Intervista a THE INSIDE

Benvenuti su system failure. Come vi siete conosciuti?

Emanuele :

Ciao System Failure. Ho conosciuto Marco (batterista) alla scuola di musica (Lizard) che entrambi frequentavamo, trovo stimolante e importante l’ambiente scolastico proprio per la possibilità che dà di socializzare tra musicisti e di creare qualcosa insieme. Davide (bassista) è invece un amico di vecchia data che è subentrato nella band completandola e Gianluigi Deidda (paroliere) che mi ha aiutato fin da subito con la scrittura dei testi.

Gianluigi Deidda:

Conosco Marco da parecchio tempo. Siamo colleghi di lavoro e amici che condividono la passione per il Rock. Fu lui a propormi di provare a cimentarmi nel songwriting sui brani che sarebbero andati a completare il loro primo album. Mi presentò quindi ad Emanuele col quale entrai subito in buona sintonia proseguendo la collaborazione anche per il secondo album. Quando Davide entrò nel progetto conobbi anche lui.

Davide:

Ciao System Failure, Emanuele è un amico di vecchia data, gli feci la corte per suonare insieme ai tempi. Marco e Gigi li conobbi alle prime prove insieme e si fondò la band.

Da dove deriva il nome The Inside?

Marco Giurintano:

‘The Inside’ è nato dalla mia voglia di esprimere ciò che ho dentro, attraverso la musica. Filosofia che ci mise tutti d’accordo.

Perché il rock tra tanti generi?

Emanuele:
Da quando sono nato sento il Rock degli anni 60/70 fluttuare tra le stanze della casa in cui sono cresciuto , ahah…è stato come un imprinting , anche se ascolto veramente di tutto. E’ arrivato per me naturale il bisogno di studiare uno strumento , la chitarra Hard Rock e Metal , e dedicarmi anche allo studio del canto, recente passione degli ultimi anni.

Davide:

Sin da piccolo ero circondato dalla musica Rock. All’età di 8 anni vidi per la prima volta un live degli Europe e ne rimasi incantato da quel suono potente e non mi staccai più. Mio padre mi influenzò molto con la musica rock anche perché era un batterista, mi fece crescere pane e Pink Floyd e altre band degli anni d’oro del rock. I miei nonni avevano una vecchia chitarra, mancavano tutte le corde tranne quella del MI, iniziai a prenderla in mano e suonai solamente con quella corda pizzicandola, emetteva quel suono basso e profondo e non accordato, quindi il basso mi scelse lui da quel suono.

Marco:
Avevo quattro anni quando partecipai alla mia prima esibizione live. Sul palco dietro al microfono c’era mio padre ma fu la batteria ad incantarmi ! Fu amore a prima vista. Presi in mano le bacchette e qualche anno dopo fu il Rock a scegliere me. Adrenalina, energia e dedizione furono le mie compagne di viaggio; viaggio che tutt’ora prosegue.

Come nasce una vostra canzone? Potete parlarmi del processo creativo alla base?

Emanuele:
Di solito nasce suonando la mia chitarra acustica; qualche accordo, una melodia suonata e una melodia canticchiata. Quando sento una certa connessione, un’idea che funziona registro al volo. Lascio a maturare per mesi e poi la riprendo e se è ancora valida inizio a lavorare al testo in collaborazione con Gianluigi Deidda che è autore delle liriche (in toto su alcuni brani e co-autore con me su altri). In seguito si lavora tutti assieme allo scheletro base dei brani e ognuno aggiunge il proprio stile e le proprie idee, lavorando sugli arrangiamenti del proprio strumento. Infine il produttore (Guido Block) è ancora fondamentale per sistemare i particolari, migliorare la resa e dare una ‘veste’ definitiva ai pezzi con suoni professionali.

Gianluigi Deidda:

Il processo creativo che preferisco parte dall’ascolto ripetuto di quanto mi propone Emanuele fino a quando la melodia non mi ispira l’atmosfera sulla quale imbastisco la trama della storia. Che nel frattempo ha cominciato a prendere forma nella mia mente, mettendo ordine a idee e spunti di cui abbiamo discusso in tempi non sospetti. Infine rifiniamo con pazienza fino a quando non emerge il testo definitivo

Davide:

Emanuele mi dà le parti di chitarra, voce e batteria , io elaboro la linea di basso mescolando le mie influenze musicali e il mio tocco dando una linea alla traccia, alla ritmica, mi piace un suono bello tondo e profondo.

“Awaken” è il vostro ultimo album. Potete presentarlo ai nostri lettori? Di cosa parlano le canzoni?

Emanuele:
Sostanzialmente è un concentrato di Rock che a volte vira verso il Metal e a volte verso il Prog, con sempre in risalto la melodia, aspetto per noi fondamentale, sia nel cantato che nella chitarra. Ci sono principalmente due tipi di stati d’animo, uno malinconico ed evocativo e l’altro più aggressivo ed ‘arrabbiato’. Anche i testi riflettono un po’ questi due stati con una situazione iniziale di riflessione su avvenimenti negativi del passato che poi vengono trasformati in qualcosa di positivo e speranzoso.

Quale traccia preferite dell’album?

