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Intervista a Raesta

Benvenuto su System failure. Prima di tutto presentati ai nostri lettori….

Ciao a tutti voi, sono Stefano, sono pugliese ma lavoro come medico a Roma. E ho una passione viscerale per la musica, tutta.

Parlaci della tua evoluzione come musicista, dagli esordi ad oggi….

Credo di essere finito per sbaglio su una batteria, quella di un amico di mio fratello a 6 anni, ho studiato piano quando ero alle elementari. Ma in quel periodo preferivo il disegno. Poi ho scoperto la chitarra ed ancora la batteria: e’ stato amore a primo crash! E’ la batteria lo strumento che più mi ha entusiasmato per le sue proprietà aggregative, oltre che per il suono forte ed affascinante: mi costringeva a fare gruppo. E alla fine ho militato in varie band, come batterista. Le esperienze più significative sono state un progetto Brit-rock dal nome Two Left Shoes a Terlizzi (BARI), folk (La luna sotto l’albero del carrubo) sempre a Terlizzi, rock’n’roll a Bari Solandata, poi dream-pop, i Barbados, a Corato il mio paese (Bari). Ho inoltre collaborato con l’artista svedese Paulina Nosslo, (in arte Wallenberg) ad alcuni suoi live, di cui uno a Stoccolma. Questo sino al 2015. In questi anni ho tuttavia coltivato la mia passione per i cantautori italiani, De Andrè e De Gregori su tutti, ed ho da sempre prodotto piccoli pezzi, oltre che scritto e arrangiato per i gruppi in cui militavo. Dopo una parentesi tecno con il progetto ARTENCE, nel 2015, ho scelto di iniziare a cantare, di metterci “la faccia” e l’ho fatto con una band dal nome Ilaria in una stanza. Con loro ho prodotto un EP, “Scrumble!” , che contiene una prima versione di Vienna, il singolo che ho appena rilasciato. Poi sono arrivato a Roma, per lavoro, e qui ho prodotto il primo singolo da solista, “Distant Worlds/Wake Up!”, nel 2018, e appunto “Vienna”, nel 2019.

Quali sono gli artisti che hanno influenzato il tuo sound?

Ho da sempre amato la musica dei Radiohead, loro mi hanno influenzato tantissimo. E li ho seguiti il più possibile. Ho studiato i loro suoni, i loro testi, le loro suggestioni e i loro accorgimenti nei live. Idem dicasi per i progetti di Thom Yorke da solista e con gli Atoms for peace. Credo siano alla base di tanti artisti del momento. Mi piacciono molto anche Moby, gli M83, gli Alt-J, Apparat, i Moderat, i Grizzly Bear, Damien Rice. Poi c’è la canzone italiana di cui ho sempre ammirato e studiato i testi/capolavoro di De Andrè, l’innovazione incontrastata di Battiato, il genio espressivo di Dalla, il corposo sentimento di Pino Daniele, l’estro di Conte; poi i successivi Verdena, Afterhours, Gazzè, Tiromancino, Silvestri e Fabi. Tuttavia mi piace pensare che ciò che faccio musicalmente venga fuori dai miei ascolti più che dai miei studi,ed in questo senso dai Pink Floyd a Chopin provo a metterci tutto, in termini di suoni e suggestioni: Notwist, Air, Welcome Back Sailor, Tom Waits, come la sigla di Dribbling: ah no, quella era “One of These days” dei Pink Floyd.

Esci con il singolo “Vienna”: parlaci della sua genesi…

Come ho accennato è un brano che vede adesso una seconda vita. Nasce, nel 2009, da un’idea piano e voce, dal sapore beatlesiano, che parlava e rimandava a suggestioni di un viaggio fatto in una delle città che più amavo ed amo per la sua eleganza e per la sua pacata austerità. Grazie all’idea del mio amico e bassista, Luigi Diaferia, e di Michele Zucaro e Vittorio Miani, diventa un pezzo elettronico, con la collaborazione di Graziano Stasi. Infine è stata registrata con Dario Tatoli (MAKAI) ed inserita nell’EP “Srumble!”. Qui a Roma, è piaciuta tanto al mio amico e produttore Andrea Allocca. Tuttavia il pezzo aveva una voce troppo “dietro”, “nascosta” ed allora, sintetizzatori alla mano, campionando e creando, presso la Sonus Factory, abbiamo registrato nuovamente le voci e le chitarre, e rigenerato il pezzo. Il brano, in origine di quasi 5 minuti, pur essendosi arricchito nella versione attuale, di suggestioni e dinamiche nuove, oltre che di un solo di chitarra finale, si presenta ora più adatto ad essere passato anche alla “radio”… e chissà che quest’ultima non ricambi!

