Intervista a Serena Coal

Benvenuti su system failure. Come si è formata la vostra band? Come vi siete conosciuti?

Ciao System Failure! La band si è formata dal mio incontro, Serena, con Giorgio (chitarrista), nel 2014-2015, che già conoscevo fin da quando ero bambina, così è nata l’idea di creare delle canzoni blues su delle melodie e arrangiamenti già presenti. Marco (batteria) , conosciuto alle jam session jazz, blues che si svolgevano in vari locali di Brescia e Giovanni (basso), che già suonava con un gruppo blues con me, Serena, si sono aggiunti in un secondo momento.

Come è nata in voi la passione per la musica?

La passione per la musica per quanto riguarda me, Serena, nasce dalle prime band in cui ci si improvvisava da adolescenti, dai primi cd che ho iniziato a chiedere come regalo di compleanno, dall’ispirazione di amici, musicisti, cantautori incontrati che hanno innescato l’idea di buttarsi in questa creazione musicale. Dal lato del chitarrista dall’ascolto degli AC-DC e dalla prima chitarra elettrica regalata con la quale si sperimentava creando armonie sempre diverse.

Come prende forma un vostro brano? Ci parlate del processo creativo alla base?

I brani possono nascere da una struttura abbozzata con la chitarra, da una melodia, da un ritmo incessante nella testa, da una serie di input sonori che poi vengono campionati a livello basico e vengono rivisti con tutto il gruppo, la colonna portante armonica è la chitarra che crea una bozza, unita ad un testo che creo io, Serena, al quale si aggiungono gli arrangiamenti di batteria e basso che danno il loro contributo per arricchire i brani di groove e di quello spirito che ti trattiene ad ondeggiare all’interno del flusso.

Quale è il filo rosso che unisce le vostre canzoni? Dove traete ispirazione per i vostri testi?

Quello che viene descritto dai nostri testi sono delle storie da raccontare, storie semplici, aneddoti, immagini, magari qualcosa preso dalla quotidianità e arricchito di dettagli, le canzoni parlano di persone e di ciò che le meraviglia, di ciò che le rende vive, la bellezza che si può trovare quando si da’ attenzione a ciò che ci circonda, l’importanza di meravigliarsi, di trovare qualcosa che illumina le nostre strade e regalare delle emozioni a chi ci ascolta.

Avete un aneddoto riguardo un vostro live?

E’ stato quando avevamo un concerto in Croazia, in cui dovevamo passare la frontiera ma avevamo una carta d’identità divisa a meta’,mancava poco che saltasse il concerto e tornassimo a casa, invece abbiamo suonato per un gruppo di americani, la giornata è stata stupenda ed è finita con un bagno in piscina vestiti!

Il video di “Alquemist”. Dove è stato girato? Di cosa parla la canzone? Come è collaborare con Michele Barcaro? Raccontate tutto per bene….

Il video “Alquemist” è stato girato tra le strade di Brescia e nella zona di via Milano all’interno della bottega equosolidale Mandacaru’. L’idea di fondo era di ricreare una bottega d’artista in cui “Serena” che veste i panni dell’alchimista si perdesse nella creazione di un’opera d’arte, la canzone parla di lasciarsi contagiare e contaminare dai colori, dalla creazione, lasciare spazio all’espressività. Il regista Michele è una persona intuitiva e genuina, quando abbiamo spiegato il progetto subito ha capito come poter dare luce alla storia e ha ricreato il setting adatto, interessanti sono i luoghi in cui si arrampica per ricercare le sue inquadrature, scale impervie, armadi pericolanti, inquadrature da dietro dei muri, tra le fessure di mobili. A volte potresti vederlo stare fermo per dei minuti a fissare il vuoto prima di avere un ‘idea illuminante e poi con un movimento di ciuffo riparte con le riprese.

Siamo in un mondo in crisi climatica e sanitaria. Quale è il ruolo della musica in questo mondo?

La musica aiuta a mantenere connnesse le persone anche se non si può avere un contatto diretto, da forma alle emozioni e condivide esperienze. La musica parla alle nostre anime, alleggerisce e distende le nostre giornate, quindi trovo che sia di vitale importanza, soprattutto in questo periodo.

Quanto è importante sperimentare con la musica?

È molto importante perché aiuta a conoscere meglio se stessi e le persone con le quali si sperimenta, è un modo di esprimersi e di imparare, apre la mente e libera la fantasia, quando si ottiene poi un buon risultato fa stare bene, da un senso di soddisfazione e la sperimentazione porta all’innovazione che nell’arte è sempre importante , senza dimenticare o rinnegare il passato ma esprimendo se stessi nel luogo e nel tempo presenti .

E se la vostra musica fosse un libro, un film o un quadro?

Se la nostra musica fosse un quadro, sarebbe un astratto, un Jackson Pollock (cantante) oppure un de Chirico (chitarrista), se fosse un film qualcosa tipo “Monty Python, il senso della vita”: grandi temi presi con la giusta ironia e leggerezza, e magia, evasione dalla routine , spaziando con la fantasia fino ai limiti dell’assurdo.

Chi sono i vostri miti musicali?

I nostri miti sono i musicisti come Jimi Hendrix, Robert jhonson, Frank Zappa, le grandi voci soul Aretha Franklin, Etta James, Janis Joplin, musicisti eclettici come Steve Wonder, Marcus Miller, Miles Davis, Harbie Hancock, Pink Floyd.

Oltre la musica che arti preferite?

La pittura, il disegno, il ballo.

Per finire, salutate i nostri lettori e parlate dei vostri progetti futuri…

Sperando di continuare a sperimentare e creare musica che possa arrivare al cuore della gente e possa allietare le persone, ci auguriamo che in futuro si continui a sostenere e collaborare con i tanti musicisti che si battono per portare avanti un progetto! Un saluto a tutti i lettori di System Failure! Ci vediamo alla prossima uscita!

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