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Intervista a Nicoletta Noè

1) Presentati ai nostri lettori. Sei una polistrumentista. Quali strumenti suoni e quali preferisci di più?

Buongiorno a tutti e grazie per l’attenzione. Non vedevo l’ora di farvi ascoltare questo mio progetto discografico, a cui ho lavorato tantissimo e che fondamentalmente nasce dall’urgenza espressiva di raccontare storie, paesaggi sonori e stati d’animo attraverso le parole e la musica, solitamente con l’intento di portare allo scoperto frammenti di bellezza e di parlare dell’essere umano che è, tra tutte le creature viventi quella che più temo e quella da cui allo stesso tempo ne resto irreparabilmente invischiata. Ho cercato una strumentazione e dei suoni che potessero ricreare l’atmosfera delle storie di questo disco, storie che raccontano di narcisismo, alienazione, disperazione, salvezza. Credo che ogni strumento sia in se portatore di significati, con il proprio timbro e le peculiari possibilità di estensione suggerisce possibilità di espressione arrivando ad influenzare forma e significato delle mie composizioni. Ad esempio, nel mio primo album (“Il Folle Volo”, 2012) è presente un brano che ho composto con un autoharp ed è questo strumento che ha evocato melodia, accordi, atmosfera, testo, storia. Per questo motivo adoro circondarmi di strumenti differenti e aspettare che suggeriscano nuove idee: bouzuki, mandolino, sintetizzatori, chitarre, tastiere, basso, loop station diventano compagni di avventure. Al momento mi servo principalmente di voce, chitarre e pianoforte, synth e basso ma non escludo che, dato il mio interesse verso diversi generi musicali tra cui jazz e musica classica, inizierò ad approfondire lo studio di altri strumenti.

2) “Cuore bianco” è un singolo straordinariamente sognante ed evocativo. Ci parli della sua genesi? Chi ha curato le sonorità?

Il singolo “Cuore Bianco” l’ho scritto chitarra e voce ma in seguito ho cercato uno strumento apposito come l’harmonium indiano attraverso cui creare un ambiente mistico ed introspettivo, a sostegno dell’idea centrale del brano: ricollegarsi alla propria natura profonda, ritrovare le radici che collegano il cuore al cervello, i fili che collegano la propria anima con quella degli altri. Il titolo Cuore Bianco, è una citazione dal Macbeth di Shakespeare. Lady Macbeth, saputo dell’assassinio del re Duncan da parte del marito, gli si rivolge con queste parole: “Le mie mani sono come le tue, ma ho vergogna di avere un cuore così bianco”. E come scrive Javier Marìas, un cuore bianco lo possiede non chi è senza colpe, ma chi non è stato contagiato dalle parole e dalle colpe degli altri.

3) Ho letto che “Cuore Bianco è la parte di ciascuno di noi che, sebbene non innocente, non è stata contaminata dalle colpe degli altri”. Puoi commentare queste parole?

Il titolo Cuore Bianco, è una citazione dal Macbeth di Shakespeare. Lady Macbeth, saputo dell’assassinio del re Duncan da parte del marito, gli si rivolge con queste parole: “Le mie mani sono come le tue, ma ho vergogna di avere un cuore così bianco”. E come scrive Javier Marìas, un cuore bianco lo possiede non chi è senza colpe, ma chi non è stato contagiato dalle parole e dalle colpe degli altri.

4)Il singolo anticipa l’ultimo tuo album in uscita nei prossimi mesi per Romolo Dischi. Puoi anticiparci qualcosa?

Grazie alla collaborazione di Bonomo, cantautore polistrumentista e produttore artistico ancora poco conosciuto ma dal talento immenso, ho preso le distanze dal modello folk americano, abbiamo guardato oltralpe e ci siamo lasciati ispirare dai lavori di gruppi tedeschi e francesi come Kraftwerk , Air e Stereolab, alfieri del Pop elettronico o dal più europeo dei gruppi americani ossia i Velvet Underground. E’ un disco dal suono cameristico asciutto e solido, nutrito di classicità europea . Ciò che caratterizza questa produzione è che ogni brano attraversa un processo graduale di accumulazione sonora: dagli spazi vuoti iniziali si approda gradualmente al pieno orchestrale, creando un ascolto dinamico e ricco di sorprese.

5)Il tuo singolo è molto dreampop. Conosci questo genere e se si quale artista preferisci?

Il dream pop è un genere che adoro e in cui mi sento davvero a mio agio, c’è una voce e un gruppo a cui sono particolarmente legata: Elisabeth Frazer, Cocteau Twins e come non avere a cuore Hope Sandoval dei Mazzy Star… ma se ascolterete tutto il disco non mancheranno riferimenti ai Goldfrapp oppure ai Portishead…e ad altro ancora…

6)Saluta i nostri lettori e spiegaci cosa ha di veramente particolare la tua musica…

Adesso potete immaginare perché la mia musica è interessante. La diversità stilistica per me è una risorsa, compongo una musica multiforme e poliedrica con un’unica anima capace di parlare a molte tipologie umane. Dunque a presto! Vi aspetto ai miei live e vi invito a tenermi d’occhio…seguite la mia musa-musica. Un caro saluto a tutti, Nicoletta