Come è stato collaborare con Andrea Allocca?

Con lui c’è una grande amicizia, iniziata in occasione del mio primo incontro presso la Sonus Factory dove mi recavo per suonare la batteria in un box. Quando si registra però si fa sul serio. E’ un gran lavoratore e un grande amante della musica. Ha la capacità di lasciarti libero nel processo compositivo, cercando di far uscire il meglio di ciò che hai dentro. E’ molto paziente con me, che quando si tratta di registrare potrei rimanere gli anni su un solo pezzo. Un livello di delay più alto, un pitch più basso o una linea di voce al posto di un’altra, possono essere motivo di rimaneggiamenti infiniti. Con lui ho registrato il primo singolo “Distant Worlds/Wake up!”, e altri pezzi che spero vedranno la luce al più presto. Grazie ad Andrea ho anche capito l’importanza di un buon missaggio e di un buon Master, cosa che un musicista ignora in fase compositiva. Ho cercato di far sì che ci fosse un po’ di lui nei miei pezzi, che sente molto: è lui che ne ha registrato le chitarre!

Una domanda un po’ da geek: quali strumenti hai usato per la realizzazione del tuo singolo?

Abbiamo fatto, credo tutto ciò che si possa fare per un brano: campionato e suonato, creato suoni e ritmi, registrato le chitarre elettriche, trovato i giusti suoni per i synth, e soprattutto registrato le voci, che è sempre la fase più delicata, sebbene mi piaccia effettarle con riverberi e reverse. Qualcosa di quel preciso momento rimane impresso per sempre nel timbro, tra le sfumature, in un respiro preso, in una pausa che non avevi stabilito.

Sei poli-strumentista. Quali strumenti preferisci rispetto ad altri?

Suono con piacere la batteria, ma potrei passare le ore con un arpeggiatore. E poi mi piace cantare, e sebbene mi diverta ad imitare gli interpreti di brani editi in cui mi cimento, per catturarne gli aspetti più istintivi e caratterizzanti, cerco di non somigliare mai a nessuno, cerco di essere solo io. Dopo un percorso ad Andria, ho studiato canto qui a Roma, dove ho cercato di arricchire la mia tecnica e personalità vocale. Infine la chitarra la voglio citare perché è lo strumento che per scelta non ho mai voluto studiare. E’ un’amica che mi piace prendere con un approccio libero. E’ su quel terreno fertile ed amichevole che nascono la maggior parte delle idee alla base dei miei pezzi. Liberi e genuini per cio’ che sono, sereni o incavolati che siano.

Progetti futuri?

Un EP e poi magari un album: raggiungere il respiro di un’opera più organica. E trovare un’etichetta interessata a sostenermi. Inoltre mi piacerebbe continuare a collaborare con registi. Grazie a Giuseppe Tandoi, regista de “La città invisibile”(2010), un mio pezzo è stato inserito in un corto che vede la regia di Alessio Attardi “Turtle&Bunny”(2018), da cui è stato estratto il videoclip di Distant Worldr/Wake Up. Sicuramente le mie prossime produzioni saranno in lingua italiana, benché abbia un mucchio di pezzi finiti con testo anglosassone. Al momento sto racimolando le energie che mi rimangono dopo le intense giornate della mia vita qui a Roma, per preparare un live con cui far conoscere il mio progetto.

Saluta i nostri lettori invogliandoli ad ascoltare la tua musica…

Invogliare è sempre difficile, per la musica poi ancora di più. Sicuramente, la mia musica non del tutto immediata, potrebbe sembrarvi amara al primo ascolto, come un caffè o un sigaro, ma vi riempirà di aromi e vi lascerà un sapore da riscoprire volta per volta. Vi parla di storie, di suoni a voi magari familiari, ma il filo compositivo non vi lascerà mai delusi, almeno me lo auguro. E poi su YouTube ci sono i video che sono una bomba! Un Saluto a tutti voi e a presto!