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Intervista a Solaris 

1)Benvenuti su System failure. Come è nata la vostra band? Ci parlate del vostro percorso artistico fino a qui?

Ci siamo formati nel 2015 quando Paride e Lorenzo cercavano componenti per un progetto noise rock. Non sapendo bene come siamo incappati in Alberto e in Alan. da lì abbiamo portato avanti il progetto suonando e provando fino a trovarci qui con voi a parlare di questo disco.

2)Come è nato il nome della band?

La band prende il nome da un romanzo fantascientifico di Stanislav Lem, un cult del genere, datato 1962 e che consigliamo vivamente a tutti di leggere.

3)Quali sono gli elementi della vostra musica che possono incuriosire un eventuale nuovo ascoltatore?

Il silicio, le forme di vita a base di carbonio, un po’ di zolfo e di alluminio. A breve forse anche del germanio.

4)Come nasce un vostro pezzo? Parlate del processo creativo alla base…

Paride scrive un riff dispari, tutti gli bestemmiamo contro, cerchiamo di farglielo suonare in quattro quarti ma poi salta fuori che c’è sempre una nota in più o in meno. A quel punto tutti cerchiamo di venirne a capo tranne Albi (Alberto) che non si ricorda come contare, quindi urla molto forte per distogliere l’attenzione.

5)Come è nata in voi la passione per la musica?

Alberto: Dunque in un paese piccolo ed isolato come Mercatino Conca la scelta era mettersi a fare qualcosa di produttivo o iniziare a bere e/o drogarsi. Io non sono mai stato bravo nel decidere niente quindi ho provato a fare una via di mezzo tra entrambe le cose, e ho trovato nel musicista il connubio perfetto.

Paride: Come nascono tutti i bambini… sotto una rapa.

Lorenzo: Tramandata da mia nonna materna, che era una pianista. Da che ho ricordo in casa mia qualcuno suonava o ascoltava musica.

Alan: Provare a fare qualcosa che mi piacesse nel tempo libero dopo la scuola.

6)Su System failure abbiamo recensito “L’orizzonte degli eventi”, vostro nuovo album. Potete presentarlo ai nostri lettori? È stato difficile registrarlo? Chi si è occupato del song-writing? Di cosa parla?

Difficile no, ma avendoci messo il 110% di noi stessi è stato duro tenere determinati ritmi. L’Orizzonte degli Eventi è ciò che ci tenevamo dentro da due anni a questa parte, parla fondamentalmente di esperienze personali, di astrazioni e sogni, di relazioni, di una certa maniera di vedere la vita, ed i testi provengono per la maggior parte da qualche bar male illuminato in cui inciampavamo dopo le prove, filtrati attraverso un certo livello di ermetismo, se così lo vogliamo chiamare, per fare in modo che possano essere interpretabili dall’ascoltatore in maniera propria e dipendente dalla situazione in cui si trova. Ci tenevamo anche a ringraziare Andrea Fioravanti dei Postvorta e Nicola Ghetti che hanno partecipato alle registrazioni (Andrea ha suonato in Leviatano e Nicola ha fatto un paio di cori in Specchio e Leviatano).

7)Quale è il brano di questo nuovo disco al quale vi sentite particolarmente legati sia da un punto di vista tecnico che emozionale?

Alberto: Nottetempo, a livello di testo è il brano a cui ho dedicato più tempo ed attenzioni, ed è sempre molto divertente da suonare dal vivo.

Paride: Difficile poter individuare tra i pezzi quello al quale mi sento più legato. Fanno tutti parte di un unico blocco che è “l’orizzonte degli eventi”. Non vorrei rischiare, estrapolandone delle singole parti, di togliere importanza alle altre. Per me tutte le traccie contengono un forte valore emotivo.

Lorenzo: Specchio, perché è il pezzo conclusivo del disco e dei nostri concerti, una sorta di arrivederci che lasciamo a chi ci ascolta e mi lascia sempre quella sensazione di malinconia domenicale.

Alan: Leviatano perché il testo lo sento molto vicino a quello che è la mia persona.

8)Ci parlate della cover dell’album?

Quella in foto è Franzine. È lei che ci ha dato indicazioni su come procedere con la disposizione degli oggetti che vedete ammassati sul pozzo (per i più attenti, c’è un riferimento ad ogni brano sul fronte della cover). Ed è sempre lei che ci ha obbligati a metterla in copertina dopo diverse minacce. Quindi se volete più delucidazioni chiedetele alla diretta interessata.

9)Quali band hanno influenzato maggiormente il vostro sound? Nominate anche 3 album che hanno segnato la vostra vita…

Alberto: I Dinosauri sulla Terra di Magic Voice (Ma in particolare la performance live su youtube). Dalla prima volta che ho visto quel video ho capito che al suo interno c’era del genio. Non è stato molto diverso a livello emotivo dalla prima volta che ascoltai i Kyuss (l’approccio fu con …And the Circus leaves Town) o Grace di Jeff Buckley.

Paride: In Rainbows dei Radiohead (ho bisogno di ascoltarlo almeno una volta al mese da quando avevo 20 anni), Carboniferous degli Zu (quando ho necessità di intraprendere un viaggio molto lontano questo disco è l’astronave giusta) e Crac! degli Area (altri tempi, altri maestri italiani. Adoro Demetrio)

Lorenzo: Difficile nominarne solo tre, durante il concepimento del disco ho ascoltato davvero di tutto, ma se dovessi sceglierne proprio tre che mi hanno aiutato a costruire queste sonorità direi Undertow dei Tool, At Action Park degli Shellac e Badmotorfinger dei Soundgarden.

Alan: Dell’Impero delle Tenebre de Il Teatro degli Orrori, Hybrid Theory dei Linkin Park perché è stato il disco del primo gruppo che ho iniziato ad ascoltare e ci sono affezionato e Lateralus dei Tool perché è LA musica.

10)Se la vostra musica fosse una città a quale assomiglierebbe?

Innsmouth, Massachusetts, una città immaginaria dove la paura ha il sopravvento sulla ragione.

11)C’è un filo rosso che lega tutte le vostre canzoni?

Non c’è un vero e proprio filo rosso che lega tutti pezzi se non la necessità della loro esistenza.

12)Come vedete la scena musicale indipendente in Italia?

Non credo si possa ragionevolmente parlare di scena, la realtà musicale italiana è troppo sfaccettata e formata da “feudi” per poter pensare di racchiuderla in un movimento. Ci sono tante band che a nostro parere fanno cose molto buone ma fatichiamo ad immaginare un senso di coesione che descriva la situazione. Ognuno fa quello che può, nel migliore dei modi possibili, ci auguriamo, in un paese dove trovare persone competenti disposte a far suonare una band in un locale o un palco attrezzato come si deve è sempre più difficile.

13)Siamo arrivati alla conclusione. Vi va di lasciare un messaggio ai nostri lettori?

Grazie per essere arrivati fino alla fine, ascoltate il disco e fateci sapere che ne pensate e ne approfittiamo per invitarvi il 7 Dicembre al Bronson di Ravenna dove apriremo il concerto degli Ufomammut e degli ELM.
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