personali, reali come oniriche, dell’uomo nella sua forma più intima, paure, impressioni e soprattutto relazioni e inevitabili disagi.

Quali sono gli elementi della vostra musica che possono incuriosire un vostro potenziale nuovo ascoltatore?

Il miracolo di composizioni articolate ed emozionali, pur senza essere dei professionisti e senza nessun guru alle spalle, ma soprattutto senza vincoli dato che riteniamo che la musica non vada ingabbiata in schemi di alcun tipo ma che anzi abbia il fine di demolirli.

Come nasce un vostro pezzo? Parlate del processo creativo alla base…

Un riff, un’ idea. Spesso un’improvvisazione dove ognuno apporta qualcosa. Dal caos, come dico spesso, alla creazione, il miracolo…. E poi quando arriva il “Brivido” sappiamo che è la strada giusta per un nuovo pezzo.

Abbiamo recensito “Despite all this darkness”. Ci parlate della genesi di questo ep? Difficoltà nel processo di registrazione? Che tecnica di registrazione è stata usata?

Questo Ep nasce dal nostro bisogno di esprimerci in musica, volere a tutti i costi dare forma e colore ad alcune nostre idee che avevamo ingiustamente lasciato nascoste per molto tempo. Il processo di registrazione, attualmente in corso, è stato ed è determinato da infinite sessioni impegnative (spesso sfociate in vere e proprie composizioni aggiunte a ciò che era stato già scritto) ma che ci permettono di migliorarci continuamente e che ci lasciano tornare a casa un po’ più ricchi musicalmente e soddisfatti. Abbiamo registrato il tutto negli studi Sinapsi di Giacomo Nicolosi, il quale
onestamente non ha semplicemente eseguito un lavoro, ma è diventato parte integrante del progetto apportando un incredibile passione alle cose : un settimo elemento della band a tutti gli effetti. L’EP non sarebbe stato quello che ascoltiamo oggi senza di lui..per questo lo ringraziamo per quello che ha fatto e per quello che realizzerà ancora con noi.

Quale è il brano di “Despite all this darkness” al quale vi sentite particolarmente legati?

Sicuramente “Seas of Prayer”. Un brano scritto nel lontano 1991, poi “lasciato maturare” dal Tempo. Ripreso, riarrangiato e stravolto… Ma onestamente tutto ciò che scriviamo per noi è quello preferito! E’ come se ogni pezzo avesse una personalità sua….fosse una creatura a se’.

Potete parlarci della cover dell’ep? Cosa rappresenta?

La cover(in figura subito sotto) è una foto scattata a Perugia durante un viaggio. Tramite un semplice editing si è trasformato in un quadro perfetto per rappresentare “Despite…”, l’ascesa dell’ uomo nonostante l’oscurità. L’intero EP, come anche l’album di prossima uscita, è un nostro concept e quella foto, senza saperlo nel momento in cui è stata scattata, rappresenta quello che volevamo esprimere. Ma per l’album ci sarà qualcosa di ancora diverso…

Quali band hanno influenzato maggiormente il vostro sound? Che rapporto avete con le band progressive rock o psych rock del passato?

Personalmente ho preso la chitarra in mano come veicolo per la composizione dopo aver capito che la musica per me erano i Pink Floyd, aver amato immensamente i Marillion, dopo essere stato folgorato dal genio di Mike Oldfield… Ma questo è troppo personale (Enzo), la verità è che ognuno di noi ha delle ispirazioni che magicamente vengono tutte fuse nelle nostre canzoni…

Quali sono le vostre mosse future? Potete anticiparci qualcosa?

Abbiamo scritto e registrato (manca ancora qualcosina) i brani restanti per l’album completo, otto pezzi, si chiamerà “Gathered at Dusk”, nel frattempo cerchiamo di suonare un po in giro per far conoscere il nostro progetto e divertirci un po.

Come giudicate la scena musicale indipendente italiana e quali problematiche riscontrate come band?

Ci sentiamo degli outsider anche e soprattutto nella nostra città la musica rock/progressive non è proprio di moda e facciamo sicuramente una bella fatica a emergere tra cover band e tribute che impazzano come se scrivere canzoni fosse ormai un antica arte perduta.

Il genere che suonate quanto valorizza il vostro talento di musicisti?

Sicuramente il prog è fatto per poter usare tecniche e arrangiamenti sempre raffinati e personali, sempre con uno sguardo al passato e uno al futuro. Ma noi siamo fautori della Fantasia del Presente ancor prima di pirotecniche esecuzioni.

Quanto tempo provate a settimana?

Unica sessione di 3 ore a settimana!!!

Con quale artista o band indipendente vorreste collaborare?

Noi siamo amici e collaboriamo con tutti, ci facciamo voler bene per la nostra bandiera più importante, l’umiltà. Poi chiaramente poter collaborare, come già facciamo, con artisti simili a noi come i mitici e storici Malibran sarebbe il massimo.

Cosa non può mancare in un vostro live?

Il pubblico!!! 🙂

Per finire, con un appello invogliate i nostri lettori ad ascoltare la vostra musica…

Ascoltate musica originale, siate curiosi, cercate sempre roba nuova perché così facendosi crea quasi un legame invisibile fra chi cerca e chi produce. C’è molta musica nell’aria ed esistono band che producono ottima musica in maniera indipendente. Noi proviamo a farlo con tanta passione, divertimento ed emozione: siamo i Time Haven Club…