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Intervista a Sabrina

Benvenuta su system failure. Hai cominciato con la musica da piccola. Come hai scoperto la passione per il canto?

Il mio insegnante di musica delle medie mi aveva scelta come solista per i saggi musicali di fine anno e mi aveva convinta di avere una bella voce che avrei dovuto coltivare nel tempo. Sul comodino ho una foto di me bambina ad un karaoke estivo ed è uno dei miei ricordi d’infanzia più preziosi.

Quali sono i tuoi ascolti attuali?

Sono cresciuta a pane e 883, da adolescente impazzivo per i grandi cantautori italiani (Dalla, Battisti, Conte e De Gregori), divoravo i dischi di David Bowie, Queen, Bruce Springsteen, Green Day…e si sa, il primo amore non si scorda mai! Oggi ascolto anche altri generi, dal pop internazionale (Miley Cyrus, Harry Styles, Bruno Mars…) a voci più soul (Christina Aguilera, Beyoncé). Elisa, Giorgia e Arisa sono le artiste italiane che più mi emozionano.

Hai avuto diversi maestri di canto. Cosa ricordi di ognuno di loro? Cosa ti hanno trasmesso particolarmente?

Ogni esperienza formativa è stata importante. Ho avuto la fortuna di incontrare solo professionisti seri e preparati, che hanno saputo accompagnarmi e guidarmi senza farmi mai perdere la voglia e l’entusiasmo di fare anche davanti ad ostacoli e difficoltà.

Hai suonato in diverse band. Quale è la differenza tra suonare per una band e suonare per te stessa?

Con le band si fa la vera gavetta! Suonare in un gruppo significa macinare chilometri per un concerto, passare ore in sala prove, caricare e scaricare impianto e strumentazione, non sapere mai se canterai davanti a 10 o 100 persone, divertirsi, anche litigare o discutere ma sempre in maniera costruttiva…e soprattutto vuol dire sentirsi parte di una famiglia in cui l’opinione di ciascuno è importante e non deve prevalere l’ego di nessuno.

E, dato che hai suonato delle covers, quale è la differenza tra suonare canzoni proprie e covers? Quale canzone/cover è stata molto difficile per te da interpretare?

Gli approcci possibili ad una cover sono due: decidere di restare fedele all’originale oppure scegliere di prenderne le distanze e avvicinare il brano al proprio stile. In entrambi i casi devi essere in grado di fare tua quella canzone e di trasmettere un’emozione mentre la canti. L’emotività in una cover va ricercata, invece, quando si tratta di un brano che hai scritto tu, sai esattamente di cosa stai parlando ed è quasi più semplice. “Bad Day” di Daniel Powter è stata una delle cover più toste in cui mi sono cimentata e si è rivelata un inaspettato successo sul web (più di 320.000 visualizzazioni su YouTube). Difficile proprio perché tecnicamente non presenta nessun passaggio complesso quindi tantissimo spazio è dato all’interpretazione. È una canzone propositiva, anche se parla di una “brutta giornata”, ascoltarla deve metterti il buon umore e farti sentire meglio ed è esattamente ciò che ho ricercato nella mia versione! (ecco il link: https://www.youtube.com/watch?v=wfO9Dz6IqwY )

Hai suonato live sia in Italia che a Parigi. Quale è la differenza tra suonare in Italia e all’estero?

Ho vissuto a Parigi una decina di anni fa, frequentavo la Sorbona in qualità di studentessa Erasmus ed ero entrata a far parte di una band di ragazzi francesi, facevamo per lo più cover. Avevo deciso di suonare con loro per ambientarmi e fare nuove amicizie in una città così grande e nuova, la musica anche in quell’occasione mi ha aiutata a sentirmi meno sola. Trovare le date era semplice con i giusti contatti, i locali erano molto propensi ad organizzare serate di musica dal vivo e il pubblico non mancava mai. Non so se la situazione sia cambiata nel tempo ma sicuramente ho riscontrato maggiori difficoltà in Italia.

Il palco del Premio Valentina Giovagnini. Che emozioni hai provato?

Non mi piace vivere la musica con spirito competitivo, pertanto ho quasi sempre evitato i concorsi. Ho scelto però di presentare i miei inediti al Premio Valentina Giovagnini perché ne ho sentito parlare molto bene e ho avuto la fortuna di salire su quel palco sia nel 2015 che nel 2018 e di respirarne la magia. Ovviamente cantare davanti ad una giuria di esperti del settore fa un po’ paura, ma è stata un’esperienza positiva ed indimenticabile che mi ha permesso di conoscere altri artisti emergenti provenienti da tutta Italia, con cui è stato un immenso piacere confrontarmi.

A chi o cosa ti ispiri per i testi delle tue canzoni?

Fiorella Mannoia canta “Ma forse è proprio dai tuoi occhi che nasce una canzone” e questa frase racchiude il segreto dei cantautori. Scrivere, almeno nel mio caso, equivale a raccontare una storia spesso davvero vissuta, talvolta semplicemente sognata o immaginata.

Abbiamo recensito “Dancing in My Head”. Ci puoi parlare della genesi di questo album?

Qualche anno fa ho iniziato a studiare pianoforte complementare proprio per dare forma alle melodie che avevo in testa. È stato un processo creativo graduale, terminato con la scrittura dei testi. Per la registrazione degli strumenti e la realizzazione degli arrangiamenti mi sono avvalsa della collaborazione di professionisti e musicisti che artisticamente stimo molto ed insieme abbiamo lavorato in maniera eccezionale, sono molto orgogliosa del risultato finale.

Quale canzone preferisci di “Dancing in My Head”? Perché?

Sono legata a tutti i brani dell’album, che sono diversissimi tra loro. Vi consiglio di arrivare fino all’ultima traccia, “Don’t Let Me Go”, che è proprio una chicca!

Quale è il filo rosso che collega le tue canzoni?

“Dancing in My Head” è un disco che mi rispecchia e rivela molti lati del mio carattere, per questo ad atmosfere più intime si alternano ritmi scanzonati. Il fil rouge che lega tra loro i brani è indubbiamente l’amore…sognato, rincorso, appena nato oppure ormai finito…

Per finire, saluta i nostri lettori e dai qualche consiglio ad artisti o band che stanno muovendo i primi passi nel mondo della musica…

Citando Will Smith in una scena del film “La ricerca della felicità”: <<Don’t ever let somebody tell you… You can’t do something>>. Proteggete sempre il vostro sogno e non lasciatevi sopraffare da eventuali delusioni o giudizi negativi! Un saluto affettuoso a quanti hanno letto fin qui!

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