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Intervista a Smarties

Benvenuta su System Failure. Ci puoi raccontare il tuo percorso artistico fino a qui?

Ciao! Grazie innanzitutto per avermi dedicato questo spazio. Il mio è stato un percorso pieno di curve e di bivi sopratutto nella ricerca della mia identità artistica. Ho iniziato a cantare sin da piccola approcciandomi subito ai live e alla musica dal vivo. I primi palchi in cui mi sono esibita sono stati il palco Ariston a 13 anni per la finale di “Sanremo junior” accompagnata dall’orchestra. Ho partecipato alla finalissima di Castrocaro su Rai uno; quasi sedicenne sono stata la più giovane artista in finale nella storia del Festival. Nel 2016 ho partecipato in squadra con Emis Killa a The Voice of Italy, bellissima esperienza che mi ha formato tanto a livello caratteriale e artistico. Da 6 anni studio il metodo Vocalcare, da due anni frequento il master per diventare Vocalcoach del metodo con Danila Satragno. L’anno scorso finalmente ho trovato la mia identità nel progetto Smarties : è infatti uscito il primo singolo ufficiale scritto da me, “Buckle Up”.

Come è nata in te la passione per la musica?

La passione per la musica c’è sempre stata. Alle recite dell’asilo strappavo già di mano il microfono agli altri bambini, avevo un animo da solista! Ho iniziato a studiare canto a 9 anni. A 11 anni ho avuto l’occasione di cantare insieme ad Alessandra Amoroso ad un suo concerto all’anfiteatro di Cagliari, stracolmo di spettatori. Non ero spaventata, anzi, ho subito amato il palcoscenico. Da quel momento ho deciso che il canto sarebbe stata la mia più grande passione e ambizione.

Come prende forma una tua canzone? C’è un filo rosso che lega le tue canzoni?

Il filo rosso in questo caso penso di essere io, ogni canzone che scrivo rispecchia in quel momento il mio stato d’animo e il mio bisogno di raccontare qualcosa. Le mie canzoni però prendono sempre forma dalla musica, dal beat. Insieme al mio producer lavoriamo inizialmente su una forte identità musicale, in seguito mi concentro sul testo.

Perché il nome Smarties?

Smarties è nato da solo, come per necessità. Amici e colleghi hanno iniziato a chiamarmi Smarties, e così, da Marta a Smarties, è stato un attimo! In effetti anche io sono colorata e vivace come gli Smarties!

Abbiamo pubblicato il video di “Fumo sempre troppo”: Puoi parlarci della genesi di questo tuo progetto musicale?

“Fumo sempre troppo” è nata nello studio Yellow Rabbit, in collaborazione con il producer Massimo Sciannamea, in arte Shanna. Il beat si ispira a sonorità provenienti dalla trap americana che lasciano molto spazio creativo. Con questo testo ho raccontato il mio punto di vista, ho raccontato di quanto spesso siamo circondati da persone egoiste, nel mondo della musica come in quello del lavoro o nella vita di tutti i giorni. C’è anche un intento volutamente caricaturale nella rappresentazione di queste personalità.

Come è stato collaborare con il regista Marco Placanica?

Con Marco mi sono trovata molto bene sin da subito, non a caso ha seguito la regia sia di “Buckle Up” che dell’ultimo singolo. Siamo sulla stessa lunghezza d’onda, questo è il bello di lavorare con un team giovane che vuole puntare a un progetto innovativo e dinamico.

Quali sono le differenze tra “Fumo sempre troppo” e i tuoi lavori precedenti?

Man mano che il progetto cresce prende una forma più definita. Trovo che in “Fumo sempre troppo” ci sia una maggiore “messa a fuoco” rispetto ai lavori precedenti, probabilmente perché anche io come artista sto prendendo più consapevolezza di me. L’obbiettivo è continuare a crescere senza guardarsi indietro.

Ho letto queste parole: “Le personalità che animano il video sono intenzionalmente costruite all’eccesso; penso ad esempio alla fashionista, emblema dell’ipocrisia e della superficialità tipiche della ragazza social”. Viviamo da decenni nella società dell’immagine e la “ragazza social” vende, come tutti noi, la sua immagine dato che nella nostra società il marketing ha invaso tutto, anche il nostro quotidiano. Cosa pensi riguardo le mie parole?