Emanuele:

Per me è davvero difficile rispondere, te lo dico tra qualche anno che ho le idee più lucide ahah

Gianluigi Deidda:

Al momento preferisco ‘No Man’s Land’. È la nostra interpretazione di un famoso episodio (la tregua di Natale) che ha ispirato più di un artista. Più in generale ci ha permesso di dare la nostra visione su un argomento purtroppo sempre attuale, quanto mai in questo periodo. Mi sembra che liriche e sound rendano bene i nostri sentimenti al riguardo.

Davide:

Mi piacciono tutte ma in particolare “The Dark Side of My Heart”, ha un bel tiro.

Marco:

“Preferenza” è una parola che non prediligo. Dietro ogni brano c’e’ duro lavoro e un’emozione espressa! Penso sia un po’ così per tutti, in base a come mi sento o provo, così mi immergo in un pezzo piuttosto che in un altro.

Quale è la differenza col primo disco?

Emanuele:
Come detto questo è piu’ Hard Rock, più veloce e incazzato. Riflette meglio il contrasto tra i due stati d’animo di cui parlavo in precedenza, grazie anche allo studio che ho portato avanti sulla mia voce e sulla composizione.

Davide:
Si vede una maturazione tecnica per quanto mi riguarda ed è molto piùcattivo del primo Album.

Marco:
Siamo semplicemente in continua evoluzione, se nel primo album rispecchiavamo un ideale di Rock melodico, nel secondo ci avviciniamo più all’Hard Rock, a tratti aggressivo ad altri grintoso.

Quale è il filo rosso che lega le vostre canzoni?

Emanuele:
La melodia e il creare una certa atmosfera in cui immergere l’ascoltatore. La natura, l’universo… tutto questo influenza musica e testi dei brani.

Gianluigi Deidda:
Anche nelle canzoni più cupe e malinconiche lasciamo sempre un piccolo spiraglio, una breccia in questa oscurità attraverso la quale possa filtrare luce e positività. Ne ispiriamo la ricerca. Credo si possa indicare questo come trait d’union.

Davide:
Essendo un Artista (Pittore, Tatuatore e Grafico), la musica mi rende Artista a 360 gradi, mi completa ed è un collegamento unico che fondo insieme, infatti le copertine le ho create io, ovviamente con le idee di tutti e quattro.

Guido Block. Come è collaborare con lui?

Emanuele:
Fantastico ! Mi ha aiutato tanto a migliorare sotto ogni aspetto, oltre ad immergermi in una caverna creativa di attrezzatura e conoscenze che per un appassionato di musica è un paradiso.

Davide:
Guido è come se fosse un padre musicale. Mi sento come un apprendista Jedi quando va dal suo maestro e viene bacchettato per bene, per far tirare fuori il meglio. Tecnicamente grazie ai suoi consigli sono migliorato tanto, ogni volta che vado in studio da lui ne esco meglio di come ci sono entrato.

Marco:
E’ meraviglioso e stimolante ! Un privilegio collaborare con un professionista che mette a disposizione ad un affamato di musica come me tutto il suo sapere.

Quale è il concerto che ricordate particolarmente?

Emanuele:
Il primo, al Rock ‘n’ Roll a Milano per la presentazione del primo album. Mi sono sentito davvero bene e ho sentito il calore del pubblico. mi sembrava fossero tutti amici e appassionati di musica.

Davide:
Il primo live al Rock‘n‘Roll a Rho il 30/05/2019

In un mondo in crisi climatica e sanitaria quale è il ruolo della musica secondo voi?

Emanuele:
La musica, e l’arte in generale, arricchisce sempre l’essere umano e lo salva dalle pulsioni negative. In un contesto di isolamento sociale sicuramente porta beneficio e sollievo. Per quanto mi riguarda ho cercato di sfruttarlo per portare avanti idee e brani. La musica unisce tutti al di là delle razze o ideologie politiche, che andrebbero tenute fuori da questo contesto secondo me.

Gianluigi Deidda:
L’ascolto di buona musica può sicuramente regalare un momento di svago e di serenità. Quanto mai necessario per contribuire a mantenere un certo equilibrio interiore, utile per affrontare situazioni destabilizzanti. E questo non è poco. Ci sono poi testi impegnati  in grado di andare a toccare l’animo nel profondo, le corde più intime. Canzoni che propongono prospettive differenti, positive, che fanno riflettere. Questo può portare a cambiare il proprio modo di agire in meglio, magari di poco, un mezzo giro di vite ma se pensiamo a quanti milioni di persone nel mondo la musica arriva al cuore se ne può intuire l’enorme potere.

Davide:
La Musica e l’Arte sono sempre un filo di speranza, un sogno e un’evasione mentale in chissà quale luogo ma ci si sta bene.

Marco:
La musica ha il ruolo di estraniarci da pensieri nocivi e negativi come questi.

Per finire, salutate i nostri lettori e parlateci dei vostri progetti futuri….

Emanuele:
Grazie mille a System Failure per lo spazio dedicato e a tutti i lettori ! A breve faremo sicuramente dei video a supporto dell’album, e do’ una piccola anticipazione: parteciperemo alle finali di Sanremo Rock 2022 Summer Live !

Davide:
Ringrazio System Failure per lo spazio che ha dedicato a questa meravigliosa band che non vede l’ ora di spaccare i palchi e portare sempre quel filo di speranza a chi ci ascolta e non.

Marco:
Grazie System Failure per averci dato l’opportunità di raccontarci ! A voi lettori mi sento di invitarvi ad ascoltare il nostro ‘Awaken’ perché è solo attraverso la musica che potrete capirci fino in fondo…’The Inside’

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