Ovviamente nei social tutti ci vendiamo. Anche io sono in un certo senso “figlia dei social” data la mia età e la professione artistica che svolgo. Nel video rimarchiamo gli eccessi. Ho voluto ostentare di proposito alcune caratteristiche scomode e personalità narcisiste, come il gamer che si isola tutto il tempo nel suo videogioco o la fashionista chiusa nella sua bolla angusta di follower e vestiti costosi. Come dico nel testo siamo tutti circondati da false apparenze, spetta a noi riuscire a differenziarci.

Il sound di questo video mi fa pensare a tratti alla trapper Chadia Rodriguez. Quali sono i tuoi riferimenti musicali?

Chadia mi piace molto, la trovo una ragazza molto forte e carismatica ma a livello musicale mi ispiro tanto ad artisti d’oltreoceano. Diciamo che la trapper Chadia in Italia esiste già e la conosciamo tutti, non avrebbe perciò alcun senso emularla. Il mio obiettivo è la creazione di qualcosa di originale, che venga accostato subito a me. Coltivo l’ambizione di somigliare solo a me stessa.

Hai secondo me un flow fantastico. Pensi che il rap o il trap possano meglio valorizzare il tuo talento artistico?

Grazie! Studio canto da molti, ho dedicato tanto tempo e dedizione allo studio della tecnica vocale e alla mia voce cantata. Ho sempre ascoltato tantissimo rap e negli ultimi anni trap, fino a che non ho deciso di mettermi alla prova… perciò sì, penso di aver dato un valore aggiunto al mio bagaglio artistico.

Come hai passato i giorni della quarantena? Come stai vivendo l’emergenza sanitaria del coronavirus?

Per fortuna un paio di settimane prima del lockdown mi sono trasferita con il mio ragazzo e il nostro cagnolino da un monolocale a “Città Studi” ad un quadrilocale in zona Niguarda. Passare tre mesi confinata in 30 metri quadrati avrebbe messo a dura prova la mia sanità mentale. Durante la quarantena ho avuto tanto tempo da dedicare alla mia musica e a tanti progetti che avevo lasciato in sospeso tempo prima.

Siamo in un mondo in emergenza climatica, economica ed ora anche sanitaria. Ebbene, in questo mondo quale è il ruolo della musica?

La musica è la valvola di sfogo. Proprio perché stiamo vivendo un periodo di grandi difficoltà la musica ha e deve avere un ruolo fondamentale nelle nostre vite. Creiamo e ascoltiamo tanta musica perché finché ci sarà l’uomo ci sarà l’arte, al di là di ogni crisi. In piena emergenza sanitaria gli italiani cantavano affacciati sui balconi, quando siamo tristi la musica ci alleggerisce il cuore e ci fa sognare. Io canto quando sono felice, in ansia e quando sono triste, soprattutto.

Oltre la musica quali arti preferisci?

Mi piace molto ballare, mi diverte, anche se non sono il “top di gamma”. Per il resto creo, passo il tempo a scrivere e comporre nuovi brani. Ho studiato anche recitazione, doppiaggio e regia. Quando canto sono anche un interprete quindi trovo queste arti molto affini tra loro. Mi piace molto anche dipingere, ogni tanto faccio dei quadri ma non li vedrà mai nessuno a parte me!

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Sto realizzando un EP, l’obbiettivo è continuare a scrivere nuovi brani, migliorarmi sempre di più e riniziare a esibirmi di nuovo live al termine di questa emergenza sanitaria.

Infine, saluta i nostri lettori ed invogliali ad ascoltare la tua musica…

Ciao lettori di system failure!! Ammetto che potrei sembrare un po’ di parte ma vi consiglio vivamente di andare ad ascoltare “Fumo Sempre Troppo”. E’ un brano decisamente sopra le righe, proprio come il videoclip e vi assicuro che ne resterete piacevolmente sorpresi….

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